FONDO PATRIMONIALE E TUTELA DEL PATRIMONIO ? UNA SOLUZIONE LA FONDAZIONE A MALTA

IL FONDO PATRIMONIALE E’ ANCORA UNO STRUMENTO DI TUTELA DEL PATRIMONIO?

LE RECENTI SENTENZE MOSTRANO L’INUTILITA’ DELL’ISTITUTO.

UNA ALTERNATIVA LA FONDAZIONE MALTESE

E’ ormai certo che il fondo patrimoniale e’ uno strumento inefficace e superato

 

L’istituto del fondo patrimoniale è regolato  dall’art. 167 del Codice Civile italiano e può essere costituito da uno o da entrambi i coniugi con atto pubblico, o da un terzo, anche per testamento ed e’ un vincolo di indisponibilita’ con cui uno dei due coniugi o entrambi(ma anche un terzo)  destinano determinati  beni immobili, mobili registrati nei pubblici registri o titoli di credito , al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

E’ un istituto nel passato ampiamento utilizzato per la  tutela del patrimonio sia mobiliare che immobiliare  intendendo tutta quella serie di strumenti giuridici perfettamente a norma di legge  che consentono di porre in essere in via preventiva una salvaguardia del proprio patrimonio come mezzo di pianificazione e gestione dello stesso.

Esistono infatti strumenti giuridici  per porre al riparo il patrimonio ovvero i beni di famiglia da azioni  da parte dei debitori che sia il fisco o terzi, per distinguere il patrimonio aziendale da quello personale, per pianificare successioni o donazioni ecc.

Dette azioni vanno pianificate e poste in essere  in via preventiva perché è inutile porre in essere questi strumenti quando sono già in corso le richieste dei terzi creditori alla ricerca di vie di fuga illecite che non producono risultati, anzi spesso si rivelano controproducenti.

L’istituto del fondo patrimoniale risulta uno strumento sempre piu’ debole e inutile per la tutela del patrimonio sia in conseguenza delle sentenze che nel tempo ne hanno limitato ampiamente la tutela sia in seguito a modifiche legislative.

I creditori  non possono porre azioni nei confronti dei beni costituiti in fondo patrimoniale, come ad esempio pignorare la casa,  se i debiti sono stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia mentre sono pignorabili se il debito e’ stato contratto da uno dei coniugi per soddisfare i bisogni primari della famiglia.

Nel 2015 una riforma del codice ha pero’ modificato la normativa consentendo sempre la pignorabilita’ del bene costituito in fondo , anche per i debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, quando  il creditore trascrive, nei pubblici registri, il suo pignoramento entro l’anno successivo alla costituzione del fondo stesso.

La tutela del fondo che prima era immediata ora viene postposta di 1 anno durante il quale i beni rimangono in ogni caso attaccabili da ogni creditore.

Non bisogna peraltro dimenticare che per i crediti sorti anteriormente alla costituzione ed annotazione del fondo patrimoniale nell’atto di matrimonio , i creditori possono impugnare l’annotazione ed esperire azione revocatoria entro 5 anni volta a provare che  il debitore ha costituito il fondo stesso con l’intenzione di porre in essere un atto in frode ai creditori. Se si ottiene pertanto sentenza di revoca del fondo il bene e’ liberamente aggredibile dal creditore.

La Corte di Cassazione con la Sentenza n. 11862 del  9/6/2015 ha accolto l’azione revocatoria avanzata da un creditore nei confronti dei coniugi che avevano costituito un  fondo patrimoniale in considerazione del fatto che nel fondo erano stati inseriti tutti i beni della coppia.

La Cassazione con altra sentenza  20376/2015 ha ritenuto revocabile il fondo costituito dai coniugi che sono esponenti e fideiussori di due societa’  in quanto ritenuto volto a proteggere i loro immobili dalle azioni esecutive della banca.  

La costituzione del fondo, benche’ anteriore alla revoca degli affidamenti da parte della banca, ma intervenuta dopo 15 anni di matrimonio e poco prima della dichiarazione di ammissione al concordato di una societa’,  è stato ritenuto un atto gratuito volto ad arrecare un pregiudizio ai creditori e per tale motivo e’ stato possibile esperire vittoriosamente l’azione revocatoria.

La giurisprudenza peraltro sta estendendo in maniera significativa il concetto di bisogni della famiglia facendo rientrare debiti fiscali , con fornitori , fideiussioni per azienda familiare , debiti per attivita’ professionale  rendendo pertanto pignorabili i beni costituiti in fondo da una folta schiera di creditori , anche successivamente al termine dei 5 anni quale termine ultimo per esperire l’azione  revocatoria.

Se in passato la casa costituita nel fondo poteva essere pignorata solo da una ristretta schiera di creditori per i debiti strettamente connessi ai   bisogni familiari oggi invece è aggredibile da un’ampio gruppo di  creditori per debiti collegabili all’attività lavorativa imprenditoriale o professionale di uno dei coniugi .

 

La lettura di queste sentenze pone alla luce tutti i dubbi ed i limiti connessi alla tutela patrimoniale offerta  dal  fondo patrimoniale.
E’ ormai certo che il fondo patrimoniale e’ uno strumento inefficace e superato.

Esistono altri strumenti perfettamente legali che consentono di  tutelare il patrimonio in maniera piu’ efficace.

La Fondazione maltese , ad esempio, è uno strumento legale ed efficace  di tutela patrimoniale che consente di tutelare e segregare i beni personali in un ente diverso e distinto dalla persona fisica che li utilizza.

La fondazione maltese, a differenza del Trust, e’ la diretta proprietaria dei beni ad essa conferiti o comunque acquisiti, che si sposteranno dal patrimonio del fondatore per entrare in quello di una distinta ed autonoma persona giuridica, dotata della sua ben precisa autonomia patrimoniale.

Una Fondazione Privata Maltese , che deve essere costituita per atto pubblico davanti a un Notaio tramite un versamento  iniziale di un minimo di € 1164,69,  è un contratto tra il Fondatore, (colui che è l’originario proprietario dei beni), e il Director (amministratore fiduciario) dei beni conferiti in Fondazione, cioè colui che amministrerà i beni.  Nel contratto sono inserite  precise clausole e istruzioni a cui il  Director dovrà attenersi scrupolosamente.

Una Fondazione può avere delle subcelle, ognuna con completa autonomia patrimoniale ed un proprio regime fiscale e distinti Beneficiari.

I beni, nel rispetto di alcune regole e del contratto, potranno anche essere venduti.

La fondazione fiscalmente sarà trattata come una società o un trust, a secondo dell’opzione esercitata, e pertanto beneficerà dei relativi vantaggi fiscali previsti dalla normativa maltese.

Per approfondire l’argomento potete contattare il Team Legale di Maltaway

Avv. Rossella Gianazza

Tassazione Dividendi e Plusvalenze 2018, rilevanza su società estere

Tassazione Dividendi e Plusvalenze 2018, interessati azionisti Italiani con partecipazioni in società estere, in particolare di interesse per imprenditori con quote qualificate di società a Malta, giurisdizione in full white list compliant alle norme Europeee e OCSE

Come abbiamo spesso ripetuto, la decisione di trasferire il proprio business o i propri assets con un investimento all’estero, non va mai presa mettendo la riduzione del carico fiscale come primario criterio di scelta.

Variabili come la stabilità di un paese, la disponibilità di risorse qualificate e di servizi infrastrutturali di rilievo come logistica e Internet, sistemi regolatori compliant con l’Europa e le norme OCSE, sono determinanti per ogni scelta di lungo periodo insieme ad una strategia di riduzione del rischio paese e bancario rispetto a paesi che hanno queste variabili macroeconomiche a loro sfavore.

Ricordiamo anche il diverso regime applicabile in caso di società residenti o localizzate in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, con segnalazioni automatiche dei movimenti alle autorità fiscali e inclusione integrale alla formazione del reddito imponibile dei relativi proventi, compreso il recente provvedimento della commissione Europea di fine 2017 con una rilevante inclusione in Black list di diversi nuovi Paesi

Leggi qui articolo dedicato

 

In Italia da quest’anno entra in vigore una modifica sulla tassazione di Dividendi e plusvalenze, che va ad essere di rilievo anche per chi possiede delle quote di società estere in qualità di persona fisica, mentre per le partecipazioni possedute da società Europee vale il regime favorevole della Direttiva Europea Madre-Figlia, in toto applicabile anche per Malta, con imponibilità dei proventi in Italia per il 5% del loro ammontare

Infatti, la legge di Bilancio per il 2018 equipara l’applicazione dell’imposizione sostitutiva del 26 per cento alle partecipazioni qualificate detenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di impresa, quindi con una pari imposizione sia per le plusvalenze realizzate nell’ambito del capital gain dalle persone fisiche, sia per i dividendi percepiti dalle stesse, a prescindere dalla tipologia di partecipazione posseduta, qualificata e non qualificata.

Si rammenta che vanno considerate come qualificate le partecipazioni che conferiscono:

  • una percentuale dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria superiore al 20%, ovvero una percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 25% (per le partecipazioni in società non negoziate nei mercati regolamentati)
  • una percentuale dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria superiore al 2%, ovvero una percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% (per le società i cui titoli sono negoziati nei mercati regolamentati).

Il nuovo regime si applicherà alle plusvalenze realizzate a partire dal 1° gennaio 2019 e ai dividendi percepiti dal 1° gennaio 2018

Ricordiamo che fino al 31 dicembre 2017 le partecipazioni non qualificate scontavano l’imposta del 26% mentre quelle qualificate concorrevano al reddito in misura ridotta legata all’aliquota IRES

  • 58,14% per i dividendi formatisi a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016
  • 49,72% per i dividendi formatisi a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e fino all’esercizio in corso al 31.12.2016
  • 40% per i dividendi formatisi fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007

 

IN SINTESI

Per investitori ed imprenditori che per scelte di Governance e di Business operano in modo compliant attraverso strutture societarie fuori dall’Italia ed in alcuni paesi, come Malta, questo nuovo regime rappresenta una semplificazione ed un miglioramento per molti del profilo fiscale,  estendendo l’imposta sostitutiva del 26% alle plusvalenze e ai dividendi nelle condizioni sopra descritte, applicando quindi una ritenuta a titolo d’imposta e come tale tassa in modo definitivo e senza ulteriori obblighi impositivi e dichiarativi, compreso anche le possibilità di compensazione tra “montanti/masse” diverse

Al fine di usufruire dei nostri servizi di advisory per valutare opportunità di business, di governance, protezione patrimoniale ed i necessari vincoli di compliance per imprese di qualunque dimensione, settore e tipologia o nazionalità degli azionisti, potete contattarci al link qui evidenziato

Buona internazionalizzazione a tutti

 

 

edoardo ferrario

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