Malta, in banca o al bancomat prelevi tutto quello che ti appartiene

Qui a Malta la proprietà privata è sacra, compresa quella per il tuo denaro, cash o elettronico.

MALTA:

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La società è inclusiva verso chi ne ha davvero bisogno, ma qui inclusiva non significa affatto includere chi ha comportamenti criminali di qualsiasi natura, che si tratti di cittadini del paese o stranieri

Vi aspettiamo a Malta con

MALTAWAY: INVESTIRE A MALTA NELLE ACQUE TRANQUILLE DI UN PAESE STABILE E SICURO

 

Trasferire a Malta la residenza, la tua vita, i tuoi familiari, il tuo business, il tuo patrimonio, significa migliorare la gestione del tuo rischio

Corporate & Assets Governance, World Class, MALTA, Worldwide


ITALIA:

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In Italia invece ricambiano le regole riguardo ai prelievi dai propri conti correnti, in particolare per quel che riguarda i bancomat. Novità che fanno parte di quel pacchetto di decisioni da parte del Governo Renzi, con la normativa che in questo momento stabilisce che l’uso del contante è di fatto vietato a partire da una cifra che superi i 3000 euro.

E proprio in relazione all’utilizzo eccessivo dei contanti rientra anche l’emendamento approvato nel decreto fiscale che, di fatto, potrebbe cambiare e non poco i movimenti sui conti correnti. Con il nuovo decreto fiscale adesso le nuove regole fissano un limite ai prelievi giornalieri o nell’arco di 30 giorni: mille euro al giorno e 5mila mensili di fatto sono i nuovi limiti fissati. Ma cosa succede se si superano queste soglie?

Chi preleverà una somma che supera i mille euro in un giorno o i cinquemila in un mese rischia seriamente di entrare nel mirino del Fisco e dell’Agenzia delle Entrate. Le norme fiscali in merito, infatti, prevedono che scattino delle sanzioni nel momento in cui chi ha il conto corrente non riesce a giustificare le somme che vi sono depositate.

Le nuove regole riguardano la lotta al nero e all’evasione fiscale e prevedono che commercianti, imprenditori, ma anche risparmiatori effettuino i pagamenti utilizzando metodi rintracciabili, quindi assegni, carte di credito, bancomat o bonifici, limitando al massimo l’utilizzo di contanti. Nel caso di prelievi troppo frequenti e sostanziali, infatti, se i titolari del conto corrente non riusciranno a giustificare le somme depositate potranno essere pesantemente sanzionati, anche con la tassazione del reddito. Nel caso, dunque, di spese e prelievi è consigliabile conservare la relativa documentazione, cioè possibili fatture, scontrini o ricevute da usare per l’eventuale contestazione del Fisco.

https://it.finance.yahoo.com/notizie/bancomat-novita-in-arrivo-per-chi-preleva-122834256.html


Oltre 1000 o 5000 euro scatta la presunzione di compensi per i prelievi non giustificati.

Dal 16 Nov 2016, chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrebbe essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate. Viene infatti fissato un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di “nero” qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario. È questo l’emendamento più allarmante appena approvato al decreto fiscale e che rischia di costituire un vero e proprio spauracchio per contribuenti e risparmiatori. Difatti, benché la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti stabilisce che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da 3.000 euro, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul conto corrente (per i quali non vi è alcun tetto), la nuova norma vorrebbe imporre ai correntisti un vincolo particolarmente forte, almeno per quanto riguarda gli imprenditori. Ma procediamo con ordine.

Soldi sul conto corrente: cosa ne puoi fare?

Se è vero che nel conto corrente ci sono soldi tuoi e, in linea teorica, dovresti essere libero di farne quello che vuoi, ivi compreso prelevarli nella misura e nei tempi che preferisci, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li salva da questo regime [1]), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate al fisco, quest’ultimo (o meglio, l’Agenzia delle Entrate) può presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in nero. Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti. La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non ha salvato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente (di norma ritenuto sempre al riparo dai sospetti dell’Agenzia delle Entrate). La giurisprudenza, infatti, ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Sicché è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell’impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento.

Si tratta, ovviamente, solo di una «presunzione» contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non sempre facile da raggiungere atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari. Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le pezze giustificative dell’impiego di consistenti somme di denaro.

La nuova norma

La nuova norma vuole imporre un limite numerico per le presunzioni sui prelievi degli imprenditori e imprese: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro. Viene così integralmente riscritta la norma [2] in base alla quale i prelievi possono costituire “compensi”. Il legislatore interviene affermando come la norma in questione potrà operare al ricorrere di un requisito «numerico»: la presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di «franchigia» entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l’eccedenza rispetto alle stesse.

La presunzione legale continuerà, quindi, ad operare soltanto per le somme che superano tali importi, in relazione alle quali si ritiene resti possibile fornire la prova contraria dimostrando «la loro coerenza con il tenore di vita rapportato al volume d’affari dichiarato».

 

[1] C. Cost. sent. n. 228/2014.

[2] Art. 32, comma 1, n. 2) del dpr 600/73.

Soldi in ITALIA davvero a rischio

Soldi in ITALIA davvero a rischio a fronte di una crisi bancaria sistemica

Mancano evidentemente nel conteggio i valori relativi alle partecipazioni azionarie nel sistema bancario e quelle considerate protette dal fondo rischi sino a 100.000€ che sappiamo bene NON avere risorse sufficienti in caso di crisi sistemica quale quella che tutti vediamo

Quindi 427 Miliardi (barre blu) + 494 Miliardi (barra rossa) teoricamente coperti dal FITD (con le casse vuote) …tanti o pochi, basta che NON siano i vostri !!!

Pensiero e azione, vi aspettiamo www.maltaway.com

Corporate & Assets Governance, World Class, MALTA, Worldwide

Noi crediamo che molti cerchino quello che noi abbiamo trovato, e che vogliamo condividere, serve solo iniziare a pensare e ad agire differentemente…e il nostro contributo

MALTAway, your way to enter the MALTA world

MALTAway è un portale che nasce con una visione olistica di servizi integrati di Corporate Services, Tax & Legal, Management Consulting, Governance, Investment, Business Advisory, Relocation, rivolti al mondo Corporations, Business, Finance, HNWIs 

MALTA è la nuova Svizzera e il meglio del Nord Europa in mezzo al Mediterraneo, il posto migliore per il successo, lo sviluppo e la protezione di una Corporation, del suo Business, dei suoi Assets

Da Truenumbers

Bail-in

Gli strumenti finanziari nei quali gli italiani hanno investito, sono sicuri? Ecco i numeri

D’ora in poi (e più di 10mila italiani se ne sono accorti) se una banca fallisce, a pagare i suoi debiti saranno i risparmiatori che hanno puntato su quella banca. Non tutti, però.

Quanto rischi

Il grafico mostra la quantità di risparmio degli italiani teoricamente assoggettabile alle regole del cosiddetto “bail-in”. Il totale dei soldi “a rischio” è pari a 921 miliardi di euro. Significa che se tutte le banche italiane fallissero contemporaneamente, la quota di risparmio che  verrebbe svalutata o convertita in capitale dell’istituto sarebbe quella: 921 miliardi.

Evidentemente si tratta di un’ipotesi puramente teorica, tanto è vero che la maggior parte dei fondi liquidi che gli italiani hanno impiegato in un qualche strumento finanziario bancario non sono assoggettabili alle regole europee di salvataggio bancario (Bank Recovery and Resolution Directive, Brrd meglio noto come, appunto, bail-in). I soldi che possono dormire sonni tranquilli sono quei 494 miliardi di euro che, alla fine del dicembre 2015, erano depositati in conti correnti che non raggiungevano la fatidica soglia dei 100.000 euro oltre la quale scatta proprio la possibilità che quei fondi vengano usati per salvare la banca dal fallimento. Sono teoricamente a rischio anche strumenti come il conto deposito, sempre per la quota eccedente i 100mila euro, mentre sono al sicuro i circa 100 milioni di euro investiti in obbligazioni senior garantite.

Chi dorme tranquillo

Quelli che, invece, rischiano sono i 225 miliardi di euro che sono depositati in conti correnti superiori ai 100mila euro, i 173 miliardi investiti in obbligazioni non garantite e i 29 miliardi investiti in obbligazioni subordinate, dello stesso tipo, cioè, di quelle che sono state comprate dai risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, Chieti e Ferrara e che hanno rischiato seriamente non non rivedere mai più per interno. Poi è intervenuta la decisione del governo Renzi di concedere a quasi tutti un parziale indennizzo.

Secondo le regole del bail in i primi a vedersi svalutare o, anche, azzerare, il capitale sarebbero gli azionisti della banca in crisi. Se non bastasse a risollevare l’istituto verrebbero subito dopo colpiti i risparmiatori in possesso di obbligazioni subordinate. In terzo luogo verrebbero colpite le obbligazioni senior non garantite e i depositi per la quota eccedente i 100.000 euro perché fino a 100.000 i depositi sono garantiti da un apposito fondo chiamato Fitd. I depositi superiori a 100.000 euro detenuti da famiglie e piccole imprese sarebbero gli ultimi assoggettabili a bail-in.

MALTA, lascia il bail IN alle banche Italiane e acquista una seconda casa al mare come investimento

MALTA, lascia il bail IN alle banche Italiane e acquista una seconda casa al mare come investimento

Ecco cosa dice l’ufficio studi di Tecnocasa….

La casa al mare continua ad essere percepita come luogo del cuore e rifugio per il weekend, ma viene sempre più sentita anche e soprattutto come un’opportunità di investire in un settore sicuro, grazie alla possibilità, sempre più sfruttata da molti, di affittarla poi ai turisti per brevi o lunghi periodi quando non la si utilizza.  Con l’avvento di portali web e Agenzia specializzate è ormai facile e sicuro infatti metterla in affitto per mesi o settimane con formule semplici e immediate, che trasformano la seconda casa in un bene in cui investire i propri risparmi.

Nel 2016 poi, un’ulteriore spinta al mercato immobiliare l’ha data la sempre più diffusa sfiducia nei confronti degli istituti di credito e il famoso Bail in. Il Consiglio dei Ministri ha infatti recepito a fine 2015 la direttiva europea BRRD, che introduce in tutti i paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche:  il salvataggio interno può toccare anche il denaro sui depositi con somme superiori ai 100.000€. Tramite il bail in si svalutano azioni e crediti e li si converte in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà. Per questo gli italiani stanno cominciando a pensare che i classici investimenti sul mattone rappresentano un modo per impegnare il proprio capitale in un bene che, passi per le crisi momentanee, è sempre molto ricercato sul mercato.

DOVE COMPRARE?

L’acquisto di una seconda casa al mare è spesso fonte di dubbio per l’acquirente, portata a pensare che non la si può sfruttare tutto l’anno. Niente di più sbagliato! Se la scelta della località dove comprare è fatta con un certo criterio, prediligendo quei posti dove è possibile goderne anche nei mesi più freddi, l’investimento è assicurato. Le opzioni a quel punto non mancano.  Vale la pena puntare su zone ad altissimo afflusso turistico vicine a importanti luoghi di interesse culturale raggiungibili sia in treno che coi mezzi in un batter d’occhio, così da poter approfittare della casa al mare in ogni stagione.

Riteniamo utile condividere con i lettori queste 10 considerazioni:

  1. Il conto corrente é un contratto di prestito alla banca, i soldi non sono piú vostri
  2. Il limite al bail in dei conti correnti sino a €100.000 é una bufala, il fondo di garanzia é giá vuoto ora (lo dichiara un alto funzionario Italiano)
  3. Il mercato obbligazionario é una mega bolla, per avere un ritorno il rischio default controparte e rischio prezzo del titolo sono diventati altissimi
  4. Malta é in Europa, con la stessa moneta, sistemi bancari SEPA, prelevare, fare un bonifico da e per Malta , é la stessa identica cosa di un movimento fatto tra Milano e Genova
  5. Non seguite il gregge, non mettete liquidità e asset in paesi a rischio (Portogallo, Italia, Francia, Spagna, Grecia…) che nel migliore dei casi non faranno altro che tassare il vostro patrimonio per risanare le loro finanze
  6. Malta ha flussi turistici in crescita a doppia cifra a differenza di quello che accade negli altri paesi mediterranei
  7. Il clima a Malta é davvero molto mite, le case non hanno riscaldamento, Malta offre mare, storia, architettura, campagna, divertimento, quindi la stagione turistica non é Luglio e Agosto come in molte localitá Italiane, ma dura 12 mesi all’anno
  8. A Malta nessuna tassa sulla casa, neppure la tassa rifiuti
  9. Puoi affittare la tua casa quando non la usi con agenzie specializzate e con AIRBNB
  10. Malta é collegata con 15 cittá italiane, tutti i giorni, da Milano 4 compagnie aeree e al massimo 100 minuti di volo, al prezzo di una pizza e meno dell’autostrada Milano-Genova, Malta ha collegamenti giornalieri con tutte le capitali e principali cittá europee

10 e lode MALTAway vi assiste in tutto, legale, fiscale, scelta location ecc… con pacchetti tutto incluso chiavi in mano

Ed eccovi alcune risposte ideali per capire, comprese queste condivisibili premesse, perché investire in una CasaMalta, noi vi assistiamo in tutto con un pacchetto che al massimo é il 2% del vostro investimento

Italia in 6 mesi boom di acquisti di case all’estero, MALTA è il vostro Nord Europa in mezzo al Meditterraneo

Non fatevi influenzare dai giornali e non seguite il gregge, non mettete liquidità e asset in paesi a rischio che nel migliore dei casi non faranno altro che tassare il vostro patrimonio per risanare le loro finanze

Scappate da questi paesi del Mediterraneo essenzialmente falliti, investite nella vostra casa a Malta, a zero tasse in un paese competitivo e sano dal punto di vista economico, finanziario, sociale e morale….il vostro Nord Europa in mezzo al Mediterraneo 

Perché, Come e dove investire in un immobile a Malta

In Europa stiamo assistendo ad una situazione di debolezza dei prezzi delle case nel Sud tra la Spagna, Francia e Italia con un mercato che ha un’offerta elevata ma una domanda in costante calo, al contrario nelle capitali Nord Europee e in particolare a Londra  vi sono mercati surriscaldati e prezzi alle stelle

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Malta  spesso non e’ neppure considerata dalle classifiche internazionali perché piccola e lontana dai titoli di giornali ma invece è nota agli investitori piu’ smart .

Malta è parte dell’Europa, ha una economia in espansione, un mercato immobiliare in forte crescita , un sistema fiscale vantaggioso che continua ad attirare capitali e investitori, un costo della vita  basso , un ottimo livello scolastico e sanitario, un livello di sicurezza elevato ed una qualità della vita molto alta e non da ultimo  un clima favorevole.

Malta è una nazione e un mercato piccolo, per il momento ancora lontana dalla mente e immaginazione delle folle, con prezzi medi degli immobili relativamente ancora convenienti rispetto agli altri mercati.

Ma perchè conviene investire in un immobile a Malta?

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Perchè è un rendimento sicuro in quanto la domanda di case in affitto è esplosiva e non ci si deve meravigliare se qui un immobile viene affittato dopo 24-48 da quando viene immesso sul mercato, grazie a diversi fattori:

  • l’economia maltese in costante crescita
  • l’afflusso di capitali esteri per grandi progetti di investimento e infrastrutture
  • la crescente domanda da parte del mercato estero, sia individui sia imprese, nella ricerca di immobili residenziali e commerciali per vivere, lavorare, fare business, investire
  • la costante crescita dei flussi turistici
  • l’afflusso di studenti per i  corsi di inglese o universitari
  • una costante crescita della domanda da parte del mercato locale Maltese, dovuta al miglioramento del potere di acquisto e alla chiara scelta di destinare le proprie risorse all’investimento immobiliare.

Investire a Malta in un immobile vuol dire :

  • avere bassi costi di gestione (le spese condominiali sono sempre contenute)
  • non avere nel corso degli anni tasse sulla proprietà o comunali come la tassa rifiuti ed altro,

e per contro

  • avere costanti  flussi di cassa.

Le aree di maggior interesse per gli investitori esperti risultano essere sicuramente Sliema e St Julians, ma molti stanno rivolgendo la loro attenzione anche in altre zone dell’isola sia piu’ a nord o sud .

Località come Swatar, Naxxar, Balzan, St Pauls Bay e Mellieha hanno registrato un interesse da parte degli investitori ed una crescita della domanda degli affitti.

Inizia a rivestire un certo interesse il sud dell’isola con Marsascala oppure le splendide Tre Città o le zone piu’ vicine a Smart City dove si stanno concentrando gli uffici di alcune aziende anche multinazionali.

Ad esempio investire in un immobile a Sliema , un appartamento moderno, vicino al mare con 3 camere vuol dire spendere circa 300.000 euro ma vuol dire assicurarsi un ritorno di investimento annuo a partire dal 7% e destinato a salire con gli affitti short term.

Comprare un appartamento a Gzira o St Pauls Bay con una spesa intorno ai 200.000 euro assicura un rendimento annuo minimo del 5% oppure a San Gwann con un investimento di 130.000 per un appartamento con 2 camere si puo’ avere un rendimento anche superiore al 5%.

A Marsascala con un investimento tra 150 e 180.000 si puo’ avere un rendimento del 4%.

Ecco alcuni dati per fare una scelta ragionata e consapevole per investire il proprio patrimonio: un investimento immobiliare a Malta vuol dire assicurarsi un alto rendimento.

Contatta MALTAway e fai il passo intelligente per sfruttare l’Europa

ITALIA, la doccia fredda sul fondo di Garanzia depositi

ITALIA, la doccia fredda sul fondo di Garanzia depositi

Per molti una vera doccia fredda, per alcuni solo un quotidiano percolare a temperatura ambiente….

gelo doccia maltaway

Cari amici Italiani, i vostri assets in Italia sono esposti a rischi più per il solo motivo di essere in Italia e presso il sistema bancario italiano (fiduciarie e polizze comprese), quindi esposti a 2 malati gravi di questo nostro amato sistema….bail in sia con voi…senza garanzie

Se vi interessa trasferire e relocare i vostri assets, voi stessi, la vostra famiglia e il vostro business, noi di MALTAway vi offriamo competenze e practices di un team preparato per consigliare ed agire…MALTAway is your way for Corporate and Assets Governance

Banche salvate, indennizzi da Fondo depositi, ha casse vuote

ROMA (Reuters) – Il decreto recente per gli indennizzi “attinge alle disponibilità del fondo interbancario di tutela dei depositi”, che anche per questo ora ha le casse vuote.

Lo ha detto il presidente del Fondo Salvatore Maccarone.

Il riferimento è al decreto che venerdì ha stabilito un meccanismo di ristoro forfettario per gli obbligazionisti colpiti dalla risoluzione delle quattro banche dello scorso novembre.

Il governo ha detto che le risorse sarebbero arrivate dalle banche e che non c’era un limite all’intervento.

“Le casse sono vuote e contribuiscono a renderle tali questi provvedimenti di ristoro degli obligazionisti delle quattro banche”, ha aggiunto Maccarone, che ha reiterato le sue critiche all’interpretazione della Commissione europea che ha inibito un intervento del Fondo per le quattro banche che avrebbe evitato la risoluzione.

Dallo scorso anno le contribuzioni obbligatorie delle banche al Fondo di garanzia dei depositi sono ex-ante e devono raggiungere la consistenza dello 0,8% dei depositi protetti entro il 2024.

“Le banche hanno iniziato a versare dal secondo semestre 2015, poco più di 250 milioni, e la contribuzione annuale sarà di circa 500 milioni”, ha spiegato Maccarone.

“Quest’anno potrà essere di più perché se vengono usati poi vanno reintegrati”, ha aggiunto.

A chi gli chiedeva se poi questo sistema di utilizzare il Fondo per gli indennizzi non rischi di incappare nelle obiezioni dell’Antitrust Ue, ha risposto: “Chiedete al legislatore. È stato costruito come meccanismo di risarcimento per misselling”.

Maccarone ha detto di non poter fare stime su quanto verrà richiesto al Fondo per questa finalità, limitandosi a ricordare che l’outstanding dei bond subordinati venduti al retail era di circa 320 milioni di euro.

“Sul piano prospettico la situazione non è certamente incoraggiante. Oggi questa interpretazione della Commissione (sull’utilizzo dei fondi di garanzia dei depositi) corre il rischio di diventare norma”.

Ora con il bail-in in vigore, Maccarone ha detto che c’è la prospettiva concreta che la crisi di una banca si risolva con la sua liquidazione.

“Non credo che il nostro sistema economico e civile sia pronto… Nel caso di una banca in liquidazione non verrebbero pagati i depositanti”, ha spiegato.

Il fondo sarà alimentato con contribuzioni ex-ante ma non può lavorare, come in passato, per prevenire una crisi bancaria.

“Stiamo studiando la possibilità di irrobustire il meccanismo volontario per rendere possibili interventi preventivi”.

“Ora nel fondo volontario ci sono 300 milioni, sono pochi, non ci si fa granché”, ha detto.

La ragione di creare anche un fondo volontario, ha spiegato il presidente del Fondo di garanzia, è che “oggi non si può ripetere lo schema delle quattro banche. Se la banca è ‘likely to fail’ e non si trova una soluzione rapidamente, la strada è o la risoluzione o la liquidazione coatta. E non voglio pensare a una soluzione che colpisca i depositanti”.

 

Economia greca vicino al collasso totale

In grecia nessun problema….tutto liscio….si come no …. proprio come l’ elettrocardiogramma di un cadavere….PIGS e Italici fate tesoro delle esperienze altrui….nel domino siamo in seconda posizione

Pensa a proteggere te, la tua famiglia, il tuo lavoro , i tuoi asset, contatta maltaway, il tuo nord europa in mezzo al mediterraneo

Greek Economy Faces Total Collapse As Doctors Flee, Retail Sales Plunge 70%

Back in May we outlined the cost to the Greek economy of each day without a deal between Athens and creditors.

At the time, a report from the Hellenic Confederation of Commerce and Enterprises showed that 60 businesses closed and 613 jobs were lost for each business day that the crisis persisted without a resolution.

Since then, things have deteriorated further and indeed, with the imposition of capital controls, businesses found that supplier credit was difficult to come by, leading to the very real possibility that Greece would soon face a shortage of imported goods, something many Greeks clearly anticipated in the wake of the referendum call as evidenced by the lines at gas stations and empty shelves at grocery stores.

As a reminder, here’s what WSJ said earlier this month:

Wholesalers can’t pay for supplies. Importers’ foreign counterparts won’t trade. 

 

Greece’s cash crunch hit small merchants first. They are less able to get credit from their suppliers, especially those dealing in perishable products that are continually imported. Christos Georgiopoulos owns a gourmet supermarket in Plaka, a picturesque Athens neighborhood frequented by tourists. He sells Champagne and Russian crab legs. 

 

Nobody is buying. “I haven’t had a single customer in two days,” he said Wednesday. He is shutting down his shop and says he doesn’t know when he will reopen. He gave some crab legs to his workers and is taking some home. “I haven’t paid my staff and don’t know if and when I will,” he added.

And then there was this rather disconcerting commentary from AFP:

Greece’s dive into financial uncertainty is forcing struggling businesses to take unusual steps to survive, including hoarding euros in cash.

 

Businesses which import their raw materials have been the hardest hit, says Vassilis Korkidis, head of the National Confederation of Hellenic Commerce (ESEE).

 

As unease spreads, getting ones hands on cash has become a sort of national sport, with businesses from restaurants to car mechanics telling customers paying by card is no longer an option.

The inevitable result of the above is that banks’ already stratospheric NPLs are set to rise further meaning that with each passing day, the banking sector’s recapitalization needs grow as the economy sinks further into depression.

Perhaps now that the “Quadriga” (the new moniker for Athens’ creditors which was ostensibly adopted to reflect the fact that there are now four institutions involved rather than three but which incidentally conjures images of the triumphant statue atop the Brandenburg Gate in Berlin) has touched down in Athens, creditors’ “technical teams” will get a good hard look at what happens when you force deep fiscal retrenchment on a country whose economy is collapsing and then rub salt in the wound by cutting off liquidity and enforcing capital controls.

Here’s some color on just how dire the economic situation has become, via Kathimerini:

Turnover in retail commerce is posting an annual drop that in some cases amounts to 70 percent even though the market is in a sales period. Capital controls have prevented Greek consumers from shopping, while even foreign tourists appear reserved due to the increased uncertainty on developments in Greece.

 

An extraordinary meeting of the board of the Hellenic Confederation of Commerce and Entrepreneurship (ESEE) on Monday heard data from representatives of local associations that pointed to an annual drop of between 40 and 70 percent since the capital controls were imposed.

 

In Athens, the decline came to 40 percent, while in markets outside the city center it was even greater. Thessaloniki and Piraeus reported a 60 percent fall and Trikala, in central Greece, a 60-70 percent shrinking. Even tourism hotspots such as Rhodes had a 50 percent decline in turnover.

 


And a bit more from Greek Reporter:

The Athens Medical Association (ISA) warned about major shortages in medical staff over the next years, since an increasing number of Greek doctors, especially those working in highly specialized fields, and nurses are looking for jobs abroad and leaving the country.

 

According to the association’s figures, more than 7,500 doctors have migrated to other countries since 2010. It was reported that in the first six months of 2015, ISA issued 790 certificates of competence, an official document required for medical sector employees who wish to work abroad. However, the report also noted that up until 2009, on average, 550 doctor were taking jobs abroad each year.

 

“One of the biggest losses in the crisis has been that of great minds,” ISA chief Giorgos Patoulis stated to Greek newspaper Kathimerini. “In a short time, the national healthcare system will have an aged personnel and will be unable to staff services.”

 

Furthermore, the data showed that a total of 8,000 unemployed Greeks have been forced to look for job opportunities abroad. The Greek Nurses Union announced that it issued 349 certificates just last year, 357 in 2012 and 74 certificates in 2010.

And don’t expect this situation to improve any time soon because despite the passage of two sets of prior bailout measures, still more austerity will need to be pushed through the Greek parliament if Athens hopes to activate bailout funds by August 20, in time to make a €3.2 billion payment to the ECB. Here’s Reuters:

“More reforms are expected from the Greek authorities to allow for a swift disbursement under the ESM. This is also what is being discussed right now,” [and EU Commission spokesperson] said.

 

The banks have reopened after the ECB increased emergency funding but capital controls remain in place. Doubts persist about whether a severely weakened Greek economy can support another programme after a six-year slump that has cut output by a quarter and sent unemployment over 25 percent.

 

Among politically sensitive measures held back from the initial package were curbs on early retirement and changes in the taxation of farmers to close loopholes that are highly costly for the Greek state. A source close to the talks said these reforms were expected to be enacted by mid-August.

 

However, touching pensions is sensitive with Tsipras’s left-wing Syriza party, which has already suffered a substantial revolt over the Brussels agreement, and the main opposition New Democracy party opposes ending tax breaks for farmers.

In other words, Tsipras is about to go back to parliament and attempt to pass a third set of prior actions that will further imperil Greeks’ ability to spend, and he must do so quickly because if creditors aren’t satisfied with the progress by August 18, then paying the ECB won’t be possible and then it’s either tap the remainder of the funds in the EFSM (which would require still more discussions with the UK and other decidedly unwilling non-euro states) or risk losing ELA which would trigger the complete collapse of not only the economy but the banking sector and then, in short order, the government.

And through it all, Tsipras is attempting to beat back a Syriza rebellion (which will only be exacerbated by the upcoming vote on the third set of measures) while convincing the opposition that he’s not secretly backing the very same Syriza rebels in their attempts to forcibly take the country back to the drachma.

The only real question at this point is whether Greece can possibly navigate the next several months without descending into outright chaos, politically, economically, and socially.

http://www.zerohedge.com/news/2015-07-28/greek-economy-faces-total-collapse-doctors-flee-retail-sales-plunge-70

 

Greek Capital Controls To Remain For Months As Germany Pushes For Bail-In Of Large Greek Depositors….Italian debt is exploding what’s about the Italian Depositors?

Greek Capital Controls To Remain For Months As Germany Pushes For Bail-In Of Large Greek Depositors….Italian debt is exploding what’s about the Italian Depositors? (in Italy bail in scheme has been already approved)

Two weeks ago we explained why Greek banks, which Greece no longer has any direct control over having handed over the keys to their operations to the ECB as part of Bailout #3’s terms, are a “strong sell” at any price: due to the collapse of the local economy as a result of the velocity of money plunging to zero thanks to capital controls which just had their 1 month anniversary, bank Non-Performing Loans, already at €100 billion (out of a total of €210 billion in loans), are rising at a pace as high as €1 billion per day (this was confirmed when the IMF boosted Greece’s liquidity needs by €25 billion in just two weeks), are rising at a pace unseen at any time in modern history.

Which means that any substantial attempt to bailout Greek banks would require a massive, new capital injection to restore confidence; however as we reported, a recapitalization of the Greek banks will hit at least shareholders and certain bondholders under a new set of European regulations—the Bank Recovery and Resolution Directive—enacted at the beginning of the year. And since Greek banks are woefully undercapitalized and there is already a danger of depositor bail-ins, all securities that are below the depositor claim in the cap structure will have to be impaired, as in wiped out.

Now, Europe and the ECB are both well aware just how insolvent Greek banks are, and realize that a new recap would need as little as €25 billion and as much as €50 billion to be credible (an amount that would immediately wipe out all existing stakeholders), and would also result in a dramatic push back from local taxpayers. This explains why Europe is no rush to recapitalize Greece – doing so would reveal just how massive the funding hole is.

However, with every passing day that Greece maintains its capital controls, the already dire funding situations is getting even worse, as Greek bank NPLs are rising with every day in which there is no normal flow of credit within the economy.

This has led to a massive bank funding catch-22: the longer capital controls persist, the less confidence in local banks there is, the longer the bank run (capped by the ECB’s weekly ELA allotment), the greater the ultimate bail out cost, and the greater the haircut of not only equity and debt stakeholders but also depositors.

To be sure, we have explained this dynamic consistently over the past several months. Now it is Reuters’ turn, which reports this morning that, far from an imminent end to capital controls, Greeks will be unable to access their full funds for months, if not years:

Greek banks are set to keep broad cash controls in place for months, until fresh money arrives from Europe and with it a sweeping restructuring, officials believe.

But as explained previously, new money will only arrive if and when the same banks suffer a confidence crushing stakeholder and/or a depositor bail in:

Rehabilitating the country’s banks poses a difficult question. Should the euro zone take a stake in the lenders, first requiring bondholders and even big depositors to shoulder a loss, or should the bill for fixing the banks instead be added to Greece’s debt mountain?

And here is Reuters’ realization of how our readers have known for months is a huge feedback loop dynamic:

Answering this could hold up agreement on a third bailout deal for Greece that negotiators want to conclude within weeks. The longer it takes, the more critical the banks’ condition becomes as a 420 euro ($460) weekly limit on cash withdrawals chokes the economy and borrowers’ ability to repay loans.

 

The banks are in deep freeze but the economy is getting weaker,” said one official, pointing to a steady rise in loans that are not being repaid.

Also last week Fitch calculated a Greek NPL number which we first suggested was accurate to much disagreement by the mainstream: it is now accepeted that more than half of all Greek loans are likely to be non-performing.

Fitch noted that the total amount proposed of 25 billion euros for the Greek bank recap is sufficient unless deferred tax assets stop being considered as core capital. According to Fitch, 45 percent of the four systemic lenders’ core capital consists of deferred tax assets. The agency estimated the capital requirements at 11.2 billion euros on the condition thatnonperforming loans amount to 52 percent of loan portfolios, while the adverse scenario seeing bad loans at 60 percent would entail capital needs of 15.9 billion euros.

A 60% NPLs on €210 billion in loans would mean that up to 30% of Greek deposits of about €120 billion currently would be wiped out, or “bailed-in.”

And that is the optimistic scenario. The likelihood is that the Greek economy has collapsed to a level where nobody is paying their loan interest or maturity. As such as an even greater NPL percentage is now quite probable. But one thing is certain: with every passing day in which Greece does not have a viable resolution of its banks, the NPLs will keep rising, and the ultimate deposit haircut will be that much greater.

As a result Germany is already demaning a bail-in of large depositors, those holding over the “insured” threshold of €100,000 with Greek banks, in a repeat of the Cyprus depositor bail-in template.

“We want, if possible, an initial amount to be ready for the first needs of the banks,” said one official at the Greek finance ministry, who spoke on condition of anonymity. “That should be about 10 billion euros.”

 

Others, including Germany, however, are lukewarm and could push for losses for large depositors with more than 100,000 euros on their accounts, or bondholders.

The amount of large depositors in Greece is about €20 billion according to Reuters calculations (far greater than the €3 billion in bonds issues which will certainly be wiped out in any major recap), which suggests that if a bail-in takes place, then some depositors with savings of less than €100,000 will also have to be impaired.

Furthermore, as we also explained a month ago, unlike in Cyprus where the biggest depositors were Russian billionaire oligarchs, who had zero leverage and even less sympathy with Europe’s depositors, in Greece the situation could not be more different especially since the local shipping magnates keep the bulk of their cash overseas:

Imposing a loss, something the Greek government has repeatedly denied any planning for, would be controversial, not least because much of this money is held by small Greek companies rather than wealthy individuals.

 

“This is not like Cyprus where you can say these are just Russian oligarchs,” said an insolvency lawyer familiar with Greece. “It’s the very community everyone is hoping will resuscitate Greece, namely the corporates. You’ll end up depriving them of their cash.”

None of this should be a surprise either: recall in June 2013 we explained that “Europe Make Cyprus “Bail-In” Regime Continental Template.” But while the French member of the ECB, Christian Noyer, is against depositor bail-ins, Germany is all for it:

The tone in Berlin is different, where some advocate not only that bank creditors foot the bill but also that the ESM steer clear of any direct stake, lumbering Athens with the banks’ clean-up.

 

“The recapitalization will have to be done by the Greek government so that means more money in the third program,” said Marcel Fratzscher, president of the Berlin-based German Institute for Economic Research. “It’s a loan they have to repay but there is no risk-sharing on the European side. They will have to bail in the private creditors. I can’t see how this could not happen.”

The most likely outcome for the Greek banks is a wholesale bailout by the ESM. That, however, comes with major strings attached:

One option, according to euro zone officials, is the direct recapitalization of Greece’s banks by the euro zone’s rescue fund, the European Stability Mechanism (ESM).

 

This could grant the Luxembourg-based authority a direct stake in the banks and greater control over their future.

 

That, however, would take Greece closer to the Cyprus model. Any such direct ESM aid requires that losses first be imposed on some of the banks’ bondholders and even large depositors.

So Greece is damned if it does, and damned if it doesn’t.

And here is why we made such a big deal of Greece handing over controls of its banks to the ECB as we reported in mid July:

To avoid such orders, Athens is battling to keep autonomy in deciding the fate of its banks. Ceding further control could cost it dearly. Bondholders are nervous.

Alas, Greece already ceded control, remember: that was one of the main conditions for the Third Greek bailout, all of which we explained on July 13 in “Greece Just Lost Control Of Its Banks, And Why Deposit Haircuts Are Imminent.”

At this point the only leverage Greece may have, having squandered all of its true leverage when it decided not to pursue a “parallel-currency” system after the Referendum, is mere empathy with the rest of Europe’s population; however with its ruling socialists backtracking on all their promises and in fact pushing Greece into an austerity program harsher than anything seen yet, not even the leftist parties in Europe care any more if Tsipras’ government survives.

Indeed, Reuters summarizes the situation quite well when it says that “with its economy starved of cash and the threat of its departure from the euro zone hanging over talks, Athens’ room for maneuver is limited. One euro zone official summarized the mood: “Whatever sympathy there was for Greece has evaporated.

Which is indeed the truth, and this time, Greece only has itself to blame.

http://www.zerohedge.com/news/2015-07-26/greek-capital-controls-remain-months-germany-pushes-bail-large-greek-depositors

I prestiti alla Grecia sono subito tornati alle banche tedesche e francesi e non sono arrivati al popolo?A conti fatti, non è andata proprio così.

I prestiti alla Grecia sono subito tornati alle banche tedesche e francesi e non sono arrivati al popolo?A conti fatti, non è andata proprio così.

Santi in Europa pochi, in Grecia ancora meno

Interessante caso per i cittadini Italiani per comprendere cosa è accaduto e cosa potrebbe accadere per il bel paese

dav 1.3

 

Se ai cittadini ellenici è arrivato poco, le responsabilità sono anche di chi li ha governati. Rimane che negli ultimi cinque anni il peso dei singoli creditori nei confronti di Atene è molto cambiato. La Francia si è quasi defilata. Italia e Spagna, invece, in prima fila con la Germania per esposizione.

Tsipras sostiene che le risorse del primo salvataggio sono andate alle banche di Francia e Germania. Ma i numeri raccontano una storia diversa. Tra 2010 e 2013 banche e governo greci hanno ricevuto un flusso positivo di risorse dall’estero. Un accordo con i creditori l’avrebbe fatto continuare.

Un regalo alle banche straniere?

Nel suo appello al Parlamento europeo, il premier greco Alexis Tsipras ha detto: “I vostri soldi sono serviti a salvare le banche, non sono mai arrivati al popolo”. È la stessa tesi di un nutrito gruppo di autorevoli economisti, tra cui Joseph Stiglitz e Luigi Zingales, e di esponenti politici italiani. Nella sostanza, il bail-out del maggio 2010 non avrebbe fatto altro che riempire le casse delle banche tedesche e francesi e i greci sarebbero stati costretti a girare i 110 miliardi ricevuti dalla Troika ai creditori privati sotto forma di interessi e principale. Su quale evidenza si basa questa tesi?
La prima domanda è se sia vero che il bail-out sia stato un grande regalo alle banche francesi e tedesche. Il taglio del debito pari a circa il 50 per cento, deciso nel 2012, le avrebbe colpite solo dopo che hanno potuto ridurre drasticamente la loro esposizione verso i titoli greci. Utilizzando i dati della Bank of International Settlements (Bis), è possibile ricostruire i crediti del sistema finanziario tedesco e francese (a esclusione delle assicurazioni) nei confronti del governo e del settore privato greci (si vedano anche Leonid Bershidsky, Silvia Merler e Francesco Daveri).
Alla fine del 2009, il debito pubblico greco collocato presso investitori esteri era pari a 68 miliardi di euro. Alla fine del 2011, quindi dopo il primo bail-out, la cifra si era ridotta a 30 miliardi. Dunque, circa il 35 per cento dei complessivi 110 miliardi del primo bail-out è stato utilizzato per ripagare i creditori esteri. E il rimanente 65 per cento? Circa 15 miliardi sono finiti nelle casse delle banche greche e i restanti 57, poco meno del 30 per cento del Pil, in quelle del governo greco.
I dati Bis riportano anche l’esposizione complessiva delle banche tedesche e francesi – e delle loro controllate greche – nei confronti della Grecia. Se applichiamo alle banche tedesche e francesi la stessa proporzione tra crediti verso il governo e i privati che vale per il totale dei creditori esteri, si arriva a una esposizione, nei confronti del debito pubblico di Atene, rispettivamente di 16 e 25 miliardi. Quindi, è lecito ipotizzare che nelle casse delle banche tedesche e francesi siano finiti, rispettivamente, 9 e 14 miliardi del piano di salvataggio, ovvero, rispettivamente, solo 0,8 e 1,2 per cento del totale dei loro crediti esteri. Questi numeri sarebbero leggermente più grandi se prendessimo in considerazione anche la variazione dei crediti di investitori esteri nei confronti dei privati greci, come banche e imprese. Per esempio, se ipotizzassimo che i circa 15 miliardi che il governo greco versò nelle casse delle banche nazionali siano stati utilizzati interamente per ripagare debiti con creditori esteri, allora la frazione delle risorse del bail-out rimaste in Grecia scenderebbe dal 65 al 50 per cento.
Nel 2012 la Grecia beneficia di un secondo bail-out. Questa volta, il governo greco riesce a imporre un haircut sul debito pari al 52 per cento del valore nominale. Nel frattempo, l’esposizione delle banche europee nei confronti del governo greco era diminuita rispetto al 2010, ed era pari a circa 60 miliardi. Quindi, l’haircut sul debito ha comportato una perdita di 30 miliardi rispetto al valore nominale. Anche le banche greche sono state vittime del taglio del debito, perdendo 22 miliardi, subito però ripianati dal governo greco grazie a un prestito dal fondo salva-stati (Efsf).
Dunque, se è vero che il salvataggio del 2010 è servito principalmente a salvare le banche di alcuni paesi, qualcosa è andato storto. Queste banche, principalmente francesi e tedesche, avrebbero “evitato” perdite per 40 miliardi nel 2010 (che si sarebbero verificate sotto l’ipotesi di default completo) per poi perderne circa 30 due anni dopo. Una differenza, 10 miliardi, relativamente modesta, e che corrisponde a un limite massimo in quanto calcolata senza tenere conto che l’allungamento delle scadenze ha comportato un haircut maggiore in occasione del secondo salvataggio.
Inoltre, a fronte del “salvataggio” delle banche tedesche e francesi, i contribuenti di questi paesi sono ora esposti verso la Grecia, attraverso l’Efsf e la Banca centrale europea, per una cifra non inferiore ai 160 miliardi di euro. Non proprio un affare.

I flussi finanziari verso la Grecia

In realtà, a conti fatti, sembra che tra i grandi beneficiari del bail-out greco vi siano le banche greche e, con loro, i depositanti greci che hanno avuto l’accortezza di liquidare i propri conti prima della chiusura forzata degli istituti. Infatti, mentre sarebbero fallite in caso di default nel 2010, nel 2012 hanno potuto utilizzare i fondi dell’Efsf per coprire le perdite dovute al taglio del debito. Se i denari delle banche greche non sono arrivati all’economia è, però, principalmente responsabilità dei governi di Atene.
La tesi secondo cui gli aiuti della Troika sarebbero una partita di giro perché rientrerebbero immediatamente nei paesi creditori sotto forma di pagamento di interessi e principale non convince anche guardando ai flussi finanziari aggregati. Jeremy Bulow e Kenneth Rogoff mostrano chiaramente come, dal 2010 al 2013, la Grecia abbia beneficiato di un flusso netto di fondi positivo e pari a circa 91 miliardi di euro. È vero che questo stesso flusso diviene poi negativo, tra il 2014 e il 2015, per circa 19 miliardi. Tuttavia, bisogna tenere conto che il 2015 è l’anno in cui matura una parte importante dello stock di debito e che una buona parte dei pagamenti sarebbe stata rifinanziata con soldi europei in caso di accordo con i creditori.
Fare chiarezza sui numeri non è solo una diatriba accademica. Le conseguenze di un messaggio sbagliato possono essere molto gravi.

http://www.lavoce.info/archives/36053/bail-out-greco-dove-sono-finiti-i-soldi/