Tassazione Dividendi e Plusvalenze 2018, rilevanza su società estere

Tassazione Dividendi e Plusvalenze 2018, interessati azionisti Italiani con partecipazioni in società estere, in particolare di interesse per imprenditori con quote qualificate di società a Malta, giurisdizione in full white list compliant alle norme Europeee e OCSE

Come abbiamo spesso ripetuto, la decisione di trasferire il proprio business o i propri assets con un investimento all’estero, non va mai presa mettendo la riduzione del carico fiscale come primario criterio di scelta.

Variabili come la stabilità di un paese, la disponibilità di risorse qualificate e di servizi infrastrutturali di rilievo come logistica e Internet, sistemi regolatori compliant con l’Europa e le norme OCSE, sono determinanti per ogni scelta di lungo periodo insieme ad una strategia di riduzione del rischio paese e bancario rispetto a paesi che hanno queste variabili macroeconomiche a loro sfavore.

Ricordiamo anche il diverso regime applicabile in caso di società residenti o localizzate in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, con segnalazioni automatiche dei movimenti alle autorità fiscali e inclusione integrale alla formazione del reddito imponibile dei relativi proventi, compreso il recente provvedimento della commissione Europea di fine 2017 con una rilevante inclusione in Black list di diversi nuovi Paesi

Leggi qui articolo dedicato

 

In Italia da quest’anno entra in vigore una modifica sulla tassazione di Dividendi e plusvalenze, che va ad essere di rilievo anche per chi possiede delle quote di società estere in qualità di persona fisica, mentre per le partecipazioni possedute da società Europee vale il regime favorevole della Direttiva Europea Madre-Figlia, in toto applicabile anche per Malta, con imponibilità dei proventi in Italia per il 5% del loro ammontare

Infatti, la legge di Bilancio per il 2018 equipara l’applicazione dell’imposizione sostitutiva del 26 per cento alle partecipazioni qualificate detenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di impresa, quindi con una pari imposizione sia per le plusvalenze realizzate nell’ambito del capital gain dalle persone fisiche, sia per i dividendi percepiti dalle stesse, a prescindere dalla tipologia di partecipazione posseduta, qualificata e non qualificata.

Si rammenta che vanno considerate come qualificate le partecipazioni che conferiscono:

  • una percentuale dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria superiore al 20%, ovvero una percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 25% (per le partecipazioni in società non negoziate nei mercati regolamentati)
  • una percentuale dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria superiore al 2%, ovvero una percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% (per le società i cui titoli sono negoziati nei mercati regolamentati).

Il nuovo regime si applicherà alle plusvalenze realizzate a partire dal 1° gennaio 2019 e ai dividendi percepiti dal 1° gennaio 2018

Ricordiamo che fino al 31 dicembre 2017 le partecipazioni non qualificate scontavano l’imposta del 26% mentre quelle qualificate concorrevano al reddito in misura ridotta legata all’aliquota IRES

  • 58,14% per i dividendi formatisi a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016
  • 49,72% per i dividendi formatisi a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e fino all’esercizio in corso al 31.12.2016
  • 40% per i dividendi formatisi fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007

 

IN SINTESI

Per investitori ed imprenditori che per scelte di Governance e di Business operano in modo compliant attraverso strutture societarie fuori dall’Italia ed in alcuni paesi, come Malta, questo nuovo regime rappresenta una semplificazione ed un miglioramento per molti del profilo fiscale,  estendendo l’imposta sostitutiva del 26% alle plusvalenze e ai dividendi nelle condizioni sopra descritte, applicando quindi una ritenuta a titolo d’imposta e come tale tassa in modo definitivo e senza ulteriori obblighi impositivi e dichiarativi, compreso anche le possibilità di compensazione tra “montanti/masse” diverse

Al fine di usufruire dei nostri servizi di advisory per valutare opportunità di business, di governance, protezione patrimoniale ed i necessari vincoli di compliance per imprese di qualunque dimensione, settore e tipologia o nazionalità degli azionisti, potete contattarci al link qui evidenziato

Buona internazionalizzazione a tutti

 

 

Paradisi Fiscali: nuovo modello Europeo a punti paesi blacklist

Paradisi Fiscali: nuovo modello Europeo a punti paesi blacklist

Quando decidete per la residenza e la domiciliazione vostra e del vostro business, optate per una giurisdizione come MALTA fully compliant con le regole Europee e OCSE, in caso contrario cercate attentamente di comprendere come il paese scelto sia considerato dall’Europa, Italia e OCSE

Tassazione equa: la Commissione avvia i lavori per compilare un primo elenco comune UE delle giurisdizioni fiscali non collaborative

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Bruxelles, 15 septembre 2016

La Commissione europea procede speditamente con i lavori di elaborazione di un primo elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative; è stata infatti presentata una valutazione preliminare (“quadro di valutazione degli indicatori”) di tutti i paesi terzi realizzata sulla base di una serie di indicatori chiave.

Spetta ora agli Stati membri dell’UE scegliere quali paesi dovrebbero essere sottoposti a un esame più approfondito nei prossimi mesi per individuare con precisione quelli che non rispettano le norme in materia di fiscalità.

Nel gennaio 2016, nell’ambito del più ampio obiettivo di contrastare l’evasione e l’elusione fiscali, la Commissione ha avviato un processo in tre fasi per compilare l’elenco comune dell’UE. Un elenco comune dell’UE delle giurisdizioni non cooperative avrà un peso molto maggiore rispetto all’attuale mosaico di elenchi nazionali nel trattare con i paesi terzi che rifiutano di conformarsi alle norme internazionali di buona governance in materia fiscale. Un elenco dell’UE impedirà inoltre una pianificazione fiscale aggressiva che abusi delle asimmetrie tra i diversi sistemi nazionali.

L’elenco definitivo delle giurisdizioni non cooperative dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2017. Gli Stati membri hanno già espresso il loro sostegno a questo approccio, che gode anche del fermo sostegno del Parlamento europeo.

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Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “L’UE prende sul serio i propri impegni di buona governance a livello internazionale. È ragionevole aspettarsi che i nostri partner internazionali facciano lo stesso. Vogliamo avere un dibattito leale e aperto con i nostri partner su questioni fiscali che ci riguardano tutti a livello globale. L’elenco dell’UE sarà il nostro strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di adeguarsi alle norme.

Come è stato concepito il quadro di valutazione

Obiettivo del quadro di valutazione della Commissione è aiutare gli Stati membri a decidere con quali paesi l’UE dovrebbe avviare un dialogo sulle questioni di buona governance fiscale. È stato elaborato per avviare i lavori e contribuire ad orientare le scelte degli Stati membri nel decidere quali paesi sottoporre ad esame.

Tutti i paesi terzi e le giurisdizioni fiscali del mondo sono stati esaminati per determinare il rischio che essi presentano di favorire l’elusione fiscale. Tale valutazione preliminare si è basata su un’ampia gamma di indicatori oggettivi e neutri, tra cui dati economici, attività finanziaria, strutture giuridiche e istituzionali e norme basilari in materia di buona governance fiscale.

Come primo passo, il quadro di valutazione presenta dati fattuali su ogni paese rispetto a tre indicatori neutri: legami economici con l’UE, attività finanziaria e fattori di stabilità. Le giurisdizioni che occupano posizioni di rilevo in queste tre categorie sono quindi esaminate rispetto ad altri indicatori di rischio, come il livello di trasparenza o il ricorso potenziale a regimi fiscali preferenziali.

La valutazione preliminare non rappresenta alcun giudizio nei confronti dei paesi terzi, né costituisce un elenco preliminare dell’UE. I paesi possono occupare posizioni di rilevo rispetto agli indicatori del quadro di valutazione per vari motivi, anche quando non costituiscono una minaccia per le basi imponibili degli Stati membri. L’intento è quello di aiutare gli Stati membri a selezionare i paesi che intendono sottoporre a un esame più approfondito sotto il profilo della buona governance fiscale: sarà questa la prossima tappa nel processo di elaborazione dell’elenco dell’UE. L’UE collaborerà strettamente con l’OCSE durante il processo di compilazione dell’elenco e terrà conto della valutazione dell’OCSE sulle norme di trasparenza delle giurisdizioni.

Prossime tappe

La valutazione preliminare è stata presentata il 14 settembre agli esperti degli Stati membri nell’ambito del gruppo “Codice di condotta (Tassazione delle imprese)”. Sulla base dei risultati, il gruppo “Codice di condotta” deciderà le giurisdizioni da sottoporre a un esame più approfondito; la decisione dovrebbe essere approvata dai ministri delle finanze entro la fine dell’anno. L’esame dei paesi terzi selezionati dovrebbe iniziare il prossimo gennaio; l’obiettivo è disporre di un primo elenco dell’UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative entro la fine del 2017.

Contesto

La compilazione del nuovo elenco rientra nella campagna dell’UE volta a contrastare l’evasione e l’elusione fiscali e a promuovere una maggiore equità fiscale nell’Unione e a livello mondiale. È stata proposta dalla Commissione nel gennaio 2016 nell’ambito della strategia esterna per un’imposizione effettiva e approvata in maggio dai ministri delle finanze dell’UE. Anche il Parlamento europeo ha ripetutamente espresso il proprio sostegno alla compilazione di un elenco dell’UE.

La strategia esterna definisce un processo di elaborazione dell’elenco dell’UE chiaro, equo e obiettivo, articolato in tre fasi.

  • 1. Quadro di valutazione La Commissione pubblica un quadro di valutazione neutro degli indicatori per contribuire a determinare il livello potenziale di rischio del sistema fiscale di ciascun paese nell’agevolare l’elusione fiscale. La Commissione presenta i risultati del quadro di valutazione agli esperti degli Stati membri nell’ambito del gruppo “Codice di condotta” del Consiglio.
  • 2. Esame Sulla base dei risultati del quadro di valutazione, gli Stati membri decidono quali paesi terzi devono essere ufficialmente sottoposti a un esame da parte dell’UE. L’esame delle norme di buona governance fiscale dei paesi terzi sarà svolto dalla Commissione e dal gruppo “Codice di condotta”. Sarà avviato un dialogo con i paesi interessati per consentire loro di rispondere alle preoccupazioni espresse o discutere una cooperazione approfondita con l’UE in materia fiscale.
  • 3. Compilazione dell’elenco Una volta completato l’esame, i paesi terzi che si sono rifiutati di collaborare o di avviare un dialogo con l’UE sulla buona governance fiscale saranno inseriti nell’elenco dell’UE.

L’elenco comune dell’UE è da intendersi come un’ultima possibilità. Sarà uno strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di rispettare i principi della buona governance fiscale quando tutti gli altri tentativi di avviare il dialogo con tali paesi hanno fallito.

Per maggiori informazioni:MEMO/16/2997

Tax Haven Blacklist: OECD Presents Its Criteria

G20 Finance Ministers met last week of July 2016 and vowed to work closer together to combat tax avoidance.

Furthermore, the OECD presented them with the set of criteria it will use to develop its new blacklist of non-cooperative jurisdictions.

Earlier this week, the G20 finance ministers met in Chengdu, China, and decided to work closer together to maximize tax collection and curtail tax avoidance by multinational companies in their jurisdictions.

A Communiqué by the Ministry of Finance of the People’s Republic of Chinasummarized the meeting’s accomplishments, welcoming “the recent progress made on effective and widespread implementation of the internationally agreed standards on tax transparency.”

As part of these discussions, the statement reiterated the G20 countries’ “call on all relevant countries including all financial centers and jurisdictions which have not yet done so to commit without delay to implementing the standard on automatic exchange of information by 2018 at the latest and to sign the Multilateral Convention on Mutual Administrative Assistance in Tax Matters.”

Likewise, the announcement highlighted the G20 countries’ full support for “the Global Forum’s monitoring of the implementation of automatic exchange of information” as they have high expectations for the full report’s release towards the end of 2016.

Speaking on behalf of the United States, Treasury Secretary Jacob Lew said, “When the current cross-border tax rules were developed they were tied to concepts that reflected geography and national boundaries” and not to today’s world of advanced “technology and cloud computing.”

Lew urged ministers in attendance to develop “a common standard across countries on important issues of transfer pricing” to “collectively” tackle issues of tax avoidance and evasion.

Most importantly, the aforementioned communiqué expressed the group’s choice to “endorse the proposals made by the OECD working with G20 members on the objective criteria to identify non-cooperative jurisdictions with respect to tax transparency.”

Prior to the meeting in China, the OECD presented the G20 countries with a proposal on how it will assemble the list of non-cooperative jurisdictions that will be released in July 2017.

According to MNE Tax, countries will be considered a non-cooperative jurisdiction if they do no meet two out of the three following criteria: “the country must achieve a rating of “largely compliant” with respect to the exchange of information on request (EOIR) standard; must commit to the automatic exchange of information (AEOI) standard, with the first exchange by 2018; and must join the multilateral Convention on Mutual Administrative Assistance in Tax Matters or have a sufficiently broad network permitting both EOIR and AEOI.”

After studying this proposal, various tax justice proponents criticized the criteria and claimed that it falls short of what’s needed to develop a comprehensive and realistic list of non-cooperative jurisdictions.

The Tax Justice Network’s Nicholas Shaxson, author of Treasure Islands, says, “The OECD doesn’t seem to have learned its lesson from its last big war on tax havens, which began in 1998. It identified the small, weak players as the miscreants and whitewashed the big players. That campaign collapsed under the weight of its own contradictions. If the OECD doesn’t summon up some courage to do the right thing this time, it puts this whole promising edifice of global transparency at risk.”

Furthermore, according to Moran Harari, a Tax Justice Network analyst, “The litmus test of the value of the new OECD criteria will rest with the treatment of USA. That only two of the three criteria must be met is a worrysome feature, and combined with the requirement that signature of the multilateral tax convention is enough, appears to be tailored to let the US wriggle through.”

However, according to the OECD’s Secretary-General Angel Gurría, this set of criteria is already working and will bring forward greater transparency.

During the meetings in China, Gurría said, “These proposals do have an impact, and it was with recognition of the pending application of those Objective Criteria, that at the end of last week, Panama took the first step to join the multilateral Convention on Mutual Administrative Assistance. In terms of delivering on their commitment to undertake automatic exchange of financial account information by 2018, this is a very big step forward, and we hope will be swiftly followed by completing the other necessary steps to full compliance.”