MALTA, fuga dei pensionati dall’Italia

Penso sia arrivato il momento per molti di smettere di ascoltare gli incantatori  e di lamentarsi, e di prendere coscienza che l’Italia non sia più il centro del proprio mondo e di agire e prendere le decisioni necessarie per proteggere se stessi, il proprio reddito da pensione, la propria famiglia, il proprio business, il proprio patrimonio

Il 15 marzo 2016, puntata di Ballarò sul tema pensioni e fuga dei pensionati dall’Italia…non pensate ai PIGS…guardate a Malta come fa il resto del nord Europa

Sempre più evidente che il problema di attrattività dell’Italia per capitali e cervelli sia non solo conclamato, ma che ormai sia in corso una fuga di capitali, di cervelli e giovani, ora anche di pensionati

Per ora MALTA è ancora fuori dal radar delle masse, ma possiamo testimoniare che il fenomeno è in forte crescita e diverrà esplosivo, Malta davvero cosí vicina all’Italia ma tutto un altro mondo, senza i problemi di altre giurisdizioni come Grecia, Spagna e Canarie, Portogallo…un paese fallito lo sarà anche per le persone che ci vivono, perchè può solo tagliare i servizi e aumentare le tasse sul patrimonio e sul reddito….a MALTA PIL 2015 +6,3%

La vera maturità sta nel tacere…..girare le spalle e cambiare strada…
Perché dove l’ignoranza parla…l’intelligenza tace….pensionati dÍtalia vi aspettiamo a Malta

maltaway malta pensionati

10 buoni motivi per la tua pensione a MALTA

La scorsa settimana abbiamo ricevuto 3 telefonate da giornalisti di diverse testate televisive di noti programmi trasmessi sulle reti TV Italiane, che chiedevano a NOI, in quanto esperti del settore, opinioni, informazioni, esperienze e interviste…argomento?

PENSIONATI ITALIANI A MALTA

Prima il programma Quinta Colonna ha mandato in onda interviste e opinioni, in particolare di interesse quella con Giuseppe Conte della Direzione INPS pensioni estero, che ha mostrato un dato evidente di fuga di pensionati Italiani verso l ‘estero, fenomeno che lo scorso anno ha raggiunto quasi le 6000 unità

ora anche Ballarò….

Segno dei tempi, della profonda crisi Italica che risparmia ormai solo poche categorie, e segno della luce sempre piú forte che MALTA sta ricevendo in termini di interesse dal mondo, dall’Europa e da buon ultimo dall’Italia, considerando che le classifiche internazionali pongono Malta al 3 posto tra i paesi al mondo dove trasferirsi.

Quando si sceglie un paese, le sue condizioni di sicurezza, sistema sanitario, collegamenti, sistema bancario, comunità internazionale, condizione economica, sono altrettanto importanti quanto la fiscalità ridotta e il basso costo della vita.

Questo, soprattutto, per evitare di trovarsi dopo poco tempo in una situazione peggiore di quella che si è deciso di lasciare, per la propria qualità di vita e per la protezione del proprio patrimonio e reddito, che in paesi in difficoltà ormai conclamata come l ‘Italia e altri (vedi i PIGS) non sono più in grado di garantire.

Noi, che abbiamo scelto di lasciare l’Italia dopo aver vissuto in diversi altri paesei, ci occupiamo con una struttura di professionisti, di assistere e consigliare questo target di persone, con una pensione e magari anche con degli asset interessanti, che intendono trasferirsi a Malta, tra l’altro anche con alcuni casi di pensionati Italiani che arrivano a MALTA provenienti da altre giurisdizioni non più considerate interessanti, come ad esempio Canarie, Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia, Panama e altre ancora

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Perché un pensionato Italiano dovrebbe venire a Malta con la sua Pensione? 10 buoni motivi:

  1. Risparmio sulle tasse che può essere rilevante sino a diventare elevatissimo per le pensioni più alte
  2. Clima fantastico e ricchezza storica, artistica e culturale e costo della vita più basso
  3. Vicinanza con l’Italia e i propri interessi e legami famigliari con al massimo 90 minuti di volo al prezzo di una cena in pizzeria
  4. Sanità e assistenza con ospedali e centri per anziani all’avanguardia in Europa
  5. Sicurezza elevatissima e delinquenza praticamente inesistente, con un sistema bancario solido e sicuro
  6. Quasi tutti capiscono e parlano Italiano e un offerta di corsi di inglese per la terza età che consente di raccogliere nuovi stimoli e conoscere gente nuova
  7. Mezzi di trasporto nuovi ed efficienti che ti consentono di vivere, se vuoi, senza automobile
  8. Se compri casa, proteggi il tuo patrimonio, non avrai tasse di successione e lascerai un bellissimo regalo ai tuoi figli e nipoti
  9. Qualità della vita elevata per il sole , il mare, la comunità internazionale e una vita più semplice senza le 1000 complicazioni burocratiche del belpaese
  10. Malta è in Europa e adotta l’Euro, le norme e i regolamenti comunitari non consentono all’Italia di legiferare per un eventuale blocco la portabilità delle pensioni che invece può valere per i paesi extra-UE

E fa 10… la lode la lascerei a MALTAway che ha le competenze, le risorse e l’esperienza per la corretta consulenza e assistenza per la vostra relocation, coprendo a 360° ogni vostra necessità, con riferimento a tutto ciò che vi serve sapere e fare sia in Italia sia a Malta per realizzare un progetto per chi vuole girare le pagine sino alla fine del libro

e se ti serve dell’altro puoi contattarci oppure digitare nella parte alta a destra del sito la parola pensione e troverai quello che abbiamo condiviso con  tutti  su questo argomento

Non solo cervelli in fuga per MALTA, è anche il lavoro che va dove sta il talento

Non solo cervelli in fuga per MALTA, è anche il lavoro che va dove sta il talento

Confermo stia accadendo la stessa cosa anche per Malta dove il rapporto tra costo del lavoro e competenze è il migliore d’Europa e i vantaggi fiscali, del clima e qualità della vita attirano skills e progetti sempre più importanti in un paese noto per la sua stabilità e solidità del proprio sistema finanziario ed ora sempre più ricco e capace di attrarre le migliori menti del globo….e dove vanno i cervelli vanno i capitali perchè questo è il vero abbinamento vincente

MALTAway per il tuo business, per la tua relocation

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Mentre le persone continuano a spostarsi dove ci sono lavoro e opportunità, ora sono anche i lavori che si stanno ‘spostando’ dove ci sono talenti. Alcuni paesi, infatti, hanno cominciato ad attirare l’attenzione degli investitori internazionali a fronte della disponibilità di talento creativo a costo ragionevole: Cina, Corea del Sud, Filippine e Vietnam nella regione Asia-Pacifico; Malta, Slovenia, Cipro e Moldavia nella regione europea; Turchia, Giordania e Tunisia nella regione Mena; e Panama in America Centrale.

E’ quanto emerge dal ‘Global Talent Competitiveness Index (Gtci)’ 2015-16, studio pubblicato da Insead, istituto di direzione aziendale internazionale, e fondato sulla ricerca condotta in collaborazione con Adecco Group e Hcli (Human Capital Leadership Institute di Singapore).

“La mobilità è diventata un ingrediente chiave dello sviluppo di talenti: trascurando di incoraggiare mobilità internazionale e ‘circolazione dei cervelli’, il talento creativo non raggiungerà la fase di pieno sviluppo. Il dibattito sulla migrazione deve passare da emozioni a soluzioni: adottando una prospettiva orientata al talento, gli Stati trarranno vantaggio dalla gestione della circolazione delle persone”, si avverte.

E le ‘pratiche di gestione’ fanno la differenza in termini di capacità di attirare i talenti: oltre agli incentivi economici e al tenore di vita, un’altra discriminante importante nella capacità di attirare i talenti, infatti, è la professionalità della gestione e l’investimento nello sviluppo dello staff.

Non solo. “I lavoratori non qualificati continuano a essere sostituiti da robot, mentre gli algoritmi determinano la delocalizzazione dei lavoratori della conoscenza: mentre la tecnologia e altri fattori continuano a ridefinire la mobilità, i lavoratori della conoscenza – si evidenzia – ne subiscono le conseguenze e tale evoluzione segnala la possibile delocalizzazione di interi settori di attività. Alcuni potrebbero dover lavorare virtualmente da casa per diversi datori di lavoro, mentre altri saranno costretti a riqualificarsi e trasferirsi lontano per trovare lavoro”.

“In un mondo caratterizzato dalla circolazione di talenti, città e regioni – si rimarca – rivestono un ruolo sempre più importante nella gara per aggiudicarsi il talento globale: agilità e branding delle città sembrano essere discriminanti più critiche rispetto alla dimensione, poiché sempre più metropoli adottano politiche creative per attirare i talenti da tutto il mondo”.

Debuttano, inoltre, nuovi poli in grado di attirare talenti. Mentre gli Usa, Singapore e la Svizzera da sempre rappresentano mete privilegiate dai talenti, la concorrenza potrebbe inasprirsi tra i poli emergenti come Indonesia, Giordania, Cile, Corea del Sud, Ruanda e Azerbaigian, a fronte dell’incremento dei lavoratori interessati a queste destinazioni sempre più interessanti.

“La scarsità delle competenze professionali – si osserva – affligge i paesi emergenti: i gap nelle competenze professionali persistono nei paesi emergenti come Cina, India, Sudafrica e soprattutto in Brasile, dove le capacità dei talenti mostrano segni di indebolimento su tutti i fronti. Anche alcuni paesi ad alto reddito come Irlanda, Belgio e Spagna cominciano a manifestare lo stesso fenomeno”.

Come afferma Bruno Lanvin, executive director di Global Indices presso Insead e co-autore della relazione, “una raccomandazione chiave che emerge dalla relazione riguarda gli Stati, che devono imparare a gestire le nuove dinamiche emergenti della ‘circolazione dei cervelli’ con maggiore abilità: mentre la mobilità economica temporanea di figure altamente qualificate potrebbe essere inizialmente considerata come una perdita per il paese di origine, gli Stati devono tener conto del guadagno netto che percepiranno al momento del ritorno in patria”.

“Lo sviluppo eccezionale del settore dell’elettronica di Taiwan, grazie ai lavoratori rimpatriati dalla Silicon Valley, è un modello preso ad esempio da molti. Nuove tecnologie potrebbero creare nuove sfide per i lavoratori aventi livelli diversi di competenze: l’automazione sta annientando i lavori non specializzati; gli algoritmi potrebbero determinare la delocalizzazione delle posizioni che richiedono competenze di livello medio”, prosegue Lanvin.

Da parte sua, Paul Evans, professore emerito titolare della cattedra di Risorse umane e Sviluppo organizzativo intitolata alla Shell, presso Insead, e direttore accademico e co-autore dell’indice Global Talent Competitiveness Index, sottolinea: “La nostra analisi dei dati globali mostra che la retribuzione, da sola, non basta per attirare e fidelizzare i talenti, anche dall’estero: la qualità della gestione assume, infatti, un ruolo sempre più importante”.

“Mentre le opportunità di istruzione superiore rimangono un fattore chiave nella capacità di attirare e fidelizzare i talenti, un fattore di richiamo sempre più irrinunciabile – precisa – coincide con la professionalità delle imprese e delle pratiche di gestione, come dimostrato dall’ottimo posizionamento in classifica dei Paesi nordici che brillano in termini di meritocrazia, gestione professionale e attenzione verso lo sviluppo dello staff. Un aspetto particolarmente importante per la generazione del millennio, formata dai leader creativi del futuro”.

“L’evoluzione del mondo del lavoro – commenta Alain Dehaze, Chief Executive Officer per Adecco Group – procede a un ritmo senza precedenti, introducendo grandi opportunità e sfide: 200 milioni di persone sono disoccupate e l’automazione mette a rischio circa 1 posto di lavoro su 2. A fronte dell’inarrestabilità di digitalizzazione e invecchiamento, l’indice Gtci conferma il ruolo prioritario della mobilità dei talenti al fine di potenziare la competitività e bilanciare eccedenze e carenze di competenze a livello internazionale”.

“I paesi che vantano una reputazione d’eccellenza nel talento – aggiunge – dimostrano che, per attirare i talenti, i governi devono investire nell’istruzione e negli hub di conoscenze, nonché snellire la burocrazia e semplificare i mercati del lavoro. Le imprese dovrebbero promuovere la mobilità dei talenti e investire nell’iperconnettività per capitalizzare sulla tecnologia, sfruttare le opportunità offerte dall’economia globale e creare posti di lavoro”.

Per Wong Su-Yen, Chief Executive Officer di Hcli (Human Capital Leadership Institute), “la circolazione dei talenti negli Stati è sostenuta da una serie complessa di fattori economici, politici e sociali”. “La nascita della Comunità economica dell’Asean (Aec) – spiega – ha dimostrato che gli Stati che tradizionalmente attirano i talenti potrebbero vedersi sottrarre il vivaio locale di talenti ad opera di altri mercati emergenti nella regione. Dobbiamo ricordare che la competitività dei talenti di uno Stato non conosce permanenza, e i talenti erranti spesso cercano nuovi orizzonti e opportunità di carriera a livello regionale e globale. La sfida per i paesi, quindi, consiste nel continuare a innovare nei modi in cui sviluppano, attirano e fidelizzano i talenti”.

https://it.finance.yahoo.com/notizie/non-solo-cervelli-fuga-%C3%A8-il-lavoro-che-123700355.html

Quando per ripartire servono le macerie

Quando per ripartire servono le macerie e una minoranza sana si stanca di pagare per una maggioranza marcia e parassita……quale degli altri PIGS Meditterranei vuole arrivare in fondo al barile prima di ripartire?

La fuga di questa coppia (capitale e cervello) sta caratterizzando la storia recente dei PIGS, mentre altri paesei Mediterranei come Malta stanno vivendo flussi opposti……non è la latitudine che conta! 

La Grecia ha 2 sole vere risorse sane su cui contare se dovessero rientrare nel paese a sostegno di un piano di ricostruzione morale civile ed economica:

100 Miliardi di euro  e 200.000 cervelli che sono fuggiri riparando all’estero…… e quando queste 2 categorie di risorse rientreranno saranno capaci di attirare capitali e menti da tutto il mondo

 

da: http://www.libero-pensiero.net/yannis-la-distanza-tra-un-paese-piccolo-come-la-grecia-e-una-grande-nazione-misera-dentro-come-litalia-ecco-il-testo-delle-dimissioni-di-varoufakis/

Ecco la promozione di un concetto fondamentale che da noi, in Italia, è stato bandito: fare pedagogia. Consapevoli dello sfracello e della corruttela del sistema, non appena insediati, la coppia ellenica ha iniziato a mettere su delle squadre operative composte da accademici, intellettuali, imprenditori, studenti meritevoli, che -secondo il loro giudizio- andranno a costruire la futura classe dirigente che cambierà il paese in senso evolutivo. Perché senza dirigenti capaci, non si fa neppure un centimetro. La rivoluzione che hanno compiuto in un paese che fino a sette mesi fa era come l’Italia, dove la promozione sociale era assicurata solo e soltanto attraverso la malleveria politico-affaristica, è stata anche questa. Hanno imposto un nuovo paradigma, una nuova metodologia e hanno promosso il merito e la competenza. La Grecia ha subito nell’ultimo quinquennio una tragica emorragia di risorse umane: 200.000 “cervelli” sono fuggiti via riparando all’estero, il 2% della popolazione, finendo per andare a studiare e lavorare in centri accademici sparpagliati nei cinque continenti, per imprese lontane, abbandonando la Grecia.