Malta, in banca o al bancomat prelevi tutto quello che ti appartiene

Qui a Malta la proprietà privata è sacra, compresa quella per il tuo denaro, cash o elettronico.

MALTA:

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La società è inclusiva verso chi ne ha davvero bisogno, ma qui inclusiva non significa affatto includere chi ha comportamenti criminali di qualsiasi natura, che si tratti di cittadini del paese o stranieri

Vi aspettiamo a Malta con

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ITALIA:

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In Italia invece ricambiano le regole riguardo ai prelievi dai propri conti correnti, in particolare per quel che riguarda i bancomat. Novità che fanno parte di quel pacchetto di decisioni da parte del Governo Renzi, con la normativa che in questo momento stabilisce che l’uso del contante è di fatto vietato a partire da una cifra che superi i 3000 euro.

E proprio in relazione all’utilizzo eccessivo dei contanti rientra anche l’emendamento approvato nel decreto fiscale che, di fatto, potrebbe cambiare e non poco i movimenti sui conti correnti. Con il nuovo decreto fiscale adesso le nuove regole fissano un limite ai prelievi giornalieri o nell’arco di 30 giorni: mille euro al giorno e 5mila mensili di fatto sono i nuovi limiti fissati. Ma cosa succede se si superano queste soglie?

Chi preleverà una somma che supera i mille euro in un giorno o i cinquemila in un mese rischia seriamente di entrare nel mirino del Fisco e dell’Agenzia delle Entrate. Le norme fiscali in merito, infatti, prevedono che scattino delle sanzioni nel momento in cui chi ha il conto corrente non riesce a giustificare le somme che vi sono depositate.

Le nuove regole riguardano la lotta al nero e all’evasione fiscale e prevedono che commercianti, imprenditori, ma anche risparmiatori effettuino i pagamenti utilizzando metodi rintracciabili, quindi assegni, carte di credito, bancomat o bonifici, limitando al massimo l’utilizzo di contanti. Nel caso di prelievi troppo frequenti e sostanziali, infatti, se i titolari del conto corrente non riusciranno a giustificare le somme depositate potranno essere pesantemente sanzionati, anche con la tassazione del reddito. Nel caso, dunque, di spese e prelievi è consigliabile conservare la relativa documentazione, cioè possibili fatture, scontrini o ricevute da usare per l’eventuale contestazione del Fisco.

https://it.finance.yahoo.com/notizie/bancomat-novita-in-arrivo-per-chi-preleva-122834256.html


Oltre 1000 o 5000 euro scatta la presunzione di compensi per i prelievi non giustificati.

Dal 16 Nov 2016, chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrebbe essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate. Viene infatti fissato un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di “nero” qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario. È questo l’emendamento più allarmante appena approvato al decreto fiscale e che rischia di costituire un vero e proprio spauracchio per contribuenti e risparmiatori. Difatti, benché la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti stabilisce che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da 3.000 euro, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul conto corrente (per i quali non vi è alcun tetto), la nuova norma vorrebbe imporre ai correntisti un vincolo particolarmente forte, almeno per quanto riguarda gli imprenditori. Ma procediamo con ordine.

Soldi sul conto corrente: cosa ne puoi fare?

Se è vero che nel conto corrente ci sono soldi tuoi e, in linea teorica, dovresti essere libero di farne quello che vuoi, ivi compreso prelevarli nella misura e nei tempi che preferisci, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li salva da questo regime [1]), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate al fisco, quest’ultimo (o meglio, l’Agenzia delle Entrate) può presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in nero. Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti. La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non ha salvato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente (di norma ritenuto sempre al riparo dai sospetti dell’Agenzia delle Entrate). La giurisprudenza, infatti, ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Sicché è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell’impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento.

Si tratta, ovviamente, solo di una «presunzione» contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non sempre facile da raggiungere atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari. Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le pezze giustificative dell’impiego di consistenti somme di denaro.

La nuova norma

La nuova norma vuole imporre un limite numerico per le presunzioni sui prelievi degli imprenditori e imprese: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro. Viene così integralmente riscritta la norma [2] in base alla quale i prelievi possono costituire “compensi”. Il legislatore interviene affermando come la norma in questione potrà operare al ricorrere di un requisito «numerico»: la presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di «franchigia» entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l’eccedenza rispetto alle stesse.

La presunzione legale continuerà, quindi, ad operare soltanto per le somme che superano tali importi, in relazione alle quali si ritiene resti possibile fornire la prova contraria dimostrando «la loro coerenza con il tenore di vita rapportato al volume d’affari dichiarato».

 

[1] C. Cost. sent. n. 228/2014.

[2] Art. 32, comma 1, n. 2) del dpr 600/73.

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Paradisi Fiscali: nuovo modello Europeo a punti paesi blacklist

Paradisi Fiscali: nuovo modello Europeo a punti paesi blacklist

Quando decidete per la residenza e la domiciliazione vostra e del vostro business, optate per una giurisdizione come MALTA fully compliant con le regole Europee e OCSE, in caso contrario cercate attentamente di comprendere come il paese scelto sia considerato dall’Europa, Italia e OCSE

Tassazione equa: la Commissione avvia i lavori per compilare un primo elenco comune UE delle giurisdizioni fiscali non collaborative

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Bruxelles, 15 septembre 2016

La Commissione europea procede speditamente con i lavori di elaborazione di un primo elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative; è stata infatti presentata una valutazione preliminare (“quadro di valutazione degli indicatori”) di tutti i paesi terzi realizzata sulla base di una serie di indicatori chiave.

Spetta ora agli Stati membri dell’UE scegliere quali paesi dovrebbero essere sottoposti a un esame più approfondito nei prossimi mesi per individuare con precisione quelli che non rispettano le norme in materia di fiscalità.

Nel gennaio 2016, nell’ambito del più ampio obiettivo di contrastare l’evasione e l’elusione fiscali, la Commissione ha avviato un processo in tre fasi per compilare l’elenco comune dell’UE. Un elenco comune dell’UE delle giurisdizioni non cooperative avrà un peso molto maggiore rispetto all’attuale mosaico di elenchi nazionali nel trattare con i paesi terzi che rifiutano di conformarsi alle norme internazionali di buona governance in materia fiscale. Un elenco dell’UE impedirà inoltre una pianificazione fiscale aggressiva che abusi delle asimmetrie tra i diversi sistemi nazionali.

L’elenco definitivo delle giurisdizioni non cooperative dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2017. Gli Stati membri hanno già espresso il loro sostegno a questo approccio, che gode anche del fermo sostegno del Parlamento europeo.

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Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “L’UE prende sul serio i propri impegni di buona governance a livello internazionale. È ragionevole aspettarsi che i nostri partner internazionali facciano lo stesso. Vogliamo avere un dibattito leale e aperto con i nostri partner su questioni fiscali che ci riguardano tutti a livello globale. L’elenco dell’UE sarà il nostro strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di adeguarsi alle norme.

Come è stato concepito il quadro di valutazione

Obiettivo del quadro di valutazione della Commissione è aiutare gli Stati membri a decidere con quali paesi l’UE dovrebbe avviare un dialogo sulle questioni di buona governance fiscale. È stato elaborato per avviare i lavori e contribuire ad orientare le scelte degli Stati membri nel decidere quali paesi sottoporre ad esame.

Tutti i paesi terzi e le giurisdizioni fiscali del mondo sono stati esaminati per determinare il rischio che essi presentano di favorire l’elusione fiscale. Tale valutazione preliminare si è basata su un’ampia gamma di indicatori oggettivi e neutri, tra cui dati economici, attività finanziaria, strutture giuridiche e istituzionali e norme basilari in materia di buona governance fiscale.

Come primo passo, il quadro di valutazione presenta dati fattuali su ogni paese rispetto a tre indicatori neutri: legami economici con l’UE, attività finanziaria e fattori di stabilità. Le giurisdizioni che occupano posizioni di rilevo in queste tre categorie sono quindi esaminate rispetto ad altri indicatori di rischio, come il livello di trasparenza o il ricorso potenziale a regimi fiscali preferenziali.

La valutazione preliminare non rappresenta alcun giudizio nei confronti dei paesi terzi, né costituisce un elenco preliminare dell’UE. I paesi possono occupare posizioni di rilevo rispetto agli indicatori del quadro di valutazione per vari motivi, anche quando non costituiscono una minaccia per le basi imponibili degli Stati membri. L’intento è quello di aiutare gli Stati membri a selezionare i paesi che intendono sottoporre a un esame più approfondito sotto il profilo della buona governance fiscale: sarà questa la prossima tappa nel processo di elaborazione dell’elenco dell’UE. L’UE collaborerà strettamente con l’OCSE durante il processo di compilazione dell’elenco e terrà conto della valutazione dell’OCSE sulle norme di trasparenza delle giurisdizioni.

Prossime tappe

La valutazione preliminare è stata presentata il 14 settembre agli esperti degli Stati membri nell’ambito del gruppo “Codice di condotta (Tassazione delle imprese)”. Sulla base dei risultati, il gruppo “Codice di condotta” deciderà le giurisdizioni da sottoporre a un esame più approfondito; la decisione dovrebbe essere approvata dai ministri delle finanze entro la fine dell’anno. L’esame dei paesi terzi selezionati dovrebbe iniziare il prossimo gennaio; l’obiettivo è disporre di un primo elenco dell’UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative entro la fine del 2017.

Contesto

La compilazione del nuovo elenco rientra nella campagna dell’UE volta a contrastare l’evasione e l’elusione fiscali e a promuovere una maggiore equità fiscale nell’Unione e a livello mondiale. È stata proposta dalla Commissione nel gennaio 2016 nell’ambito della strategia esterna per un’imposizione effettiva e approvata in maggio dai ministri delle finanze dell’UE. Anche il Parlamento europeo ha ripetutamente espresso il proprio sostegno alla compilazione di un elenco dell’UE.

La strategia esterna definisce un processo di elaborazione dell’elenco dell’UE chiaro, equo e obiettivo, articolato in tre fasi.

  • 1. Quadro di valutazione La Commissione pubblica un quadro di valutazione neutro degli indicatori per contribuire a determinare il livello potenziale di rischio del sistema fiscale di ciascun paese nell’agevolare l’elusione fiscale. La Commissione presenta i risultati del quadro di valutazione agli esperti degli Stati membri nell’ambito del gruppo “Codice di condotta” del Consiglio.
  • 2. Esame Sulla base dei risultati del quadro di valutazione, gli Stati membri decidono quali paesi terzi devono essere ufficialmente sottoposti a un esame da parte dell’UE. L’esame delle norme di buona governance fiscale dei paesi terzi sarà svolto dalla Commissione e dal gruppo “Codice di condotta”. Sarà avviato un dialogo con i paesi interessati per consentire loro di rispondere alle preoccupazioni espresse o discutere una cooperazione approfondita con l’UE in materia fiscale.
  • 3. Compilazione dell’elenco Una volta completato l’esame, i paesi terzi che si sono rifiutati di collaborare o di avviare un dialogo con l’UE sulla buona governance fiscale saranno inseriti nell’elenco dell’UE.

L’elenco comune dell’UE è da intendersi come un’ultima possibilità. Sarà uno strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di rispettare i principi della buona governance fiscale quando tutti gli altri tentativi di avviare il dialogo con tali paesi hanno fallito.

Per maggiori informazioni:MEMO/16/2997

MALTA ITALIA e tutela della concorrenza: 200 a 4

MALTA ITALIA e tutela della concorrenza: 200 a 4

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VIOLARE LE DECISIONI DELL’ANTITRUST NON È REATO. E SOLO 11 TRIBUNALI TRATTANO LE CLASS ACTION

Il grafico mostra la percentuale di magistrati che, in ciascun Paese dell’Unione Europea, si sono occupati delle decisioni degli enti nazionali preposti ad applicare le leggi a tutela della concorrenza (Antitrust).

Ogni paese ha il suo perchè, se sei un innovatore, un imprenditore,  e se NON sei un parassita e neppure un OLIGOPOLISTA, e per caso il tuo business è basato in Italia con una sede operativa e legale, ti conviene guardare altrove

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Corporate & Assets Governance, World Class, MALTA, WorldwideIn pochi si occupano di misure antitrust


Da TRUENUMBERS

In Italia il Tar del Lazio (6 magistrati) è l’organo giudiziario che si occupa, in prima istanza, delle decisioni dell’Antitrust, il nostro ente nazionale a tutela della concorrenza. In seconda istanza, la competenza passa al Consiglio di Stato (18 magistrati). Le questioni relative alla concorrenza sollevate dai privati possono anche essere affrontate dai 22 Tribunali delle Imprese, in prima istanza, e poi dalle Corti d’Appello e di Cassazione. Questo fa salire al 6% la percentuale di magistrati che potrebbero occuparsi di controversie di questo tipo. Dei Tribunali delle Imprese, solo 11 sono abilitati a trattare le azioni giudiziarie collettive promosse dai consumatori.

Meno di noi, solo la Francia

In Francia a occuparsi delle infrazioni alle leggi antirust sono solo 20 giudici. Cinque lavorano per una specifica sezione della Corte d’Appello di Parigi e 15 per la sezione finanziaria della corte di Cassazione. Tuttavia, dato che alcune infrazione alle leggi sulla concorrenza in questo Paese sono reato, tutti i giudici dei Tribunali penali possono trovarsi a trattare casi di questo tipo. In totale, si parla di quasi 700 magistrati.

In Irlanda è reato

Il Paese europeo dove più magistrati si occupano di far rispettare le decisioni dell’ente antitrust locale è la repubblica d’Irlanda. Il motivo è che le infrazioni più gravi costituiscono reato e quindi sono di competenza dei tribunali penali. Dato che è una nazione molto piccola (4,595 milioni di abitanti), i magistrati coinvolti sono solo 57.

Il numero totale di magistrati che hanno il compito specifico di far applicare la legge antitrust in tutta l’Europa è di 435 , l’1,6% del totale.

I dati si riferiscono al 2015
Fonte: CEPEJ, ERA

 

Leggi anche:

Le 89 procedure europee contro l’Italia
Il clamoroso flop del rating di legalità

PENSIONI DETASSAZIONE e CONVENZIONE ITALIA MALTA doppie imposizioni

PENSIONI DETASSAZIONE e CONVENZIONE ITALIA MALTA doppie imposizioni
La normativa prevede che i redditi da  PENSIONI  possano essere trasferite all’estero e, in base alle Convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali, possano essere detassati in Italia con pagamento della tassazione nel nuovo paese di residenza, salvo le eccezioni previste nei singoli Trattati.
Le Convenzioni contro la doppia imposizione fiscale prevedono generalmente che le pensioni corrisposte a cittadini non residenti siano tassate in modo diverso a seconda che si tratti di pensioni delle gestioni previdenziali dei lavoratori pubblici o dei lavoratori privati.
Per verificare qual è il regime fiscale applicabile alla gestione previdenziale d’interesse è disponibile il testo relativo a ciascuna Convenzione in vigore contro le doppie imposizioni.
Pertanto, il pensionato che risiede all’estero può chiedere all’INPS l’applicazione delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni fiscali in vigore, al fine di ottenere, nei casi espressamente previsti, la detassazione della pensione italiana (con tassazione esclusiva nel Paese di residenza), oppure l’applicazione del trattamento fiscale più favorevole ivi indicato (es. imposizione fiscale in Italia solo in caso di superamento di determinate soglie di esenzione).
La Convenzione in vigore tra Italia e Malta (come quasi tutte le Convenzioni, eccezione solo TUNISIA alla fine, prevede un regime diverso per le pensioni degli ex dipendenti PRIVATI di cui all’art.18 e le Pensioni dei dipendenti PUBBLICI di cui all’art 19 paragrafo 2.
CONVENZIONE ITALIA /MALTA
Articolo 18 – Pensioni e annualita’. In vigore dal 8 maggio 1985 1. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 2 dell’art. 19, le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, nonche’ le annualita’, pagate ad un residente di uno Stato contraente, sono imponibili soltanto in questo Stato.
Articolo 19 – Funzioni pubbliche. In vigore dal 8 maggio 1985 1. a) Le remunerazioni, diverse dalle pensioni, pagate da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale a una persona fisica, in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente locale, sono imponibili soltanto in questo Stato. b) Tuttavia, tali remunerazioni sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente qualora i servizi siano resi in detto Stato e il beneficiario della remunerazione sia un residente di detto altro Stato contraente che: (I) abbia la nazionalita’ di detto Stato; o Convenzione del 16 luglio 1981 Pagina 12 (II) non sia divenuto residente di detto Stato al solo scopo di rendervi i servizi. 2. a) Le pensioni corrisposte da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica od amministrativa o da un suo ente locale, sia direttamente sia mediante prelevamento da fondi da essi costituiti, a una persona fisica in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente locale, sono imponibili soltanto in questo Stato. b) Tuttavia, tali pensioni sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente qualora il beneficiario sia un residente di questo Stato e ne abbia la nazionalita’.
Gli altri redditi seguono le altre normative specifiche previste dalla convenzione.
Ecco il link di riferimento per le condizioni e schemi di residenza a Malta http://www.maltaway.com/ residenza-pensionati-malta/ e gli Advisors di Maltaway , uno studio di consulenza legale, fiscale e di relocation internazionale, con avvocato italiano e maltese,  potranno fornire tutta la consulenza ed assistenza necessaria per richiedere la residenza, l’assicurazione sanitaria  e trasferire la pensione a Malta valutando la convenienza secondo schemi ordinari o speciali nonche’ supportare i clienti per tutti gli adempimenti necessari in Italia e non solo a Malta.

Pensions, Pensioners, Brexit and pensions’ passporting throughout Europe

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http://www.maltaway.com/pensioni-pensionati-italia-malta-estero/

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From expatforum

British expats living in European Union countries, especially popular ones such as France and Spain, are still trying to come to terms with how Brexit will affect their finances and living plans.

One big area of concern are pensions and Brexit could be a trigger for more people to move their British pensions out of the UK, according to finance experts.

The issue revolves around whether or not the UK tax authority, HMRC, will continue to recognise Qualifying Recognised Overseas Pension Scheme, or QROPS, which have been popular for expats worried about currency fluctuations.

Brexit will be a trigger for even more people to move their British pensions out of the UK, according to Nigel Green, chief executive of independent financial advisory firm, deVere Group.

‘As the reality of what a Leave result in the EU referendum means for personal finances sinks in, people will now be reassessing their retirement planning strategy. We can fully expect demand for HMRC-recognised overseas pension transfers to be further boosted thanks to the UK’s decision to leave the European Union,’ he said.

‘Due to the huge amount of uncertainty that’s created, more and more people who are eligible to do so, that’s to say expats and those who are considering retiring outside Britain, will be seeking to safeguard their retirement funds by transferring them into a secure, regulated, English speaking jurisdiction outside the UK,’ he added.

The main concern for finances has been the significant fall in the pound following the referendum decision. For those living in the EU and in receipt of a UK pension, a plummeting pound has serious consequences as the cost of living becomes more expensive.

An established way to help mitigate these problems of currency fluctuations, which can seriously erode retirement income, is to transfer a UK pension into a QROPS. However, there have been some questions raised over the legalities of QROPS due to the Brexit decision.

‘QROPS started under EU law, but now there are separate agreements in place between the UK and individual jurisdictions, such as Malta, regarding pensions transfers. This means that when the UK leaves the EU, these agreements will remain intact.

Therefore, the pension funds established in these jurisdictions will still meet the criteria to be recognised as Overseas Pensions Schemes under UK legislation,’ Green pointed out.

‘Considering the wider post-Brexit vote scenario we are facing, we can assume that the wider international financial advisory sector is about to enter a phase of enormous activity and growth,’ he added.

Pensioners are the biggest group of British expats in Europe, and they can use the years they have worked in one member state to qualify for pensions in another. For example, in Germany EU citizens can count years worked elsewhere to meet the minimum requirements for a pension.

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We believe that many Corporations and Individuals  seek what we have found , and we want to share , we need only starting to think and act differently … and our contribution 

MALTAway is a web portal driven by an holistic vision to offer integrated services such as Corporate Services, Tax & Legal, Management Consulting, Governance, Investment, Business Advisory,  Relocation, in favor of the Corporations, Business, Finance, HNWIs;

MALTA is the best place to move in, with an Anglo-Saxon Business Culture and Regulatory environment in the middle of the Mediterranean Sea, to prosper, develop and protect the Business and the Assets of a Corporation and HNWIs as well

Malta, Italia, Europa: estero e mancata iscrizione AIRE per cittadino Italiano

Malta, Italia, Europa: Residenza estero e mancata iscrizione AIRE per cittadino Italiano

Ogni paese ha le sue regole ben distinte anche all’interno dell’Europa e dello spazio economico Europeo SEE e EFTA, sia per la domanda o permesso di residenza, sia per gli accordi bilaterali sulle doppie imposizioni … ma una cosa rimane costante se sei CITTADINO ITALIANO, ovunque tu sia residente, sono i vincoli formali e sostanziali per NON essere più considerato FISCALMENTE RESIDENTE in Italia

Questa considerazione è davvero rilevante sul lato patrimoniale (la vostra ricchezza, i vostri assets) e sul lato reddituale per qualunque categoria di reddito da quello da pensione o professionale

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TRIBUTARIO

Senza l’iscrizione all’Aire non c’è residenza in Svizzera

di Marco Nessi

Non può invocare la residenza fiscale svizzera il soggetto che, pur trascorrendo gran parte dell’anno all’estero, non sia iscritto all’Aire e svolga un’attività professionale, ancorché …

ma anche il contrario

La residenza non dipende dall’iscrizione all’Aire...  L’iscrizione all’Aire non è un elemento determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, allorchè il soggetto abbia nel territorio la residenza (intesa quale abituale e volontaria dimora) ovvero il domicilio (inteso come sede principale degli interessi ed interessi economici.

 

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Riteniamo ci siano 4 elementi fondamentali per garantire un supporto unico e di valore alle persone e alle aziende:

  • 1) un team professionale che conosca e abbia esperienze di vita e professionali in Italia e a Malta, ma anche in diverse locations del mondo, per capire se e perchè Malta sia la soluzione ideale
  • 2) offrire un servizio chiavi in mano, capace di supportarvi sia sugli aspetti regolatori e fiscali di Malta, sia su quelli Italiani, per chiudere il cerchio e non lasciare aperti varchi potenzialmente pericolosi
  • 3) operare in loco una minuziosa selezione di partners locali,costruendo partnerships in grado di offrire le specifiche soluzioni necessarie a consentirvi di partire in poco tempo  con la massima efficacia
  • 4) e da ultimo, ma davvero importante, l’assenza di conflitti di interesse e l’ indipendenza sia nei Board sia nell’Advisory

Soldi in ITALIA davvero a rischio

Soldi in ITALIA davvero a rischio a fronte di una crisi bancaria sistemica

Mancano evidentemente nel conteggio i valori relativi alle partecipazioni azionarie nel sistema bancario e quelle considerate protette dal fondo rischi sino a 100.000€ che sappiamo bene NON avere risorse sufficienti in caso di crisi sistemica quale quella che tutti vediamo

Quindi 427 Miliardi (barre blu) + 494 Miliardi (barra rossa) teoricamente coperti dal FITD (con le casse vuote) …tanti o pochi, basta che NON siano i vostri !!!

Pensiero e azione, vi aspettiamo www.maltaway.com

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Noi crediamo che molti cerchino quello che noi abbiamo trovato, e che vogliamo condividere, serve solo iniziare a pensare e ad agire differentemente…e il nostro contributo

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MALTA è la nuova Svizzera e il meglio del Nord Europa in mezzo al Mediterraneo, il posto migliore per il successo, lo sviluppo e la protezione di una Corporation, del suo Business, dei suoi Assets

Da Truenumbers

Bail-in

Gli strumenti finanziari nei quali gli italiani hanno investito, sono sicuri? Ecco i numeri

D’ora in poi (e più di 10mila italiani se ne sono accorti) se una banca fallisce, a pagare i suoi debiti saranno i risparmiatori che hanno puntato su quella banca. Non tutti, però.

Quanto rischi

Il grafico mostra la quantità di risparmio degli italiani teoricamente assoggettabile alle regole del cosiddetto “bail-in”. Il totale dei soldi “a rischio” è pari a 921 miliardi di euro. Significa che se tutte le banche italiane fallissero contemporaneamente, la quota di risparmio che  verrebbe svalutata o convertita in capitale dell’istituto sarebbe quella: 921 miliardi.

Evidentemente si tratta di un’ipotesi puramente teorica, tanto è vero che la maggior parte dei fondi liquidi che gli italiani hanno impiegato in un qualche strumento finanziario bancario non sono assoggettabili alle regole europee di salvataggio bancario (Bank Recovery and Resolution Directive, Brrd meglio noto come, appunto, bail-in). I soldi che possono dormire sonni tranquilli sono quei 494 miliardi di euro che, alla fine del dicembre 2015, erano depositati in conti correnti che non raggiungevano la fatidica soglia dei 100.000 euro oltre la quale scatta proprio la possibilità che quei fondi vengano usati per salvare la banca dal fallimento. Sono teoricamente a rischio anche strumenti come il conto deposito, sempre per la quota eccedente i 100mila euro, mentre sono al sicuro i circa 100 milioni di euro investiti in obbligazioni senior garantite.

Chi dorme tranquillo

Quelli che, invece, rischiano sono i 225 miliardi di euro che sono depositati in conti correnti superiori ai 100mila euro, i 173 miliardi investiti in obbligazioni non garantite e i 29 miliardi investiti in obbligazioni subordinate, dello stesso tipo, cioè, di quelle che sono state comprate dai risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, Chieti e Ferrara e che hanno rischiato seriamente non non rivedere mai più per interno. Poi è intervenuta la decisione del governo Renzi di concedere a quasi tutti un parziale indennizzo.

Secondo le regole del bail in i primi a vedersi svalutare o, anche, azzerare, il capitale sarebbero gli azionisti della banca in crisi. Se non bastasse a risollevare l’istituto verrebbero subito dopo colpiti i risparmiatori in possesso di obbligazioni subordinate. In terzo luogo verrebbero colpite le obbligazioni senior non garantite e i depositi per la quota eccedente i 100.000 euro perché fino a 100.000 i depositi sono garantiti da un apposito fondo chiamato Fitd. I depositi superiori a 100.000 euro detenuti da famiglie e piccole imprese sarebbero gli ultimi assoggettabili a bail-in.