Malta, in banca o al bancomat prelevi tutto quello che ti appartiene

Qui a Malta la proprietà privata è sacra, compresa quella per il tuo denaro, cash o elettronico.

MALTA:

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La società è inclusiva verso chi ne ha davvero bisogno, ma qui inclusiva non significa affatto includere chi ha comportamenti criminali di qualsiasi natura, che si tratti di cittadini del paese o stranieri

Vi aspettiamo a Malta con

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ITALIA:

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In Italia invece ricambiano le regole riguardo ai prelievi dai propri conti correnti, in particolare per quel che riguarda i bancomat. Novità che fanno parte di quel pacchetto di decisioni da parte del Governo Renzi, con la normativa che in questo momento stabilisce che l’uso del contante è di fatto vietato a partire da una cifra che superi i 3000 euro.

E proprio in relazione all’utilizzo eccessivo dei contanti rientra anche l’emendamento approvato nel decreto fiscale che, di fatto, potrebbe cambiare e non poco i movimenti sui conti correnti. Con il nuovo decreto fiscale adesso le nuove regole fissano un limite ai prelievi giornalieri o nell’arco di 30 giorni: mille euro al giorno e 5mila mensili di fatto sono i nuovi limiti fissati. Ma cosa succede se si superano queste soglie?

Chi preleverà una somma che supera i mille euro in un giorno o i cinquemila in un mese rischia seriamente di entrare nel mirino del Fisco e dell’Agenzia delle Entrate. Le norme fiscali in merito, infatti, prevedono che scattino delle sanzioni nel momento in cui chi ha il conto corrente non riesce a giustificare le somme che vi sono depositate.

Le nuove regole riguardano la lotta al nero e all’evasione fiscale e prevedono che commercianti, imprenditori, ma anche risparmiatori effettuino i pagamenti utilizzando metodi rintracciabili, quindi assegni, carte di credito, bancomat o bonifici, limitando al massimo l’utilizzo di contanti. Nel caso di prelievi troppo frequenti e sostanziali, infatti, se i titolari del conto corrente non riusciranno a giustificare le somme depositate potranno essere pesantemente sanzionati, anche con la tassazione del reddito. Nel caso, dunque, di spese e prelievi è consigliabile conservare la relativa documentazione, cioè possibili fatture, scontrini o ricevute da usare per l’eventuale contestazione del Fisco.

https://it.finance.yahoo.com/notizie/bancomat-novita-in-arrivo-per-chi-preleva-122834256.html


Oltre 1000 o 5000 euro scatta la presunzione di compensi per i prelievi non giustificati.

Dal 16 Nov 2016, chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrebbe essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate. Viene infatti fissato un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di “nero” qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario. È questo l’emendamento più allarmante appena approvato al decreto fiscale e che rischia di costituire un vero e proprio spauracchio per contribuenti e risparmiatori. Difatti, benché la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti stabilisce che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da 3.000 euro, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul conto corrente (per i quali non vi è alcun tetto), la nuova norma vorrebbe imporre ai correntisti un vincolo particolarmente forte, almeno per quanto riguarda gli imprenditori. Ma procediamo con ordine.

Soldi sul conto corrente: cosa ne puoi fare?

Se è vero che nel conto corrente ci sono soldi tuoi e, in linea teorica, dovresti essere libero di farne quello che vuoi, ivi compreso prelevarli nella misura e nei tempi che preferisci, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li salva da questo regime [1]), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate al fisco, quest’ultimo (o meglio, l’Agenzia delle Entrate) può presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in nero. Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti. La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non ha salvato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente (di norma ritenuto sempre al riparo dai sospetti dell’Agenzia delle Entrate). La giurisprudenza, infatti, ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Sicché è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell’impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento.

Si tratta, ovviamente, solo di una «presunzione» contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non sempre facile da raggiungere atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari. Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le pezze giustificative dell’impiego di consistenti somme di denaro.

La nuova norma

La nuova norma vuole imporre un limite numerico per le presunzioni sui prelievi degli imprenditori e imprese: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro. Viene così integralmente riscritta la norma [2] in base alla quale i prelievi possono costituire “compensi”. Il legislatore interviene affermando come la norma in questione potrà operare al ricorrere di un requisito «numerico»: la presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di «franchigia» entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l’eccedenza rispetto alle stesse.

La presunzione legale continuerà, quindi, ad operare soltanto per le somme che superano tali importi, in relazione alle quali si ritiene resti possibile fornire la prova contraria dimostrando «la loro coerenza con il tenore di vita rapportato al volume d’affari dichiarato».

 

[1] C. Cost. sent. n. 228/2014.

[2] Art. 32, comma 1, n. 2) del dpr 600/73.

Paradisi Fiscali: nuovo modello Europeo a punti paesi blacklist

Paradisi Fiscali: nuovo modello Europeo a punti paesi blacklist

Quando decidete per la residenza e la domiciliazione vostra e del vostro business, optate per una giurisdizione come MALTA fully compliant con le regole Europee e OCSE, in caso contrario cercate attentamente di comprendere come il paese scelto sia considerato dall’Europa, Italia e OCSE

Tassazione equa: la Commissione avvia i lavori per compilare un primo elenco comune UE delle giurisdizioni fiscali non collaborative

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Bruxelles, 15 septembre 2016

La Commissione europea procede speditamente con i lavori di elaborazione di un primo elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative; è stata infatti presentata una valutazione preliminare (“quadro di valutazione degli indicatori”) di tutti i paesi terzi realizzata sulla base di una serie di indicatori chiave.

Spetta ora agli Stati membri dell’UE scegliere quali paesi dovrebbero essere sottoposti a un esame più approfondito nei prossimi mesi per individuare con precisione quelli che non rispettano le norme in materia di fiscalità.

Nel gennaio 2016, nell’ambito del più ampio obiettivo di contrastare l’evasione e l’elusione fiscali, la Commissione ha avviato un processo in tre fasi per compilare l’elenco comune dell’UE. Un elenco comune dell’UE delle giurisdizioni non cooperative avrà un peso molto maggiore rispetto all’attuale mosaico di elenchi nazionali nel trattare con i paesi terzi che rifiutano di conformarsi alle norme internazionali di buona governance in materia fiscale. Un elenco dell’UE impedirà inoltre una pianificazione fiscale aggressiva che abusi delle asimmetrie tra i diversi sistemi nazionali.

L’elenco definitivo delle giurisdizioni non cooperative dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2017. Gli Stati membri hanno già espresso il loro sostegno a questo approccio, che gode anche del fermo sostegno del Parlamento europeo.

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Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “L’UE prende sul serio i propri impegni di buona governance a livello internazionale. È ragionevole aspettarsi che i nostri partner internazionali facciano lo stesso. Vogliamo avere un dibattito leale e aperto con i nostri partner su questioni fiscali che ci riguardano tutti a livello globale. L’elenco dell’UE sarà il nostro strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di adeguarsi alle norme.

Come è stato concepito il quadro di valutazione

Obiettivo del quadro di valutazione della Commissione è aiutare gli Stati membri a decidere con quali paesi l’UE dovrebbe avviare un dialogo sulle questioni di buona governance fiscale. È stato elaborato per avviare i lavori e contribuire ad orientare le scelte degli Stati membri nel decidere quali paesi sottoporre ad esame.

Tutti i paesi terzi e le giurisdizioni fiscali del mondo sono stati esaminati per determinare il rischio che essi presentano di favorire l’elusione fiscale. Tale valutazione preliminare si è basata su un’ampia gamma di indicatori oggettivi e neutri, tra cui dati economici, attività finanziaria, strutture giuridiche e istituzionali e norme basilari in materia di buona governance fiscale.

Come primo passo, il quadro di valutazione presenta dati fattuali su ogni paese rispetto a tre indicatori neutri: legami economici con l’UE, attività finanziaria e fattori di stabilità. Le giurisdizioni che occupano posizioni di rilevo in queste tre categorie sono quindi esaminate rispetto ad altri indicatori di rischio, come il livello di trasparenza o il ricorso potenziale a regimi fiscali preferenziali.

La valutazione preliminare non rappresenta alcun giudizio nei confronti dei paesi terzi, né costituisce un elenco preliminare dell’UE. I paesi possono occupare posizioni di rilevo rispetto agli indicatori del quadro di valutazione per vari motivi, anche quando non costituiscono una minaccia per le basi imponibili degli Stati membri. L’intento è quello di aiutare gli Stati membri a selezionare i paesi che intendono sottoporre a un esame più approfondito sotto il profilo della buona governance fiscale: sarà questa la prossima tappa nel processo di elaborazione dell’elenco dell’UE. L’UE collaborerà strettamente con l’OCSE durante il processo di compilazione dell’elenco e terrà conto della valutazione dell’OCSE sulle norme di trasparenza delle giurisdizioni.

Prossime tappe

La valutazione preliminare è stata presentata il 14 settembre agli esperti degli Stati membri nell’ambito del gruppo “Codice di condotta (Tassazione delle imprese)”. Sulla base dei risultati, il gruppo “Codice di condotta” deciderà le giurisdizioni da sottoporre a un esame più approfondito; la decisione dovrebbe essere approvata dai ministri delle finanze entro la fine dell’anno. L’esame dei paesi terzi selezionati dovrebbe iniziare il prossimo gennaio; l’obiettivo è disporre di un primo elenco dell’UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative entro la fine del 2017.

Contesto

La compilazione del nuovo elenco rientra nella campagna dell’UE volta a contrastare l’evasione e l’elusione fiscali e a promuovere una maggiore equità fiscale nell’Unione e a livello mondiale. È stata proposta dalla Commissione nel gennaio 2016 nell’ambito della strategia esterna per un’imposizione effettiva e approvata in maggio dai ministri delle finanze dell’UE. Anche il Parlamento europeo ha ripetutamente espresso il proprio sostegno alla compilazione di un elenco dell’UE.

La strategia esterna definisce un processo di elaborazione dell’elenco dell’UE chiaro, equo e obiettivo, articolato in tre fasi.

  • 1. Quadro di valutazione La Commissione pubblica un quadro di valutazione neutro degli indicatori per contribuire a determinare il livello potenziale di rischio del sistema fiscale di ciascun paese nell’agevolare l’elusione fiscale. La Commissione presenta i risultati del quadro di valutazione agli esperti degli Stati membri nell’ambito del gruppo “Codice di condotta” del Consiglio.
  • 2. Esame Sulla base dei risultati del quadro di valutazione, gli Stati membri decidono quali paesi terzi devono essere ufficialmente sottoposti a un esame da parte dell’UE. L’esame delle norme di buona governance fiscale dei paesi terzi sarà svolto dalla Commissione e dal gruppo “Codice di condotta”. Sarà avviato un dialogo con i paesi interessati per consentire loro di rispondere alle preoccupazioni espresse o discutere una cooperazione approfondita con l’UE in materia fiscale.
  • 3. Compilazione dell’elenco Una volta completato l’esame, i paesi terzi che si sono rifiutati di collaborare o di avviare un dialogo con l’UE sulla buona governance fiscale saranno inseriti nell’elenco dell’UE.

L’elenco comune dell’UE è da intendersi come un’ultima possibilità. Sarà uno strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di rispettare i principi della buona governance fiscale quando tutti gli altri tentativi di avviare il dialogo con tali paesi hanno fallito.

Per maggiori informazioni:MEMO/16/2997

MALTA ITALIA e tutela della concorrenza: 200 a 4

MALTA ITALIA e tutela della concorrenza: 200 a 4

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VIOLARE LE DECISIONI DELL’ANTITRUST NON È REATO. E SOLO 11 TRIBUNALI TRATTANO LE CLASS ACTION

Il grafico mostra la percentuale di magistrati che, in ciascun Paese dell’Unione Europea, si sono occupati delle decisioni degli enti nazionali preposti ad applicare le leggi a tutela della concorrenza (Antitrust).

Ogni paese ha il suo perchè, se sei un innovatore, un imprenditore,  e se NON sei un parassita e neppure un OLIGOPOLISTA, e per caso il tuo business è basato in Italia con una sede operativa e legale, ti conviene guardare altrove

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Corporate & Assets Governance, World Class, MALTA, WorldwideIn pochi si occupano di misure antitrust


Da TRUENUMBERS

In Italia il Tar del Lazio (6 magistrati) è l’organo giudiziario che si occupa, in prima istanza, delle decisioni dell’Antitrust, il nostro ente nazionale a tutela della concorrenza. In seconda istanza, la competenza passa al Consiglio di Stato (18 magistrati). Le questioni relative alla concorrenza sollevate dai privati possono anche essere affrontate dai 22 Tribunali delle Imprese, in prima istanza, e poi dalle Corti d’Appello e di Cassazione. Questo fa salire al 6% la percentuale di magistrati che potrebbero occuparsi di controversie di questo tipo. Dei Tribunali delle Imprese, solo 11 sono abilitati a trattare le azioni giudiziarie collettive promosse dai consumatori.

Meno di noi, solo la Francia

In Francia a occuparsi delle infrazioni alle leggi antirust sono solo 20 giudici. Cinque lavorano per una specifica sezione della Corte d’Appello di Parigi e 15 per la sezione finanziaria della corte di Cassazione. Tuttavia, dato che alcune infrazione alle leggi sulla concorrenza in questo Paese sono reato, tutti i giudici dei Tribunali penali possono trovarsi a trattare casi di questo tipo. In totale, si parla di quasi 700 magistrati.

In Irlanda è reato

Il Paese europeo dove più magistrati si occupano di far rispettare le decisioni dell’ente antitrust locale è la repubblica d’Irlanda. Il motivo è che le infrazioni più gravi costituiscono reato e quindi sono di competenza dei tribunali penali. Dato che è una nazione molto piccola (4,595 milioni di abitanti), i magistrati coinvolti sono solo 57.

Il numero totale di magistrati che hanno il compito specifico di far applicare la legge antitrust in tutta l’Europa è di 435 , l’1,6% del totale.

I dati si riferiscono al 2015
Fonte: CEPEJ, ERA

 

Leggi anche:

Le 89 procedure europee contro l’Italia
Il clamoroso flop del rating di legalità

PENSIONI DETASSAZIONE e CONVENZIONE ITALIA MALTA doppie imposizioni

PENSIONI DETASSAZIONE e CONVENZIONE ITALIA MALTA doppie imposizioni
La normativa prevede che i redditi da  PENSIONI  possano essere trasferite all’estero e, in base alle Convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali, possano essere detassati in Italia con pagamento della tassazione nel nuovo paese di residenza, salvo le eccezioni previste nei singoli Trattati.
Le Convenzioni contro la doppia imposizione fiscale prevedono generalmente che le pensioni corrisposte a cittadini non residenti siano tassate in modo diverso a seconda che si tratti di pensioni delle gestioni previdenziali dei lavoratori pubblici o dei lavoratori privati.
Per verificare qual è il regime fiscale applicabile alla gestione previdenziale d’interesse è disponibile il testo relativo a ciascuna Convenzione in vigore contro le doppie imposizioni.
Pertanto, il pensionato che risiede all’estero può chiedere all’INPS l’applicazione delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni fiscali in vigore, al fine di ottenere, nei casi espressamente previsti, la detassazione della pensione italiana (con tassazione esclusiva nel Paese di residenza), oppure l’applicazione del trattamento fiscale più favorevole ivi indicato (es. imposizione fiscale in Italia solo in caso di superamento di determinate soglie di esenzione).
La Convenzione in vigore tra Italia e Malta (come quasi tutte le Convenzioni, eccezione solo TUNISIA alla fine, prevede un regime diverso per le pensioni degli ex dipendenti PRIVATI di cui all’art.18 e le Pensioni dei dipendenti PUBBLICI di cui all’art 19 paragrafo 2.
CONVENZIONE ITALIA /MALTA
Articolo 18 – Pensioni e annualita’. In vigore dal 8 maggio 1985 1. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 2 dell’art. 19, le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, nonche’ le annualita’, pagate ad un residente di uno Stato contraente, sono imponibili soltanto in questo Stato.
Articolo 19 – Funzioni pubbliche. In vigore dal 8 maggio 1985 1. a) Le remunerazioni, diverse dalle pensioni, pagate da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale a una persona fisica, in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente locale, sono imponibili soltanto in questo Stato. b) Tuttavia, tali remunerazioni sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente qualora i servizi siano resi in detto Stato e il beneficiario della remunerazione sia un residente di detto altro Stato contraente che: (I) abbia la nazionalita’ di detto Stato; o Convenzione del 16 luglio 1981 Pagina 12 (II) non sia divenuto residente di detto Stato al solo scopo di rendervi i servizi. 2. a) Le pensioni corrisposte da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica od amministrativa o da un suo ente locale, sia direttamente sia mediante prelevamento da fondi da essi costituiti, a una persona fisica in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente locale, sono imponibili soltanto in questo Stato. b) Tuttavia, tali pensioni sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente qualora il beneficiario sia un residente di questo Stato e ne abbia la nazionalita’.
Gli altri redditi seguono le altre normative specifiche previste dalla convenzione.
Ecco il link di riferimento per le condizioni e schemi di residenza a Malta http://www.maltaway.com/ residenza-pensionati-malta/ e gli Advisors di Maltaway , uno studio di consulenza legale, fiscale e di relocation internazionale, con avvocato italiano e maltese,  potranno fornire tutta la consulenza ed assistenza necessaria per richiedere la residenza, l’assicurazione sanitaria  e trasferire la pensione a Malta valutando la convenienza secondo schemi ordinari o speciali nonche’ supportare i clienti per tutti gli adempimenti necessari in Italia e non solo a Malta.

Pensions, Pensioners, Brexit and pensions’ passporting throughout Europe

Pensions, Pensioners, Brexit and pensions’ portability throughout Europe

http://www.maltaway.com/malta-retirement-programme-en/

http://www.maltaway.com/pensioni-pensionati-italia-malta-estero/

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From expatforum

British expats living in European Union countries, especially popular ones such as France and Spain, are still trying to come to terms with how Brexit will affect their finances and living plans.

One big area of concern are pensions and Brexit could be a trigger for more people to move their British pensions out of the UK, according to finance experts.

The issue revolves around whether or not the UK tax authority, HMRC, will continue to recognise Qualifying Recognised Overseas Pension Scheme, or QROPS, which have been popular for expats worried about currency fluctuations.

Brexit will be a trigger for even more people to move their British pensions out of the UK, according to Nigel Green, chief executive of independent financial advisory firm, deVere Group.

‘As the reality of what a Leave result in the EU referendum means for personal finances sinks in, people will now be reassessing their retirement planning strategy. We can fully expect demand for HMRC-recognised overseas pension transfers to be further boosted thanks to the UK’s decision to leave the European Union,’ he said.

‘Due to the huge amount of uncertainty that’s created, more and more people who are eligible to do so, that’s to say expats and those who are considering retiring outside Britain, will be seeking to safeguard their retirement funds by transferring them into a secure, regulated, English speaking jurisdiction outside the UK,’ he added.

The main concern for finances has been the significant fall in the pound following the referendum decision. For those living in the EU and in receipt of a UK pension, a plummeting pound has serious consequences as the cost of living becomes more expensive.

An established way to help mitigate these problems of currency fluctuations, which can seriously erode retirement income, is to transfer a UK pension into a QROPS. However, there have been some questions raised over the legalities of QROPS due to the Brexit decision.

‘QROPS started under EU law, but now there are separate agreements in place between the UK and individual jurisdictions, such as Malta, regarding pensions transfers. This means that when the UK leaves the EU, these agreements will remain intact.

Therefore, the pension funds established in these jurisdictions will still meet the criteria to be recognised as Overseas Pensions Schemes under UK legislation,’ Green pointed out.

‘Considering the wider post-Brexit vote scenario we are facing, we can assume that the wider international financial advisory sector is about to enter a phase of enormous activity and growth,’ he added.

Pensioners are the biggest group of British expats in Europe, and they can use the years they have worked in one member state to qualify for pensions in another. For example, in Germany EU citizens can count years worked elsewhere to meet the minimum requirements for a pension.

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We believe that many Corporations and Individuals  seek what we have found , and we want to share , we need only starting to think and act differently … and our contribution 

MALTAway is a web portal driven by an holistic vision to offer integrated services such as Corporate Services, Tax & Legal, Management Consulting, Governance, Investment, Business Advisory,  Relocation, in favor of the Corporations, Business, Finance, HNWIs;

MALTA is the best place to move in, with an Anglo-Saxon Business Culture and Regulatory environment in the middle of the Mediterranean Sea, to prosper, develop and protect the Business and the Assets of a Corporation and HNWIs as well

Malta, Italia, Europa: estero e mancata iscrizione AIRE per cittadino Italiano

Malta, Italia, Europa: Residenza estero e mancata iscrizione AIRE per cittadino Italiano

Ogni paese ha le sue regole ben distinte anche all’interno dell’Europa e dello spazio economico Europeo SEE e EFTA, sia per la domanda o permesso di residenza, sia per gli accordi bilaterali sulle doppie imposizioni … ma una cosa rimane costante se sei CITTADINO ITALIANO, ovunque tu sia residente, sono i vincoli formali e sostanziali per NON essere più considerato FISCALMENTE RESIDENTE in Italia

Questa considerazione è davvero rilevante sul lato patrimoniale (la vostra ricchezza, i vostri assets) e sul lato reddituale per qualunque categoria di reddito da quello da pensione o professionale

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TRIBUTARIO

Senza l’iscrizione all’Aire non c’è residenza in Svizzera

di Marco Nessi

Non può invocare la residenza fiscale svizzera il soggetto che, pur trascorrendo gran parte dell’anno all’estero, non sia iscritto all’Aire e svolga un’attività professionale, ancorché …

ma anche il contrario

La residenza non dipende dall’iscrizione all’Aire...  L’iscrizione all’Aire non è un elemento determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, allorchè il soggetto abbia nel territorio la residenza (intesa quale abituale e volontaria dimora) ovvero il domicilio (inteso come sede principale degli interessi ed interessi economici.

 

Contattaci perchè cambiare paese e giurisdizione richiede conoscenza, esperienza, pratica INTERNAZIONALE, noi ti sappiamo consigliare e proteggere

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Riteniamo ci siano 4 elementi fondamentali per garantire un supporto unico e di valore alle persone e alle aziende:

  • 1) un team professionale che conosca e abbia esperienze di vita e professionali in Italia e a Malta, ma anche in diverse locations del mondo, per capire se e perchè Malta sia la soluzione ideale
  • 2) offrire un servizio chiavi in mano, capace di supportarvi sia sugli aspetti regolatori e fiscali di Malta, sia su quelli Italiani, per chiudere il cerchio e non lasciare aperti varchi potenzialmente pericolosi
  • 3) operare in loco una minuziosa selezione di partners locali,costruendo partnerships in grado di offrire le specifiche soluzioni necessarie a consentirvi di partire in poco tempo  con la massima efficacia
  • 4) e da ultimo, ma davvero importante, l’assenza di conflitti di interesse e l’ indipendenza sia nei Board sia nell’Advisory

Soldi in ITALIA davvero a rischio

Soldi in ITALIA davvero a rischio a fronte di una crisi bancaria sistemica

Mancano evidentemente nel conteggio i valori relativi alle partecipazioni azionarie nel sistema bancario e quelle considerate protette dal fondo rischi sino a 100.000€ che sappiamo bene NON avere risorse sufficienti in caso di crisi sistemica quale quella che tutti vediamo

Quindi 427 Miliardi (barre blu) + 494 Miliardi (barra rossa) teoricamente coperti dal FITD (con le casse vuote) …tanti o pochi, basta che NON siano i vostri !!!

Pensiero e azione, vi aspettiamo www.maltaway.com

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Noi crediamo che molti cerchino quello che noi abbiamo trovato, e che vogliamo condividere, serve solo iniziare a pensare e ad agire differentemente…e il nostro contributo

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MALTA è la nuova Svizzera e il meglio del Nord Europa in mezzo al Mediterraneo, il posto migliore per il successo, lo sviluppo e la protezione di una Corporation, del suo Business, dei suoi Assets

Da Truenumbers

Bail-in

Gli strumenti finanziari nei quali gli italiani hanno investito, sono sicuri? Ecco i numeri

D’ora in poi (e più di 10mila italiani se ne sono accorti) se una banca fallisce, a pagare i suoi debiti saranno i risparmiatori che hanno puntato su quella banca. Non tutti, però.

Quanto rischi

Il grafico mostra la quantità di risparmio degli italiani teoricamente assoggettabile alle regole del cosiddetto “bail-in”. Il totale dei soldi “a rischio” è pari a 921 miliardi di euro. Significa che se tutte le banche italiane fallissero contemporaneamente, la quota di risparmio che  verrebbe svalutata o convertita in capitale dell’istituto sarebbe quella: 921 miliardi.

Evidentemente si tratta di un’ipotesi puramente teorica, tanto è vero che la maggior parte dei fondi liquidi che gli italiani hanno impiegato in un qualche strumento finanziario bancario non sono assoggettabili alle regole europee di salvataggio bancario (Bank Recovery and Resolution Directive, Brrd meglio noto come, appunto, bail-in). I soldi che possono dormire sonni tranquilli sono quei 494 miliardi di euro che, alla fine del dicembre 2015, erano depositati in conti correnti che non raggiungevano la fatidica soglia dei 100.000 euro oltre la quale scatta proprio la possibilità che quei fondi vengano usati per salvare la banca dal fallimento. Sono teoricamente a rischio anche strumenti come il conto deposito, sempre per la quota eccedente i 100mila euro, mentre sono al sicuro i circa 100 milioni di euro investiti in obbligazioni senior garantite.

Chi dorme tranquillo

Quelli che, invece, rischiano sono i 225 miliardi di euro che sono depositati in conti correnti superiori ai 100mila euro, i 173 miliardi investiti in obbligazioni non garantite e i 29 miliardi investiti in obbligazioni subordinate, dello stesso tipo, cioè, di quelle che sono state comprate dai risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, Chieti e Ferrara e che hanno rischiato seriamente non non rivedere mai più per interno. Poi è intervenuta la decisione del governo Renzi di concedere a quasi tutti un parziale indennizzo.

Secondo le regole del bail in i primi a vedersi svalutare o, anche, azzerare, il capitale sarebbero gli azionisti della banca in crisi. Se non bastasse a risollevare l’istituto verrebbero subito dopo colpiti i risparmiatori in possesso di obbligazioni subordinate. In terzo luogo verrebbero colpite le obbligazioni senior non garantite e i depositi per la quota eccedente i 100.000 euro perché fino a 100.000 i depositi sono garantiti da un apposito fondo chiamato Fitd. I depositi superiori a 100.000 euro detenuti da famiglie e piccole imprese sarebbero gli ultimi assoggettabili a bail-in.

POLIZZE VITA e PROTEZIONE PATRIMONIO

Dal sito di settore CityWire e dal blog Vincitori e vinti uno stimolo puntuale, leggere non basta , bisogna agire

Qui a Malta, MALTAway ha una struttura professionale con esperienza e practice Italiana e Maltese, per percorrere una strada di protezione del tuo patrimonio in modo

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SE AVETE INVESTITO IN POLIZZE DOVETE LEGGERE QUESTO ARTICOLO

Un interessante articolo di Massimo Milani, pubblicato su CityWire, espone in maniera chiara ed equilibrata gli scenari, affatto tranquillizzanti, che hanno davanti i risparmiatori che hanno investito nelle polizze di Ramo I, le cosiddette gestioni separate. Ve lo propongo, in quanto utile a far luce sull’argomento di alcune polizze a premio unico e a sfatarne il mito della sicurezza. Poiché ritengo utile arricchire i contributi proposti nell’articolo con ulteriori aspetti più volte trattati su questo blog, nel corso dell’articolo trovate alcuni miei interventi, che sono scritti in corsivo ed evidenziati in giallo.
Buona lettura
Dopo avere messo a segno una crescita record nel biennio 2013-14, anche nel 2015, la raccolta delle polizze di Ramo I, le cosiddette gestioni separate, rappresenta la maggiore fetta della produzione del comparto assicurativo.
Secondo le statistiche dell’Ania, le polizze vita Ramo I a novembre hanno registrato premi per oltre 59 miliardi di euro, rappresentando oltre il 66% dell’intera produzione 2015.

Figura n. 1 – Nuova produzione individuale vita per ramo/prodotto. Produzione assicurativa vita per ramo/prodotto. Si evidenzia che il 66% della produzione è relativa alle gestioni separate. Fonte: ANIA – Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici

Come funzionano le gestioni separate

I premi versati dagli assicurati, al netto dei caricamenti che vanno a remunerare il canale distributivo(spesso le commissioni sono assai onerose per il risparmiatore), confluiscono in un’apposita gestione separata di attivi, ovvero in una gestione finanziaria appositamente creata dalla compagnia assicurativa per quella famiglia di polizze. Le gestioni separate investono prevalentemente in titoli di Stato e altre obbligazioni.
I titoli in portafoglio rimangono valorizzati al prezzo con il quale sono stati inizialmente acquistati (contabilizzazione a “costo storico”) sino al momento della vendita o rimborso. Per questo, il valore della gestione separata cambia grazie ai rendimenti generati dai titoli in portafoglio e dalla differenza tra prezzo di acquisto e di realizzo che genera un guadagno/perdita.
Le gestioni separate non hanno quindi un valore di quota pubblicato giornalmente o settimanalmente.
Le compagnie assicurative prevedono, per questo tipo di polizze, che le prestazioni si rivalutino ogni anno in funzione del rendimento ottenuto dalla gestione separata. Il rendimento finanziario conseguito da tale attività di gestione viene ridistribuito secondo un’aliquota di retrocessione che generalmente non è inferiore all’80% del rendimento ottenuto dalla gestione separata o al netto di una commissione di gestione che solitamente non supera l’1,8%. Le rivalutazioni annuali rimangono solitamente acquisite di anno in anno.

Punti di forza

I motivi per i quali questo tipo di investimento sta ricevendo tanto credito si riassumono con diverse motivazioni non finanziarie:
  • tali contratti godono dell’esenzione dell’imposta di bollo dello 0,20%;
  • investono principalmente in titoli di Stato che godono dell’aliquota ridotta al 12,5% invece del 26% (se non verrà modificato il regime di tassazione);
  • le polizze sono esenti dall’imposta di successione e non fanno parte dell’asse ereditario; (Già in diversi articoli precedenti ho parlato del rischio che il privilegio riconosciuto alle assicurazioni (ossia il fatto che sfuggono dall’imposta di successione), potrebbe non resistere in caso di riforma della materia successoria e di insaspimento delle imposte di successione. Questa eventualità è stata recentemente confermata da alcune indiscrezioni  Leggi: Imposte di successione: potrebbero rientrare anche le assicurazioni?)
  • sono impignorabili ed insequestrabili. (Occorre fare una precisazione: spesso queste polizze vengono vendute proprio facendo leva sul fatto che sono impignorabili e insequestrabili. A parte il fatto che questo dipende anche da altri aspetti, mi limito a farvi osservare che è poco sensato investire (magari una parte più o meno marginale) del proprio patrimonio in queste polizze, e non preoccuparsi di proteggere la parte rimanete, che potrebbe essere riferita ad immobili o altri beni mobili, magari di entità assai significativa. Ammesso che le caratteristiche dell’impignorabilità e dell’insequestrabilità reggano, il creditore potrebbe comunque aggredire l’altra parte del patrimonio, quella più cospicua, fregandosene della polizza. Quindi, sotto questo punto di vista, la protezione patrimoniale passa per un discorso ben più ampio e articolato, che deve necessariamente considerare tutto il patrimonio).  
Dal punto di vista finanziario, invece, il successo delle gestioni dipende dall’obbligo normativo di contabilizzare i titoli in portafoglio al costo storico e non al mark to market, come invece avviene per i fondi comuni. Quindi, nonostante la forte volatilità dei rendimenti dei titoli di Stato degli ultimi anni, con i picchi del 2011 e del 2012 in piena crisi dei debiti sovrani ed il crollo dei giorni attuali con rendimenti negativi, le gestioni separate hanno mostrato risultati medi, in netta diminuzione, ma comunque piuttosto stabili.

Figura n. 2 – Confronto tra i rendimenti di gestioni separate, titoli di Stato, inflazione e rivalutazione TFR. Le gestioni separate hanno mostrato risultati medi, in netta diminuzione, ma comunque piuttosto stabili. Le gestioni separate possono contabilizzare i titoli in portafoglio al costo storico e non al mark to market, quindi il risultato della gestione dipende in via esclusiva dalla componente cedolare, e dalle plusvalenze realizzate dalle vendite. I rendimenti sono al lordo, oltre che degli oneri fiscali, anche degli oneri spettanti alla società che gestisce il portafoglio. Fonte:IVASS, ISTAT, Banca d’Italia e stime ANIA

Punti deboli

Data la loro inefficienza finanziaria, relativamente ai costi è bene conoscere:
  • le commissioni di sottoscrizione e le penali di estinzione anticipata che possono azzerare il rendimento dei primi anni di sottoscrizione;
  • le commissioni di gestione e la percentuale di retrocessione del rendimento della gestione separata a cui è collegato il prodotto. (ovviamente il problema dei costi è ulteriormente aggravato dai rendimenti a zero o negativi. Leggi QUI)
Dal punto di vista finanziario le gestioni separate presentano alcune difficoltà crescenti a causa della forte concentrazione sui titoli di Stato sui quali investono in via prevalente (più avanti vedremo perché).

Come conseguenza della forte crescita delle riserve tecniche delle compagnie, le gestioni separate hanno immesso nei loro patrimoni titoli con tassi mediamente più bassi di quelli detenuti dalla gestione separata stessa.

Figura n. 3 – Prospetto della composizione delle gestioni separate in euro. Come conseguenza della forte crescita delle riserve tecniche delle compagnie, avvenuta in un contesto di  tassi di interesse offerti particolarmente bassi quando non negativi, le gestioni separate hanno immesso nei loro patrimoni titoli con tassi mediamente più bassi di quelli detenuti dalla gestione separata stessa. Fonte: Intesa Sanpaolo Vita e Generali
Questo costituisce un problema per una molteplicità di fattori: (Leggete con molta attenzione quanto segue)
  • i vecchi investitori si trovano con un rendimento della gestione separata “diluito” dal versamento dei premi dei nuovi sottoscrittori (le compagnie, in altre parole, proprio per gli afflussi crescenti verso questi strumenti, si trovano a dover acquistare titoli a bassi tassi di interesse, e quindi diluiscono il portafoglio con rendimenti inferiori);
  • per sostenere e stabilizzare i rendimenti e, in alcuni casi, per mantenere dei minimi particolarmente elevati (2% o 2,5%) si è notato che ultimamente le compagnie hanno venduto titoli per realizzare plusvalenze (E’ ovvio: le plusvalenze derivano da titoli con rendimento più elevato. Vendendoli si amplifica ulteriormente e peggiora l’effetto derivante dalla diluizione dei rendimenti)
  • i contratti contemplano la possibilità di rivedere l’entità delle garanzie;
  • le gestioni separate di piccole dimensioni, per costi e poca dinamicità, risulteranno a breve non efficienti;
  • Solvency 2,  la Basilea del settore assicurativo, è operativa dal gennaio 2016. Le garanzie offerte dalle polizze rivalutabili produrranno un innalzamento dei requisiti complessivi di capitale (riserve tecniche e SCR o capitale supplementare) dovuto essenzialmente a due fattori:
a) le riserve tecniche crescono in quanto il valore delle garanzie, essendo parte dei pagamenti  discrezionali all’assicurato, viene esplicitamente considerato al loro interno;
b) il capitale addizionale richiesto dalla direttiva per poter coprire eventuali perdite inattese (SCR) si incrementa per effetto dei rischi d’investimento, di mercato e d’interesse che si configurano a causa delle garanzie di rendimento.
Ci saranno quindi compagnie che avranno necessità di ricapitalizzarsi per raggiungere gli standard minimi ed altre che dovranno avere ancora più capitalizzazione di quello richiesto per esigenze di rating. Questo si potrebbe tradurre in modifiche dell’asset allocation in un periodo non favorevole di mercato.
Inoltre, il crollo dei rendimenti obbligazionari, se dovesse continuare per un periodo prolungato, potrebbe mandare in tilt il sistema assicurativo dal punto di vista della solvibilità delle imprese, tanto che, come rileva in un recente studio la Bundesbank, fino a 32 assicurazioni tedesche si troverebbero ad affrontare rischi di insolvenza.
In un eventuale scenario di tassi crescenti i “cacciatori di rendimento” uscirebbero dalle gestioni separate causando la vendita di titoli per fronteggiare i riscatti, con potenziali minusvalenze sugli ultimi titoli immessi nel portafoglio che cadranno in capo ai restanti investitori.(Peraltro, nel corso dell’ultimo anno, il Fondo Monetario Internazionale è più volte intervenuto mettendo in guardia circa i rischi che incombono sui gruppi assicurativi europei, qualora dovesse persistere uno scenario di bassi tassi di interesse. Leggi Qui). 
Le gestioni separate, data la loro alta concentrazione in titoli governativi, si presentano sostanzialmente come un prodotto non efficiente dal punto di vista della diversificazione finanziaria. La crisi dei debiti sovrani ha dimostrato che l’eccessiva esposizione a questo tipo di debito porta con sé un rischio altissimo che non andrebbe sottovalutato.
Nel Discussion Paper  n.34/2015 di Deutsche Bundesbank viene presentata un’indagine su “l’esposizione in titoli di Stato delle compagnie di assicurazione” che prende in esame un panel di grandi imprese di assicurazioni di: Francia, Italia, Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Regno Unito, Giappone e Stati Uniti.
Dall’analisi emerge che il pericolo di trasmissione tra rischio del debito sovrano e rischio d’insolvenza delle compagnie di assicurazione è molto elevato a causa dell’eccessiva esposizione dei portafogli d’investimento delle assicurazioni ai titoli di Stato. In proposito viene rilevato anche una significativa concentrazione di tali investimenti e una propensione ad investire in titoli emessi dallo Stato in cui l’impresa di assicurazione ha sede.
La situazione è molto eterogenea variando a seconda dei paesi, ma è più forte nell’area euro, è più pronunciata nei paesi a rischiosità più elevata e particolarmente alto in Italia, dove la propensione ad investire in BTP e CCT è molto marcata, tanto da superare il 60% degli attivi delle gestioni separate, con punte di oltre il 70%. (Sul rischio associato alla possibile ristrutturazione del debito pubblico italiano, in questi pixel, ho speso fiumi di parole. Certo, in questo momento, sopratutto per via della politica monetaria ferocemente espansiva della BCE, il tema è poco percepito. Ma, in prossimo futuro, il rischio potrebbe tornare assai attuale, qualora l’Italia non dovesse riuscire ad agganciare qualche ferma di ripresa economica robusta e duratura. Leggi: Ecco il bail in sugli stati e Leggi: qui, qui e qui)
Altra nota dolente sulla quale la vigilanza ha aperto un faro è la scarsa trasparenza informativa relativa ai titoli detenuti in portafoglio. Nei prospetti della composizione e nel rendiconto annuale delle gestioni separate si leggono categorie di attività come, ad esempio, altri titoli di Stato emessi in euro, obbligazioni quotate in euro o obbligazioni non quotate in euro, che lasciano aperti molti interrogativi circa gli attivi presenti in portafoglio.

Figura n. 4 – Rendiconto riepilogativo e prospetto annuale della composizione della gestione separata in euro. Relativamente alla scarsa trasparenza informativa circa i titoli detenuti in portafoglio dalle gestioni separate si evidenzia che nei prospetti si leggono categorie di attività, come ad esempio titoli di stato emessi in euro, obbligazioni non quotate in euro o in valuta, ecc che lasciano aperti molti interrogativi circa gli attivi presenti in portafoglio. Fonte: Generali

Conclusioni

Nei portafogli delle famiglie la quota di polizze vita pari a circa il 13,2% del totale è ormai prossima al valore delle obbligazioni che raggiunge il 13,4%.
Il canale bancario e postale pesano per oltre il 70% sulla raccolta totale.

Figura n. 5 – Nuova produzione vita per canale distributivo. Il canale bancario e postale pesano per oltre l’70% sulla raccolta totale. Fonte: ANIA – Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici
Dopo il pressing esercitato sui clienti per il collocamento delle proprie obbligazioni bancarie, ora, agli sportelli, si è innescato un nuovo “mantra”: il collocamento delle polizze vita.
I tre requisiti che devono avere i prodotti assicurativi per funzionare nel canale bancario sono: dare una garanzia del capitale, del tasso e pagare un upfront significativo alla rete distributiva. Anche Banca d’Italia ha rilevato come il collocamento di questi prodotti allo sportello stia avvenendo per sostenere i ricavi da commissioni.
Le parole “garanzia del capitale” e “tasso minimo” hanno una forte presa; ma quali sono le condizioni che spingono il risparmiatore all’acquisto di questi prodotti assicurativi?
  • L’attuale scarsità dei rendimenti obbligazionari e la ricerca di un “tasso certo”
  • La paura ad assumersi rischi (variabilità dei rendimenti) investendo in azioni e obbligazioni e quindi la ricerca della “garanzia”
  • L’indipendenza dalla volatilità dei mercati in quanto le quotazioni non sono legate al mark to market;“ occhio non vede, cuore non duole”: possibilità di disinteressarsi dell’investimento fino a scadenza o fino al disinvestimento. Studi di finanza comportamentale provano che, per una serie di distorsioni cognitive, spesso gli investimenti vengono scelti per la loro minore trasparenza: l’essere esposti a maggiori informazioni aumenta il fastidio derivante dal doversi confrontare col sovraccarico informativo.
  • L’apparente garanzia dal rischio di insolvenza della controparte. Risulta tuttavia difficile immaginare che, nel caso l’Italia venisse coinvolta in un default o in una ristrutturazione del debito (CACs), le compagnie possano onorare i propri impegni restando solvibili, visto che oltre il 60% dei propri attivi lo impiegano in BTP e CCT. (Quello che state leggendo è stato uno dei primi blog a parlarvi dei CACs e delle possibili conseguenze per il risparmiatori.Leggi: L’Italia può fallire: ora anche per legge)
Il boom delle polizze rivalutabili rischia, potenzialmente, di creare nuove delusioni se non si abbandonano le logiche legate alla “vendita del rendimento” o “della garanzia” da parte dei collocatori.
Questo tipo di investimento non andrebbe valutato in senso assoluto come il migliore disponibile sul mercato, ma dovrebbe essere inserito in portafoglio in funzione di varie caratteristiche: il reddito, il patrimonio, le necessità previste in futuro, la composizione dell’attuale portafoglio, gli obiettivi d’investimento del cliente e la cosiddetta “zona di comfort” relativa alla variabilità dei rendimenti, dalla quale il consulente non può prescindere nella costruzione del portafoglio stesso.
Anche il cliente più prudente è bene prenda consapevolezza che è indispensabile accettare qualche rischio di perdita nominale nel breve periodo per ottenere dei rendimenti; l’importante è misurarlo correttamente e verificarne la coerenza con la propria “comfort zone”.
Milton Friedman, noto economista e premio Nobel per l’economia, non scherzava affatto nell’affermare che “nessun pasto è gratis”; non esiste alcuna eccezione alla regola di Friedman, purtroppo.

PRONTI a PARTIRE?

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Condividendo € come moneta unica, se un paese in eurozona ha PIL in crescita e attira capitali e cervelli perchè più competitivo, i salari crescono (malta PIL +6,3%), se accade il contrario i salari si abbassano ( Italia e non solo…..???) …. a voi la scelta per il vostro futuro

SIETE PRONTI A SACRIFICARE I VOSTRI SALARI?

MALTA, lascia il bail IN alle banche Italiane e acquista una seconda casa al mare come investimento

MALTA, lascia il bail IN alle banche Italiane e acquista una seconda casa al mare come investimento

Ecco cosa dice l’ufficio studi di Tecnocasa….

La casa al mare continua ad essere percepita come luogo del cuore e rifugio per il weekend, ma viene sempre più sentita anche e soprattutto come un’opportunità di investire in un settore sicuro, grazie alla possibilità, sempre più sfruttata da molti, di affittarla poi ai turisti per brevi o lunghi periodi quando non la si utilizza.  Con l’avvento di portali web e Agenzia specializzate è ormai facile e sicuro infatti metterla in affitto per mesi o settimane con formule semplici e immediate, che trasformano la seconda casa in un bene in cui investire i propri risparmi.

Nel 2016 poi, un’ulteriore spinta al mercato immobiliare l’ha data la sempre più diffusa sfiducia nei confronti degli istituti di credito e il famoso Bail in. Il Consiglio dei Ministri ha infatti recepito a fine 2015 la direttiva europea BRRD, che introduce in tutti i paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche:  il salvataggio interno può toccare anche il denaro sui depositi con somme superiori ai 100.000€. Tramite il bail in si svalutano azioni e crediti e li si converte in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà. Per questo gli italiani stanno cominciando a pensare che i classici investimenti sul mattone rappresentano un modo per impegnare il proprio capitale in un bene che, passi per le crisi momentanee, è sempre molto ricercato sul mercato.

DOVE COMPRARE?

L’acquisto di una seconda casa al mare è spesso fonte di dubbio per l’acquirente, portata a pensare che non la si può sfruttare tutto l’anno. Niente di più sbagliato! Se la scelta della località dove comprare è fatta con un certo criterio, prediligendo quei posti dove è possibile goderne anche nei mesi più freddi, l’investimento è assicurato. Le opzioni a quel punto non mancano.  Vale la pena puntare su zone ad altissimo afflusso turistico vicine a importanti luoghi di interesse culturale raggiungibili sia in treno che coi mezzi in un batter d’occhio, così da poter approfittare della casa al mare in ogni stagione.

Riteniamo utile condividere con i lettori queste 10 considerazioni:

  1. Il conto corrente é un contratto di prestito alla banca, i soldi non sono piú vostri
  2. Il limite al bail in dei conti correnti sino a €100.000 é una bufala, il fondo di garanzia é giá vuoto ora (lo dichiara un alto funzionario Italiano)
  3. Il mercato obbligazionario é una mega bolla, per avere un ritorno il rischio default controparte e rischio prezzo del titolo sono diventati altissimi
  4. Malta é in Europa, con la stessa moneta, sistemi bancari SEPA, prelevare, fare un bonifico da e per Malta , é la stessa identica cosa di un movimento fatto tra Milano e Genova
  5. Non seguite il gregge, non mettete liquidità e asset in paesi a rischio (Portogallo, Italia, Francia, Spagna, Grecia…) che nel migliore dei casi non faranno altro che tassare il vostro patrimonio per risanare le loro finanze
  6. Malta ha flussi turistici in crescita a doppia cifra a differenza di quello che accade negli altri paesi mediterranei
  7. Il clima a Malta é davvero molto mite, le case non hanno riscaldamento, Malta offre mare, storia, architettura, campagna, divertimento, quindi la stagione turistica non é Luglio e Agosto come in molte localitá Italiane, ma dura 12 mesi all’anno
  8. A Malta nessuna tassa sulla casa, neppure la tassa rifiuti
  9. Puoi affittare la tua casa quando non la usi con agenzie specializzate e con AIRBNB
  10. Malta é collegata con 15 cittá italiane, tutti i giorni, da Milano 4 compagnie aeree e al massimo 100 minuti di volo, al prezzo di una pizza e meno dell’autostrada Milano-Genova, Malta ha collegamenti giornalieri con tutte le capitali e principali cittá europee

10 e lode MALTAway vi assiste in tutto, legale, fiscale, scelta location ecc… con pacchetti tutto incluso chiavi in mano

Ed eccovi alcune risposte ideali per capire, comprese queste condivisibili premesse, perché investire in una CasaMalta, noi vi assistiamo in tutto con un pacchetto che al massimo é il 2% del vostro investimento

Italia in 6 mesi boom di acquisti di case all’estero, MALTA è il vostro Nord Europa in mezzo al Meditterraneo

Non fatevi influenzare dai giornali e non seguite il gregge, non mettete liquidità e asset in paesi a rischio che nel migliore dei casi non faranno altro che tassare il vostro patrimonio per risanare le loro finanze

Scappate da questi paesi del Mediterraneo essenzialmente falliti, investite nella vostra casa a Malta, a zero tasse in un paese competitivo e sano dal punto di vista economico, finanziario, sociale e morale….il vostro Nord Europa in mezzo al Mediterraneo 

Perché, Come e dove investire in un immobile a Malta

In Europa stiamo assistendo ad una situazione di debolezza dei prezzi delle case nel Sud tra la Spagna, Francia e Italia con un mercato che ha un’offerta elevata ma una domanda in costante calo, al contrario nelle capitali Nord Europee e in particolare a Londra  vi sono mercati surriscaldati e prezzi alle stelle

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Malta  spesso non e’ neppure considerata dalle classifiche internazionali perché piccola e lontana dai titoli di giornali ma invece è nota agli investitori piu’ smart .

Malta è parte dell’Europa, ha una economia in espansione, un mercato immobiliare in forte crescita , un sistema fiscale vantaggioso che continua ad attirare capitali e investitori, un costo della vita  basso , un ottimo livello scolastico e sanitario, un livello di sicurezza elevato ed una qualità della vita molto alta e non da ultimo  un clima favorevole.

Malta è una nazione e un mercato piccolo, per il momento ancora lontana dalla mente e immaginazione delle folle, con prezzi medi degli immobili relativamente ancora convenienti rispetto agli altri mercati.

Ma perchè conviene investire in un immobile a Malta?

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Perchè è un rendimento sicuro in quanto la domanda di case in affitto è esplosiva e non ci si deve meravigliare se qui un immobile viene affittato dopo 24-48 da quando viene immesso sul mercato, grazie a diversi fattori:

  • l’economia maltese in costante crescita
  • l’afflusso di capitali esteri per grandi progetti di investimento e infrastrutture
  • la crescente domanda da parte del mercato estero, sia individui sia imprese, nella ricerca di immobili residenziali e commerciali per vivere, lavorare, fare business, investire
  • la costante crescita dei flussi turistici
  • l’afflusso di studenti per i  corsi di inglese o universitari
  • una costante crescita della domanda da parte del mercato locale Maltese, dovuta al miglioramento del potere di acquisto e alla chiara scelta di destinare le proprie risorse all’investimento immobiliare.

Investire a Malta in un immobile vuol dire :

  • avere bassi costi di gestione (le spese condominiali sono sempre contenute)
  • non avere nel corso degli anni tasse sulla proprietà o comunali come la tassa rifiuti ed altro,

e per contro

  • avere costanti  flussi di cassa.

Le aree di maggior interesse per gli investitori esperti risultano essere sicuramente Sliema e St Julians, ma molti stanno rivolgendo la loro attenzione anche in altre zone dell’isola sia piu’ a nord o sud .

Località come Swatar, Naxxar, Balzan, St Pauls Bay e Mellieha hanno registrato un interesse da parte degli investitori ed una crescita della domanda degli affitti.

Inizia a rivestire un certo interesse il sud dell’isola con Marsascala oppure le splendide Tre Città o le zone piu’ vicine a Smart City dove si stanno concentrando gli uffici di alcune aziende anche multinazionali.

Ad esempio investire in un immobile a Sliema , un appartamento moderno, vicino al mare con 3 camere vuol dire spendere circa 300.000 euro ma vuol dire assicurarsi un ritorno di investimento annuo a partire dal 7% e destinato a salire con gli affitti short term.

Comprare un appartamento a Gzira o St Pauls Bay con una spesa intorno ai 200.000 euro assicura un rendimento annuo minimo del 5% oppure a San Gwann con un investimento di 130.000 per un appartamento con 2 camere si puo’ avere un rendimento anche superiore al 5%.

A Marsascala con un investimento tra 150 e 180.000 si puo’ avere un rendimento del 4%.

Ecco alcuni dati per fare una scelta ragionata e consapevole per investire il proprio patrimonio: un investimento immobiliare a Malta vuol dire assicurarsi un alto rendimento.

Contatta MALTAway e fai il passo intelligente per sfruttare l’Europa