FONDO PATRIMONIALE E TUTELA DEL PATRIMONIO ? UNA SOLUZIONE LA FONDAZIONE A MALTA

IL FONDO PATRIMONIALE E’ ANCORA UNO STRUMENTO DI TUTELA DEL PATRIMONIO?

LE RECENTI SENTENZE MOSTRANO L’INUTILITA’ DELL’ISTITUTO.

UNA ALTERNATIVA LA FONDAZIONE MALTESE

E’ ormai certo che il fondo patrimoniale e’ uno strumento inefficace e superato

 

L’istituto del fondo patrimoniale è regolato  dall’art. 167 del Codice Civile italiano e può essere costituito da uno o da entrambi i coniugi con atto pubblico, o da un terzo, anche per testamento ed e’ un vincolo di indisponibilita’ con cui uno dei due coniugi o entrambi(ma anche un terzo)  destinano determinati  beni immobili, mobili registrati nei pubblici registri o titoli di credito , al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

E’ un istituto nel passato ampiamento utilizzato per la  tutela del patrimonio sia mobiliare che immobiliare  intendendo tutta quella serie di strumenti giuridici perfettamente a norma di legge  che consentono di porre in essere in via preventiva una salvaguardia del proprio patrimonio come mezzo di pianificazione e gestione dello stesso.

Esistono infatti strumenti giuridici  per porre al riparo il patrimonio ovvero i beni di famiglia da azioni  da parte dei debitori che sia il fisco o terzi, per distinguere il patrimonio aziendale da quello personale, per pianificare successioni o donazioni ecc.

Dette azioni vanno pianificate e poste in essere  in via preventiva perché è inutile porre in essere questi strumenti quando sono già in corso le richieste dei terzi creditori alla ricerca di vie di fuga illecite che non producono risultati, anzi spesso si rivelano controproducenti.

L’istituto del fondo patrimoniale risulta uno strumento sempre piu’ debole e inutile per la tutela del patrimonio sia in conseguenza delle sentenze che nel tempo ne hanno limitato ampiamente la tutela sia in seguito a modifiche legislative.

I creditori  non possono porre azioni nei confronti dei beni costituiti in fondo patrimoniale, come ad esempio pignorare la casa,  se i debiti sono stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia mentre sono pignorabili se il debito e’ stato contratto da uno dei coniugi per soddisfare i bisogni primari della famiglia.

Nel 2015 una riforma del codice ha pero’ modificato la normativa consentendo sempre la pignorabilita’ del bene costituito in fondo , anche per i debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, quando  il creditore trascrive, nei pubblici registri, il suo pignoramento entro l’anno successivo alla costituzione del fondo stesso.

La tutela del fondo che prima era immediata ora viene postposta di 1 anno durante il quale i beni rimangono in ogni caso attaccabili da ogni creditore.

Non bisogna peraltro dimenticare che per i crediti sorti anteriormente alla costituzione ed annotazione del fondo patrimoniale nell’atto di matrimonio , i creditori possono impugnare l’annotazione ed esperire azione revocatoria entro 5 anni volta a provare che  il debitore ha costituito il fondo stesso con l’intenzione di porre in essere un atto in frode ai creditori. Se si ottiene pertanto sentenza di revoca del fondo il bene e’ liberamente aggredibile dal creditore.

La Corte di Cassazione con la Sentenza n. 11862 del  9/6/2015 ha accolto l’azione revocatoria avanzata da un creditore nei confronti dei coniugi che avevano costituito un  fondo patrimoniale in considerazione del fatto che nel fondo erano stati inseriti tutti i beni della coppia.

La Cassazione con altra sentenza  20376/2015 ha ritenuto revocabile il fondo costituito dai coniugi che sono esponenti e fideiussori di due societa’  in quanto ritenuto volto a proteggere i loro immobili dalle azioni esecutive della banca.  

La costituzione del fondo, benche’ anteriore alla revoca degli affidamenti da parte della banca, ma intervenuta dopo 15 anni di matrimonio e poco prima della dichiarazione di ammissione al concordato di una societa’,  è stato ritenuto un atto gratuito volto ad arrecare un pregiudizio ai creditori e per tale motivo e’ stato possibile esperire vittoriosamente l’azione revocatoria.

La giurisprudenza peraltro sta estendendo in maniera significativa il concetto di bisogni della famiglia facendo rientrare debiti fiscali , con fornitori , fideiussioni per azienda familiare , debiti per attivita’ professionale  rendendo pertanto pignorabili i beni costituiti in fondo da una folta schiera di creditori , anche successivamente al termine dei 5 anni quale termine ultimo per esperire l’azione  revocatoria.

Se in passato la casa costituita nel fondo poteva essere pignorata solo da una ristretta schiera di creditori per i debiti strettamente connessi ai   bisogni familiari oggi invece è aggredibile da un’ampio gruppo di  creditori per debiti collegabili all’attività lavorativa imprenditoriale o professionale di uno dei coniugi .

 

La lettura di queste sentenze pone alla luce tutti i dubbi ed i limiti connessi alla tutela patrimoniale offerta  dal  fondo patrimoniale.
E’ ormai certo che il fondo patrimoniale e’ uno strumento inefficace e superato.

Esistono altri strumenti perfettamente legali che consentono di  tutelare il patrimonio in maniera piu’ efficace.

La Fondazione maltese , ad esempio, è uno strumento legale ed efficace  di tutela patrimoniale che consente di tutelare e segregare i beni personali in un ente diverso e distinto dalla persona fisica che li utilizza.

La fondazione maltese, a differenza del Trust, e’ la diretta proprietaria dei beni ad essa conferiti o comunque acquisiti, che si sposteranno dal patrimonio del fondatore per entrare in quello di una distinta ed autonoma persona giuridica, dotata della sua ben precisa autonomia patrimoniale.

Una Fondazione Privata Maltese , che deve essere costituita per atto pubblico davanti a un Notaio tramite un versamento  iniziale di un minimo di € 1164,69,  è un contratto tra il Fondatore, (colui che è l’originario proprietario dei beni), e il Director (amministratore fiduciario) dei beni conferiti in Fondazione, cioè colui che amministrerà i beni.  Nel contratto sono inserite  precise clausole e istruzioni a cui il  Director dovrà attenersi scrupolosamente.

Una Fondazione può avere delle subcelle, ognuna con completa autonomia patrimoniale ed un proprio regime fiscale e distinti Beneficiari.

I beni, nel rispetto di alcune regole e del contratto, potranno anche essere venduti.

La fondazione fiscalmente sarà trattata come una società o un trust, a secondo dell’opzione esercitata, e pertanto beneficerà dei relativi vantaggi fiscali previsti dalla normativa maltese.

Per approfondire l’argomento potete contattare il Team Legale di Maltaway

Avv. Rossella Gianazza

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The eGovernment benchmark 2017 report reveals that the top performer is Malta

The eGovernment benchmark 2017 report reveals that the top performer is Malta

From a study of the European Commission – eGovernment services 2017, a new digital single market in Europe

https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/new-study-egovernment-services-europe-improving-cross-border-availability-services

MALTAWAY PARTNERS INTERNATIONAL ADVISORY: A PROFESSIONAL ADVISORY TO INVEST, TO DO BUSINESS AND TO LIVE IN MALTA AND FROM MALTA

MALTA FINTECH HUB

Malta FinTech, a true hub of Finance and Technology from eGaming and eCommerce to eFinance and eBanking, Technology and Legal Vehicles for Cryptos, ICOs and Blockchain, solutions, services and support for the Consumer and Corporate world

The latest eGovernment benchmark report shows significant improvement on cross-border availability of digital public services and accessibility of public websites from mobile devices in EU Member states. The study also indicates a need for improvement in transparency of public services delivery and use of supporting technology like eIDs or eDocuments.

The eGovernment benchmark 2017 report reveals that the top 5 overall performers are Malta, Denmark, Sweden, Estonia and Norway. These countries lead the way forward to fulfil Europe’s ambition of creating a Digital Single Market.

Country performance: How do individual countries perform

map of Europe with different colors showing the performance of each country

Performance is measured as an average of scores for four top-level benchmarks:

  • user centricity (how fast and easy to use public information and services online),
  • transparency  (of government authorities’ operations, service delivery procedures and the level of control users have over their personal data),
  • cross-border mobility (the extent to which people can use public services outside their country),
  • key enablers (the availability of eID, eDocuments and Authentic Sources, etc).

Europe appears to be getting closer to the 100%-landmark with regard to user-centricity.  However, it scores less well on the other three benchmarks, especially in terms of exploiting the potential of Key Enablers  for public services.

User Centricity

This is the most advanced dimension of online public services in Europe in 2016, emphasising the focus of governments to bring more public information and services online. Europe records a 12 p.p. increase in online availability of services.  The gap between worst and best performing countries is also closing (from a 52 p.p. gap to 47 p.p. in 2016).

A positive trend can be observed in the mobile friendliness of public websites– 54% of public websites allow users to read information properly and navigate through public service websites on a mobile device.

Transparency of government organisations

The transparency of government organisations’ service processes and citizens’ control of personal data averages at 59% for the EU28+ in 2016. The study shows that the transparency of service delivery processes (e.g. informing users on how long the process will take, response times, etc.) is insufficient for 1 in 2 people. As previous eGovernment Benchmark studies have also indicated, this is a key barrier for users to continue their online journey. Some countries like Germany (+46 p.p. from 2012), Finland (+35 p.p. from 2012) and Iceland (+32 p.p. from 2012) have improved a lot in this area.

Cross-border service delivery

This dimension is essential for the Digital Single Market and records solid improvements over the years (+25% since 2012). Information and even services are becoming increasingly available to EU citizens when starting up a business or studying in another country. Results for the online availability indicator show that besides best performers Sweden and Finland (both  scoring 100%), some countries have made huge steps: Latvia (+60 p.p.) Poland (+49 p.p.) and France (+45 p.p.)  have improved their online channels for fellow Europeans. It will be interesting to observe if cross-border service delivery can continue the steep growth curve it has shown over the past years. New indicators on cross-border eID and eDocuments are in their infancy, but will be the accelerators for fully online cross-border services in the years to come.

Key technological enablers

The study reveals that the deployment of key technological enablers  (i.e. eID, eDocuments and Authentic Sources) has the most room for improvement (at 52%; EU28+). The authentic sources indicator which facilitates pre-filling of online forms, progressed slower than other indicators, with only a 3% growth since 2012. The benefits for users and public authorities are obvious (e.g. efficient, effective, timesaving) but insufficiently reaped.

Uneven progress among life events

Mystery shoppers, i.e. researchers that simulate the citizens’ journey through government websites and services, assess the features of multiple eGovernment services related to four life events ( i.e. collection of government services that fulfil a specific user’s need) each year. For 2016, these were:

  • Starting a business: a vast majority (87%, with +5% vs 2014), of people starting up a business can do so online, but only 51% of these services are mobile friendly.
  • Losing and finding a job: an online availability of services at 83% and an overall usability across Europe of 90%. This is the second best scoring event, after “starting a business”.
  • Education/ Studies: Online availability of services for studying scored 84%, experienced a good boost compared to 2014 (+5%). However, mobile friendliness of these services also scores low (52%).
  • Family event: Online services under the family event scored more than 70%, with better scores on mobile friendliness comparing to the other three life events.

An explorative benchlearning perspective

The benchlearning exercise compares the eGovernment performance of different countries in order to understand which factors hamper innovation and how the key characteristics of a country might influence eGovernment performance. eGovernment performances are measured through:

  • Penetration – the extent to which the use of the online channel is widespread among users of government services. Penetration at European level is 52%, but with a wide variance among EU countries
  • Digitisation – summarises four top-level benchmarks: user centricity, transparency, cross-border mobility, key enablers.  Digitisation is at 65% and a lower variance.

By comparing countries with similar environment-specific characteristics (i.e. users’, government and context characteristics), it is possible to determine which countries perform above expected values and which countries perform below expected values, given the country-specific context.

map of Europe with different colors showing the performance of each country

Estonia is the only country outperforming in both Digitisation and Penetration. Denmark, Finland, the Netherlands and Romania are outperforming in Penetration, and in line performance in Digitisation. Austria, Latvia, Malta and Spain are outperforming in Digitisation, and show in line performance in Penetration.

Portugal performs well in digitisation, but underperforms in penetration. France, Lithuania, Poland, Slovenia and Sweden perform in line with their characteristics (i.e. relative indicators). Belgium, Cyprus, Italy and Germany underperform in penetration, while they perform in line in terms of digitisation. Looking at digitisation instead, Bulgaria, Croatia, Greece, Ireland, Slovakia and United Kingdom, underperform, while they perform in line with penetration averages.

The Czech Republic, Luxembourg and Hungary show a relative performance below the European trend, both in penetration and in digitisation.

Background

The 14th eGovernment Benchmark report is the fifth edition of the measurement made according to the eGovernment Benchmark Framework 2012-2015.  A complete measurement of all eight life events takes two years: the former four (regular business operations, moving locations, car ownership, and small claims procedure) are measured in odd years while the latter four (starting up a business, losing and finding a job, studying and family) are measured in even years. The methodology has been updated in 2016, so making comparison with previous years are possible for only some indicators.

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MALTA WAY Partners Consulenza Internazionale, Nuova blacklist Europea, 17 paesi da guardare e NON toccare e 47 sotto osservazione compresi Svizzera, San Marino

Questi i paesi della lista nera, costruita sulla base di tre criteri: trasparenza fiscale, tassazione equilibrata e applicazione delle norme dell’Ocse sul trasferimento dei profitti da un paese all’altro o Base erosion and profit shifting (BEPS)

American Samoa, Bahrain, Barbados, Grenada, Guam, Corea del Sud, Macao, Isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Saint Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago, Tunisia, Emirati Arabi Uniti.

A questi si aggiunge una lista grigia di 47 giurisdizioni quali la Svizzera, le isole Cayman, Bahamas, Isle of Man, Jersey, che si sono impegnate ad applicare le norme internazionali richieste ed una maggiore trasparenza

Otto paesi caraibici che hanno subito danni per l’uragano di quest’anno hanno ricevuto più tempo per rispondere alla richiesta dell’UE e non compaiono in nessuna lista:

Antigua e Barbuda, Anguilla, Bahamas, Isole Vergini britanniche, Dominica, Saint Kitts e Nevis, Turks e Caicos e le Isole Vergini americane.

La Commissione ha fatto riferimento all’elenco in altre proposte legislative pertinenti. Ad esempio, la proposta di rendicontazione pubblica paese per paese include requisiti di segnalazione più severi per le multinazionali con attività nelle giurisdizioni elencate. Nei requisiti di trasparenza proposti per gli intermediari, un regime fiscale instradato attraverso un paese quotato UE sarà automaticamente segnalato alle autorità fiscali. La Commissione sta anche esaminando la legislazione in altri settori politici, per vedere dove possono essere introdotte ulteriori conseguenze per i paesi elencati.

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-17-5122_en.htm

https://ec.europa.eu/taxation_customs/sites/taxation/files/eu_list_factsheet_en.pdf

Lo scorso 8 Novembre, un’apposita Commissione del Parlamento Europeo ha ufficialmente sancito che …

Sistema di tassazione Maltese molto attrattivo e in linea con gli standard Europei e OCSE

Lo conferma il comitato istituito dal parlamento europeo a seguito del fenomeno mediatico dei PANAMA PAPERS

Quello che leggete sui giornali di vari paesi europei, Italia in testa, pone solo evidenza che la competizione tra paesi sia salutare dentro agli schemi e vincoli previsti da EU e OCSE, che le eventuali infrazioni sono fatte da cittadini o persone giuridiche di questi stessi paesi che nulla hanno a vedere con la correttezza delle norme e della loro applicazione a Malta.

Si tratta, in sostanza, di un utilizzo dei media ai fini della narrazione, manipolazione e disinformazione, volta a nascondere la realtà di alcuni paesi il cui modello sociale ed economico NON è piú sostenibile e che vedono un continuo deflusso di capitali e cervelli (Skills) verso le giurisdizioni attrative per stile di vita, innovazione e modelli di sviluppo.

Il valore della stabilità e credibilità di un sistema paese, abbianto a quello della traspasparenza, efficacia, compliance con le regole, modelli e practice internazionali richieste dalla EU e OCSE, fanno di Malta la giurisdizione on shore più apprezzata per individui, patrimoni, imprese tradizionali , innovative e del FinTech.

Malta’s tax system is “very attractive and in line with current international and EU standards, as regards to tax competition”….. EU Committee 8th NOV 2017

Qui potete trovare il report del Comitato del Parlamento EU emesso lo scorso 8 Novembre 2017

PANA Committee confirm the Maltese tax system is in line with current international and EU standards and that Malta has transposed EU rules and respects OECD standards for transparency, fight against tax fraud and money laundering.

www.maltaway.com consulenza internazionale senza confini, per essere trasparenti, compliant , efficaci a Malta, da Malta e nelle migliori giurisdizioni

Ombelico del mondo, dove agli expatriates piace vivere e lavorare

Ombelico del mondo, dove agli expatriates piace vivere e lavorare – iscritti AIRE

L’ Ombelico del mondo, questo il titolo ed il ritornello di un pezzo del 2000 di un cantautore italiano di gran successo, ma anche la visione che molti hanno rispetto al paese ed alla città dove sono nati e dove vivono da sempre.

Anche i poteri secolari hanno sostenuto per millenni che la terra fosse il centro del sistema solare, e accade ancora oggi dove troppi usano il marketing, la manipolazione, la narrazione per non vedere la realtà, anzi per modificare la percezione della realtà, sino a cambiare il pensiero delle persone.

La verità scientifica o la vera esperienza delle persone e degli individui conta sempre meno, avvolta da una nebbia offuscante e manipolatrice.

Pensate che l’ EMA (agenzia europea del farmaco), in procinto di trasferirsi da Londra Canary Wharf (a parte il clima, oggettivamente un gran bel posticino se non ci fosse la Brexit) in una nuova località europea, ha lanciato un’indagine tra i suoi 900 funzionari e le 5 città europee preferite sono risultate essere:

Amsterdam, Barcellona, Vienna, Milano, Copenhagen (il direttore dell’agenzia è Italiano)

Provate ora a confrontare queste percezioni e scelte con i risultati della nuova indagine di Internation/expat insider fatta su un campione di migliaia di Expatriates che nel mondo e in tutte queste città ci vivono e lavorano da tempo

Dovete purificare questa survey dalle città NON EU, da alcune variabili come quella di Malta che, essendo una sorta di città stato, non è presente nella classifica delle città ma al 7 posto di quella dei paesi.

Milano, l’ ombelico del mondo di molti Italiani è al 43 posto e Roma fuori classifica, mentre Dublino e Parigi sono tra i peggiori 50….. Amsterdam al 5 posto.

Ma allora, quanto conta l’esperienza vera e non mediata? Dare valore e condividere quella degli altri senza basarsi solo sulle proprie convinzioni, è il primo passo che mostra che siamo pronti a cambiare le nostre percezioni, influenzate dal guardare troppo il nostro ombelico, che non è sempre quello del mondo.

Ormai i giochi per l’ EMA sono fatti, voi intanto divertitevi a fare le vostre scelte, noi qualche esperienza, practice e consigli l’ abbiamo, che sia per individui, famiglie o corporations -AIRE

MALTAWAY: UN SUPPORTO PROFESSIONALE PER INVESTIRE, FARE BUSINESS E VIVERE A MALTA

Trasferire a Malta la residenza, la tua vita, i tuoi familiari, il tuo business, il tuo patrimonio, significa migliorare la gestione del tuo rischio
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Siamo a vostra disposizione per assistervi in un percorso professionale, dalla fase di analisi e pianificazione fino all’effettivo realizzo del trasferimento a Malta di persone, assets, ridomiciliazione o costituzione di societa’, con individuazione delle soluzioni piu’ idonee al proprio profilo reddituale e patrimoniale, attraverso pacchetti di advisory specifici.
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The Best (and Worst) Cities for Expats in 2017

With an unexpected winner in first place and the famous “City of Lights” in the bottom 3, the Expat City Ranking 2017 offers some interesting insights into urban life abroad.
#1 Manama makes it easy for expats to get settled: an impressive 92% of respondents agree that living there without speaking Arabic is not hard.
#2 Prague shines in regard to work, making it into the top 10 for every subcategory of the Urban Work Life Index.
#3 Madrid may not be the place to go for your career but delights with excellent leisure options and great weather.
Expats in Lagos and Jeddah are unhappy with their work life and the local quality of living, while expats in Paris have a hard time getting settled.
Expat Destinations: The Top Cities in 2017

Expat Destinations: The Top Countries in 2017

 

Italiani all’estero, il vademecum Agenzia delle Entrate

Italiani all’estero, il vademecum dell’Agenzia delle Entrate

In Europa viene garantita ai cittadini la libertà di movimento delle persone e dei capitali.

Gli Italiani possono lavorare, investire e fare business all’estero, non solo in Europa, segui  www.maltaway.com per scegliere, agire, ed essere compliant, sempre, per ogni reddito e per ogni patrimonio.

Per ogni categoria di reddito e profilo legale , controlla sempre i trattati sulla doppia imposizione tra il tuo paese di origine e quello in cui sei residente

NON tutti i paesi applicano il principio dell worldwide taxation come l’Italia

Sei soggetto allo stesso principio in molti paesi ove sei un RESIDENTE PERMANENTE, anche se sei un cittadino Italiano

Link Correlati

TASSE RESIDENTI NON DOM MALTA

Ecco una parte del Vademecum

LA “WORLD WIDE TAXATION”

Non sempre è agevole individuare immediatamente quale sia il sistema di tassazione applicabile per i redditi percepiti all’estero da cittadini italiani. Infatti, gli aspetti da considerare sono molteplici e le regole possono essere diverse a seconda delle singole situazioni personali, dell’esistenza o meno di una Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e lo Stato estero nel quale viene prodotto il reddito, del periodo di permanenza all’estero, dell’iscrizione o meno all’Aire, eccetera. In linea generale, possiamo affermare che per stabilire dove un cittadino è tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti occorre considerare il concetto di “residenza fiscale”. In base al cosiddetto “principio della tassazione mondiale” (World Wide Taxation Principle), sul quale si fonda il sistema fiscale di molti Paesi europei e che è stato adottato anche dalla legislazione fiscale italiana, il cittadino che lavora all’estero, mantenendo la residenza italiana, ha comunque l’obbligo di pagare le imposte in Italia anche sui redditi prodotti all’estero, salvo che sia diversamente indicato da disposizioni contenute nelle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni. Le eventuali imposte pagate a titolo definitivo nei Paesi in cui i redditi sono stati percepiti si possono comunque detrarre da quelle italiane, sotto forma di credito d’imposta, nei limiti stabiliti dall’articolo 165 del Tuir. Art. 165, comma 1: “Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione”. LA REGOLA GENERALE: tutti i cittadini italiani che lavorano all’estero e che non sono iscritti all’A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono fiscalmente residenti in Italia e devono ogni anno presentare la dichiarazione e pagare le imposte sui redditi ovunque prodotti. Nel caso si ometta di presentare la dichiarazione dei redditi o non si indichino in essa i redditi prodotti all’estero, non spetta la detrazione delle imposte pagate nello Stato estero (comma 8 dell’art. 165 del Tuir). 3 settembre 2017

LA RESIDENZA FISCALE E L’ISCRIZIONE ALL’A.I.R.E.

Come espressamente indicato nell’art. 2 del Tuir (Dpr 917/1986), per le imposte sui redditi si considerano fiscalmente residenti in Italia le persone che: • per la maggior parte del periodo d’imposta (cioè, per almeno 183 giorni all’anno) sono iscritte nelle Anagrafi comunali della popolazione residente in Italia • hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza • si sono trasferiti in uno dei Paesi a fiscalità privilegiata (salvo prova contraria).

L’ISCRIZIONE ALL’ANAGRAFE DEGLI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO L’A.I.R.E (“Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero”) contiene i dati dei cittadini che risiedono all’estero per un periodo di tempo superiore a 12 mesi o, per i quali, è stata accertata d’ufficio tale residenza. Il cittadino italiano che trasferisce la propria residenza da un comune italiano all’estero (anche se in un Paese dell’Unione Europea), entro 90 giorni dal trasferimento della residenza deve iscriversi all’AIRE presso l’Ufficio consolare competente per territorio. Con l’iscrizione all’AIRE, che è gratuita, si viene cancellati dall’Anagrafe della popolazione residente del Comune italiano di provenienza. L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza. informazioni su procedura di iscrizione, aggiornamento dei dati e cancellazione sono consultabili sul sito del Ministero degli Affari Esteri (http://www.esteri.it/mae/it/italiani_nel_mondo/serviziconsolari/aire.html) o sul sito del Ministero dell’Interno: (http://servizidemografici.interno.it/it/Aire/Informazioni). L’AIRE è stata istituita con la legge 470/88 e regolamentata dal Dpr 323/89. Iscrivendosi all’AIRE si può usufruire di alcuni servizi forniti direttamente dal Consolato italiano all’estero. Per esempio, il rilascio di certificati anagrafici e di residenza, il rinnovo del passaporto, il rinnovo della patente di guida per chi risiede in paesi extraeuropei, eccetera. Inoltre, come è noto, chi è iscritto all’Aire può esercitare il diritto di voto per corrispondenza, tramite il Consolato competente. Di contro, l’iscrizione all’AIRE implica la perdita del diritto all’assistenza sanitaria di base in Italia (è garantita solo l’assistenza sanitaria urgente).

LE CONVENZIONI CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI

Per evitare che i propri cittadini subiscano una doppia imposizione, che si avrebbe in seguito al pagamento delle imposte sia nel Paese di produzione del reddito sia in quello di residenza, l’Italia ha stipulato con molti Paesi Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni e riconosce un credito d’imposta per le imposte pagate all’estero nel momento in cui si dichiarano i redditi in Italia con l’applicazione di una norma (articolo 165) contenuta nel Tuir. Le Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sono degli accordi tra due Stati, attraverso i quali viene disciplinata la sovranità tributaria di entrambi, in base al principio della reciprocità. Oltre a evitare le doppie imposizioni sui redditi e sul patrimonio dei rispettivi residenti, le Convenzioni hanno anche lo scopo di prevenire l’evasione e l’elusione fiscale. Generalmente, le Convenzioni non prevedono che sia un unico Stato, tra i due contraenti, ad assoggettare a tassazione un determinato tipo di reddito (tassazione esclusiva). Per questo motivo, è necessario dichiarare in Italia anche i redditi conseguiti all’estero. La doppia imposizione viene comunque eliminata mediante l’applicazione dell’articolo 165 del Tuir, secondo il quale le imposte pagate all’estero a titolo definitivo sono ammesse in detrazione dall’imposta netta fino a concorrenza della quota di imposta italiana. sul sito del Dipartimento delle Finanze, nella sezione della fiscalità comunitaria e internazionale, sono pubblicate e periodicamente aggiornate tutte le convenzioni stipulate dall’Italia

http://www.finanze.gov.it/opencms/it/fiscalita-comunitaria-einternazionale/convenzioni-e-accordi/convenzioni-per-evitare-le-doppie-imposizioni/

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Agenzia/Agenzia+comunica/Prodotti+editoriali/Guide+Fiscali/Agenzia+informa/pdf+guide+agenzia+informa+tre/Guida_Italiani_all%27estero.pdf

 

TASSAZIONE A MALTA PER RESIDENTI NON DOM

TASSAZIONE A MALTA PER RESIDENTI NON DOM

Un chiarimento utile da parte dell’ Avv. Rossella Gianazza, abilitato in Italia e a Malta, partner di MALTAway

I principali sistemi di tassazione mondiali sono due : quello della world wide taxation e quello di territorialita’.

Il sistema tributario della “worldwide taxation ” , si basa sulla tassazione su base mondiale secondo cui si assoggettano a tassazione i redditi ovunque prodotti nel mondo da parte di una persona fisica residente e non solo quelli prodotti nel territorio dello Stato.

E’ soggetto a questo regime tributario ad esempio la persona fisica cittadino italiano residente in Italia che deve quindi pagare le tasse all’erario italiano sulla base di tutti i redditi prodotti in Italia o nel mondo.

Diverso e’ il sistema di tassazione su base “territoriale” che si applica ai soggetti non domiciliati che sono tenuti a pagare le tasse nel paese di residenza solo sui redditi ivi prodotti .

E’ soggetto a questo regime tributario ad esempio la persona fisica cittadino italiano che ha trasferito la residenza a Malta che viene considerato non domiciliato.

Bisogna fare chiarezza sul concetto di domicilio di derivazione anglosassone e non confonderlo con il domicilio anagrafico previsto dal Codice Civile Italiano inteso come il luogo in cui la persona ‘’ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi’’. (art 43 C.C.)

Un cittadino italiano che sceglie di trasferire la propria residenza all’estero per non essere assoggettato a tassazione in Italia dovra’ pertanto rispettare alcuni criteri base sia formali sia sostanziali ed i principali risultano essere:

  • vivere fuori dal territorio italiano piu’ 183 giorni
  • avere dimora abituale all’estero
  • iscriversi all’anagrafe residenti estero AIRE
  • avere il centro degli interessi professionali e personali all’estero

Pertanto un cittadino non maltese, che trasferisce la residenza a Malta, nel rispetto delle norme in materia, acquisisce lo status di residente non domiciliato detto anche NON DOM.

Come RESIDENTE NON DOM a Malta paghera’ le tasse:

  • sul reddito in qualsiasi forma prodotto a Malta e sul capital gain ivi prodotto
  • sui redditi da fonte estera solo se trasferiti a Malta

Come RESIDENTE NON DOM a Malta NON paghera’ le tasse:

  • sul ‘’clean capital’’ rimesso a Malta
  • sul ‘’capital gains’’ prodotto all’estero e parzialmente o totalmente trasferito a Malta.

 

Ecco la fonte normativa sull’INCOME TAX a Malta

CHAPTER 123 / INCOME TAX ACT / To impose a Tax upon Incomes./ Amended by: XVII. 1994.35

http://justiceservices.gov.mt/DownloadDocument.aspx?app=lom&itemid=8658&l=1

Per specifiche categorie di reddito e casi di doppie imposizioni, occorre fare riferimento ai numerosissimi trattati vigenti tra Malta e oltre 70 giurisdizioni

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ITALIA:

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In Italia invece ricambiano le regole riguardo ai prelievi dai propri conti correnti, in particolare per quel che riguarda i bancomat. Novità che fanno parte di quel pacchetto di decisioni da parte del Governo Renzi, con la normativa che in questo momento stabilisce che l’uso del contante è di fatto vietato a partire da una cifra che superi i 3000 euro.

E proprio in relazione all’utilizzo eccessivo dei contanti rientra anche l’emendamento approvato nel decreto fiscale che, di fatto, potrebbe cambiare e non poco i movimenti sui conti correnti. Con il nuovo decreto fiscale adesso le nuove regole fissano un limite ai prelievi giornalieri o nell’arco di 30 giorni: mille euro al giorno e 5mila mensili di fatto sono i nuovi limiti fissati. Ma cosa succede se si superano queste soglie?

Chi preleverà una somma che supera i mille euro in un giorno o i cinquemila in un mese rischia seriamente di entrare nel mirino del Fisco e dell’Agenzia delle Entrate. Le norme fiscali in merito, infatti, prevedono che scattino delle sanzioni nel momento in cui chi ha il conto corrente non riesce a giustificare le somme che vi sono depositate.

Le nuove regole riguardano la lotta al nero e all’evasione fiscale e prevedono che commercianti, imprenditori, ma anche risparmiatori effettuino i pagamenti utilizzando metodi rintracciabili, quindi assegni, carte di credito, bancomat o bonifici, limitando al massimo l’utilizzo di contanti. Nel caso di prelievi troppo frequenti e sostanziali, infatti, se i titolari del conto corrente non riusciranno a giustificare le somme depositate potranno essere pesantemente sanzionati, anche con la tassazione del reddito. Nel caso, dunque, di spese e prelievi è consigliabile conservare la relativa documentazione, cioè possibili fatture, scontrini o ricevute da usare per l’eventuale contestazione del Fisco.

https://it.finance.yahoo.com/notizie/bancomat-novita-in-arrivo-per-chi-preleva-122834256.html


Oltre 1000 o 5000 euro scatta la presunzione di compensi per i prelievi non giustificati.

Dal 16 Nov 2016, chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrebbe essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate. Viene infatti fissato un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di “nero” qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario. È questo l’emendamento più allarmante appena approvato al decreto fiscale e che rischia di costituire un vero e proprio spauracchio per contribuenti e risparmiatori. Difatti, benché la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti stabilisce che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da 3.000 euro, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul conto corrente (per i quali non vi è alcun tetto), la nuova norma vorrebbe imporre ai correntisti un vincolo particolarmente forte, almeno per quanto riguarda gli imprenditori. Ma procediamo con ordine.

Soldi sul conto corrente: cosa ne puoi fare?

Se è vero che nel conto corrente ci sono soldi tuoi e, in linea teorica, dovresti essere libero di farne quello che vuoi, ivi compreso prelevarli nella misura e nei tempi che preferisci, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li salva da questo regime [1]), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate al fisco, quest’ultimo (o meglio, l’Agenzia delle Entrate) può presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in nero. Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti. La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non ha salvato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente (di norma ritenuto sempre al riparo dai sospetti dell’Agenzia delle Entrate). La giurisprudenza, infatti, ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Sicché è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell’impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento.

Si tratta, ovviamente, solo di una «presunzione» contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non sempre facile da raggiungere atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari. Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le pezze giustificative dell’impiego di consistenti somme di denaro.

La nuova norma

La nuova norma vuole imporre un limite numerico per le presunzioni sui prelievi degli imprenditori e imprese: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro. Viene così integralmente riscritta la norma [2] in base alla quale i prelievi possono costituire “compensi”. Il legislatore interviene affermando come la norma in questione potrà operare al ricorrere di un requisito «numerico»: la presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di «franchigia» entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l’eccedenza rispetto alle stesse.

La presunzione legale continuerà, quindi, ad operare soltanto per le somme che superano tali importi, in relazione alle quali si ritiene resti possibile fornire la prova contraria dimostrando «la loro coerenza con il tenore di vita rapportato al volume d’affari dichiarato».

 

[1] C. Cost. sent. n. 228/2014.

[2] Art. 32, comma 1, n. 2) del dpr 600/73.

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