MALTA 3Q 2015 GDP +8% nominal, + 5,4% real

MALTA 3Q 2015 GDP +8% nominal, + 5,4% real

Malta a gonfie vele, PIL 3 Trimestre + 8%, il meglio in Europa (e nel mondo)

Strong economic growth underpinned by significant investment

Think and act  to MALTA with MALTAway

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Official figures show that in the third quarter of 2015, the Maltese economy continued to register robust growth, with a GDP growth of 5.4 per cent in real terms and 8.0 per cent in nominal terms. The rate is the highest rate in the Eurozone, surpassing its average of 1.6 per cent.

More importantly, official figures show that economic growth was broad based. Indeed, during the first three quarters, particularly strong increases were registered in the professional, scientific and technical sector and administration and support activities (17.5 per cent) and the financial and insurance sector (11.7 per cent). Other notable private sector increases were also recorded in real estate activities and wholesale and retail trade and accommodation and food service activities. The very strong growth in the service sectors more than compensated for the marginal decline in the manufacturing sector.

The increase in real GDP was underpinned by a considerable increase in investment which increased by 21.5 per cent during the first nine months of 2015 and consumer expenditure increasing by around 4.6 per cent. This remarkable growth in investment is in line with Government policy to reform pivotal sectors of our economy and to actively encourage the development of new growth sectors. Both will provide the foundation of further growth in the years to come. Exports of goods and services also increased by 2.5 per cent in the first three quarters of 2015.

Growth in Government expenditure during the first nine months was contained at 1.8 per cent while in the third quarter of this year, Government expenditure declined by 5.4 per cent in real terms when compared with the same period of 2014.

The benefits of this economic growth were not limited to investment and exports but were transmitted to firms and employees. Indeed, it is encouraging to note that profits, during the first three quarters of this year, increased by 11.5 per cent or €300.9 million while salaries in the form of compensation of employees increased by 4.7 per cent or €124.6 million.

Commenting on these results, Minister for Finance Edward Scicluna remarked: “Latest GDP figures released by NSO, confirm that the Maltese economy is registering strong and broad-based growth. This augurs well for the sustainability of our economic growth”.

http://www.financemalta.org/publications/articles-interviews/articles-and-interviews-detail/strong-economic-growth-underpinned-by-significant-investment

La marea del calo demografico impatta sull’economia mondiale con crescita dell’occupazione e salariale

L’ECONOMIA MONDIALE, PER COME LA CONOSCIAMO, STA PER ESSERE COMPLETAMENTE CAPOVOLTA

Lo ‘sweet spot’ demografico sta per svanire. Siamo sulla soglia di un’inversione demografica che sancirà la fine dell’egemonia delle imprese sul mondo del lavoro e colmerà le disuguaglianze che si son venute a creare nel corso degli anni.

MALTAway… business and investment advisory per Malta e per il mondo

I lavoratori di tutto il mondo stanno per ottenere la loro vendetta. I capitalisti dovranno accontentarsi di una fetta ridotta della torta.

Le potenti forze sociali che hanno invaso l’economia globale, garantendo negli ultimi quattro decenni manodopera in abbondanza, stanno improvvisamente invertendo il loro moto, sancendo la fine sia del super-ciclo deflazionistico che dell’epoca dei tassi d’interesse a zero.

“Siamo a un netto ‘punto di flesso’”, ha dichiarato il Prof. Charles Goodhart, Professore alla ‘London School of Economics’ ed ex alto funzionario della Banca d’Inghilterra.

La manodopera a buon mercato sta prosciugandosi e i ‘risparmi’ [1] diminuiscono. I tassi d’interesse reali saliranno dai livelli sottozero [attuali] a quelli della loro norma storica, pari al 2,75 : 3%, o addirittura superiori.

Secondo il Prof. Goodhart le implicazioni per i Titoli a lungo termine del Tesoro degli Stati Uniti stanno diventando inquietanti. L’intera struttura del mercato obbligazionario sarebbe basata su una falsa antropologia.

Il periodo a venire sarà caratterizzato dalla scarsità di manodopera e l’equilibrio di potere si sposterà dai ‘datori di lavoro’ ai lavoratori, spingendo verso l’alto i salari. La corrosiva disuguaglianza che si è accumulata nei paesi in tutto il mondo andrà quindi a colmarsi.

Dovesse aver ragione, a breve termine gli eventi screditeranno le pretese neo-marxiste di Thomas Piketty, l’economista e scrittore francese balzato alla celebrità lo scorso anno. Il suo improbabile bestseller – Capital in the Twenty-First Century [2] – afferma che nel corso del tempo la remunerazione del capitale è stata più rapida della crescita dell’economia portando, in un sistema di mercato senza alcun limite, ad un’ineluttabile maggior concentrazione della ricchezza.

“Piketty si è sbagliato”, ha dichiarato il Prof. Goodhart. In realtà è successo che, a partire dal 1970, il crollo del tasso di natalità, giunto ad una vita sempre più lunga, ha portato a uno ‘sweet spot’ [3] demografico. Un episodio una tantum che ha temporaneamente distorto l’economia del lavoro.

Il Prof. Goodhart e Manoj Pradhan [4] hanno sostenuto, in un articolo per la ‘Morgan Stanley’, che questo ‘sweet spot’ è stato reso ancora più ‘sweet’ dal crollo dell’Unione Sovietica e dallo spettacolare ingresso della Cina nel sistema commerciale globale.

Nel 1990 la schiera di lavoratori del ‘mondo sviluppato’ era composta da 685 milioni di persone. La Cina e l’Europa Orientale ne hanno aggiunto ulteriori 820 milioni, più che raddoppiando, in un batter d’occhio, i numeri in gioco.

“E’ stata la più grande scossa al mondo del lavoro che si sia mai vista. E’ l’evento che ha portato a 25 anni di stagnazione dei salari”, ha sostenuto il Prof. Goodhart, parlando a un forum organizzato dalla ‘Lombard Street Research’.

Sappiamo tutti cos’è successo. Le imprese si sono appropriate a buon mercato dell’’esercito di riserva’ del mondo. Le aziende americane che non avevano esse stesse delocalizzato gli impianti in Cina furono in grado di ‘giocarsi’ i salari cinesi contro quelli dei lavoratori statunitensi, speculando fortemente sul lavoro. I profitti netti delle aziende USA equivalgono ora al 10% del Pil, il doppio della media storica e il valore più alto del dopo-guerra.

La storia è stata più o meno la stessa in Europa. La Volkswagen minacciò apertamente di spostare la produzione in Polonia, nel 2004, a meno che i lavoratori tedeschi inghiottissero sia il ‘blocco dei salari’ che la maggiorazione delle ore lavorative, fatto che equivaleva a un taglio dei salari. La ‘IG Metall’ [sindacato metalmeccanico tedesco] s’inchinò amaramente all’inevitabile.

La manodopera a buon mercato spinse in basso i costi globali e i prezzi. La Cina aggravò gli effetti investendo massicciamente nelle fabbriche (con crediti agevolati), spingendo gli investimenti al 48% del Pil (un record mondiale) e inondando i mercati di merci a basso costo – prima vestiti, scarpe e mobili, poi acciaio, navi, prodotti chimici e pannelli solari.

Cullate dalla bassa inflazione dei prezzi al consumo, le Banche Centrali lasciarono fare, ‘allentando’ le politiche monetarie (molto prima della crisi della Lehman) che portarono a loro volta a dei tassi d’interesse reali sempre più bassi e a delle bolle speculative. I ricchi, al contempo, diventavano sempre più ricchi.

Tuttavia, quest’epoca è ormai passata alla storia. I salari in Cina non sono più a buon mercato, dopo essere saliti a un tasso medio annuo del 16% lungo tutto un decennio.

Anche lo yuan è sopravvalutato. Dalla metà del 2012, ovvero da quando il Giappone ha dato il via guerra valutaria in Asia, si è apprezzato del 22% in ‘termini commerciali ponderati’. La Panasonic, ad esempio, ha preferito trasferire la produzione dei ‘forni a microonde’ dalla Cina al Giappone.

Ma le cause alla base del periodo deflazionistico sono più profonde.

Il ‘tasso di fertilità mondiale’ è costantemente declinato. Le ‘nascite per donna’ sono passate dal 4,85 del 1970 al 2,43 di oggi – negli ultimi vent’anni c’è stato un crollo epocale in Asia Orientale.

Le ultime stime, in effetti, sono le seguenti: India (2,5), Francia (2,1), Stati Uniti (2,0), Regno Unito (1,9), Brasile (1,8), Russia e Canada (1,6), Cina (1,55), Spagna (1,5), Germania, Italia e Giappone (1,4), Polonia (1,3), Corea (1,25) e Singapore (0,8). Come regola generale, ci vogliono 2.1 ‘nascite per donna’ per mantenere la popolazione in equilibrio.

Il numero delle persone in età lavorativa [dal 1970] è aumentato notevolmente rispetto a quello dei bambini e, per un po’, a quello degli anziani. L’’indice di dipendenza’ [5] mondiale è sceso dallo 0,75 del 1970 allo 0,50 dello scorso anno. Quest’ultimo dato viene generalmente considerato come lo ‘sweet spot’ demografico.

“Siamo sulla soglia di un completo capovolgimento [dell’economia mondiale]. L’offerta di lavoro tenderà sempre più a scarseggiare. Le aziende nel corso degli anni hanno fatto un sacco di soldi … ma la vita non sarà più così accogliente per loro”, ha continuato il Prof. Goodhart.

Nei paesi ricchi l’’indice di dipendenza’ ha già toccato il fondo. Ora sta risalendo molto più velocemente di quanto non abbia fatto cadendo, quando i ‘baby boomers’ [nati fra il 1946 e il 1964] cominciarono ad andare in pensione e le persone a vivere molto più a lungo.

La Cina dovrà affrontare un duplice colpo, grazie agli effetti della politica del ‘figlio unico’: “E’ disastrosamente andata avanti per 15 anni di troppo”, ha sostenuto il Prof. Goodhart. La forza lavoro sta già diminuendo di 3 milioni di unità l’anno.

È opinione diffusa che la crisi demografica spingerà la deflazione ancor più in profondità, soprattutto perché è questo ciò che è successo in Giappone (probabilmente per ragioni particolari) quando, vent’anni fa, ha avuto inizio l’invecchiamento di massa.

Il documento di Goodhart, però, arriva a conclusioni opposte.

La sanità e i costi dell’invecchiamento porteranno a un’espansione fiscale, mentre la scarsità della manodopera innescherà una ‘guerra delle offerte’ a vantaggio dei lavoratori, il tutto condito da uno stato di latente guerra sociale tra le generazioni: “Stiamo tornando a un mondo inflazionistico”, egli ha concluso.

La Cina non inonderà più il mondo con il suo ‘risparmio in eccesso’ [1]. Gli anziani dovranno attingere alle loro riserve. Le aziende dovranno investire di nuovo in tecnologie labour-saving [automazione dei processi industriali], attingendo alle loro inutilizzate e segrete scorte di denaro.

Assisteremo a un rovesciamento di quelle forze che hanno spinto il ‘tasso di risparmio mondiale’ al record del 25% del Pil [globale], creando quell’ampio bacino di capitali che si è poi rovesciato nell’acquisto a valanga di assets in tutto il mondo, anche se l’economia globale continua a soffrire di depressione.

Il ‘tasso di equilibrio’ dell’interesse reale tornerà alla normalità e potremo smetterla di parlare di ‘stagnazione secolare’. Le Banche Centrali la smetteranno di preoccuparsi degli orrori della vita a ‘tasso zero” (Zero Lower Bound – ZLB) e in questo senso hanno già cominciato a muoversi.

La scorsa settimana l’economista-capo della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane, attraverso un inquietante discorso ha avvertito che, per quanto al momento si possa vedere, potremmo restare bloccati nella trappola del ‘tasso zero’, con poche armi a disposizione per combattere la prossima crisi. In generale, per raddrizzarsi una crisi richiede un taglio di 3 – 5 punti percentuali dei tassi d’interesse.

“Le Banche Centrali potrebbero trovarsi ad urtare contro il vincolo dello ‘ZLB’ su base ricorrente”, egli ha detto. La sua risposta, però, è un menù composto da un Quantitative Easing a tal punto esotico da sconfiggere per eterodossia finanche la Corbynomics [6].

Il Prof. Goodhart, invece, parte da un importante e diverso presupposto. Egli dubita che i robots possano sostituire i lavoratori così velocemente da compensare la carenza di manodopera, o che le nazioni invecchiate siano in grado di assorbire culturalmente immigrati a sufficienza per colmare il divario occupazionale, o che l’India o l’Africa abbiano le infrastrutture indispensabili per ripetere l’’effetto Cina’.

Il mondo non ha mai affrontato un’’epidemia da invecchiamento’ prima d’ora … e quindi siamo in acque inesplorate. Quello che è decisamente chiaro è che il decollo verticale del ‘tasso di dipendenza’ sta per distruggere tutte le nostre ipotesi economiche.

L’ultima volta che i ‘servi della gleba’ europei si trovarono improvvisamente ad essere fortemente richiesti fu nel periodo successivo alla ‘Morte Nera’, a metà del 14° secolo [7]. Si dice che quell’evento abbia posto fine al feudalesimo.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15615

Ambrose Evans-Pritchard

Fonte: http://www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/11882915/Deflation-supercyle-is-over-as-world-runs-out-of-workers.html

23.09.2015

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

 

[1] Risparmio Nazionale:si parte dalla definizione del Pil: Y = C + G + I + X – M + RNE, dove:

Y = Pil, Prodotto Interno Lordo

C = consumi (acquisti delle famiglie)

G = consumi collettivi (acquisti del Governo, cioè dello stato, del settore pubblico)

I = investimenti (acquisti di beni durevoli da parte delle imprese)

X= esportazioni (acquisti di beni e servizi da parte del resto del mondo)

M = importazioni (perché sono beni consumati nel paese, ma prodotti altrove, e che per questo motivo hanno prodotto reddito altrove)

RNE = redditi netti dall’estero, ovvero la differenza fra: a) i redditi percepiti dai ‘fattori residenti’ (capitale e lavoro) impiegati all’estero, e b) i redditi corrisposti ai ‘fattori esteri’ impiegati in Italia.

Si ottiene infine la definizione del Risparmio: S = Y – C – G, ovvero reddito nazionale meno i consumi nazionali privati e pubblici.

[2] Questo il link http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15442 alla ‘distruttiva’ recensione di Paul Krugman a ‘Capital in the Twenty-First Century’, proposta a metà Agosto da Come Don Chisciotte (3° brano).

[3] Lo ‘sweet spot’ è il ‘punto giusto’, ovvero il punto dell’attrezzo sportivo con cui è meglio colpire la palla. Più in dettaglio:http://www.thefreedictionary.com/sweet+spot

[4] Economista-capo presso la Morgan Stanley riguardo l’area CEEMEA, Central and Eastern Europe, the Middle East and Africa.

[5] Indice di Dipendenza Mondiale. Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_dipendenza.

[6] Per Corbynomics si intendono le soluzioni economiche proposte da Jeremy Corbin, neo-leader del Labour Party inglese.

[7] Per ‘Morte Nera’ si intende l’epidemia di ‘peste nera’ che uccise oltre 1/3 della popolazione europea.

Basic English Video: When to use “me”, “myself” and “I”

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Me, myself, and I. You may be tempted to use these words interchangeably, because they all refer to the same thing. But in fact, each one has a specific role in a sentence: ‘I’ is a subject pronoun, ‘me’ is an object pronoun, and ‘myself’ is a reflexive or intensive pronoun. Emma Bryce explains what each role reveals about where each word belongs.

MALTA low cost: ma quanto costa tagliarsi i capelli nel mondo?

Here’s how much it costs to get a haircut around the world

MALTA low cost: ma quanto costa tagliarsi i capelli nel mondo?

Come spesso accade Malta è fuori dal radar, ma i costi reali che vediamo qui con le rilevazioni di MALTAway, si collocano nella parte più bassa della classifica ma i risultati sono di ottimo livello

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La foto è di un amico di vecchia data che di haircut non ha certo la passione ma ch è ancora uno dei più grandi freeriders di tutti i tempi….big hugs Glen

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Unless you want to bring back the woolly-mammoth look, you’re probably going to get a haircut at some point in your life.

But if you’re searching for a good deal on your next trim, we recommend that you avoid getting your hair cut in Geneva or Zurich.

UBS analysts collected data on the prices of various services — such as haircuts — across major cities in the world and found that there’s a strong correlation between local wages and the prices of these services.

So cities like Zurich and Geneva, which saw the highest relative gross salaries, also saw the highest prices for services like haircuts.

That’s not the whole story, however, as there is another interesting angle to haircuts specifically: For the most part, women pay more than men for the “same” service. And that means a woman might end up paying more for a haircut in a relatively cheaper city than a man in a relatively more expensive city.

“In Jakarta and Hong Kong, women pay on average almost the same as men, whereas in Dublin and Cairo, the price for women is almost three times higher than for men. This imbalance is seen across the globe, with women’s haircuts costing on average 40% more than men’s. For the price of one women’s haircut in Oslo, men could afford to get their hair cut 18 times in Nairobi,” according to UBS chief economist Andreas Höfert.

We put together UBS’ data on haircut prices for men and women across cities. Check them out below:

women haircut (1)Andy Kiersz/Business Insider, data UBS

And here’s how much it costs to get your hair cut in major cities around the world if you’re a man.

men haircut (1)

http://www.businessinsider.com/how-expensive-haircuts-are-around-the-world-2015-9?utm_source=feedly&utm_medium=referral

Una corretta “stretta di mano” per 14 diversi paesi, a Malta li devi apprendere tutti perchè qui la diversità è una risorsa

Una corretta “stretta di mano” per 14 diversi paesi, a Malta li devi apprendere tutti perchè qui la diversità è una risorsa

La comprensione ed il rispetto delle differenze culturali per sviluppare da Malta il business nel mondo

http://www.businessinsider.com/how-to-properly-shake-hands-around-the-world-2015-3

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Un cittadino è tale quando non solo conosce i suoi diritti, ma anche li esercita.

David Thoreau  afferma che la Democrazia ” col diritto al mugugno” basta a chi ha mentalità accomodante , ma non si addice a uomini liberi. Un cittadino è tale quando non solo conosce i suoi diritti, ma anche li esercita.

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